Come tante cose che si ripetono nel mondo della scuola senza veramente capirle, è diventato un mantra di ogni teoria educativa che il compito della scuola deve essere quello non di riempire la testa di nozioni, quanto piuttosto di insegnare a pensare bene, con la propria testa, di insegnare il pensiero critico ( comunque declinato), l’arte del dubbio ecc. Ma cosa vuol dire questo in concreto?

Le narrazioni archetipiche funzionano sempre, perché sono già dentro di noi, perché ci spiegano con una logica elementare ciò che accade intorno a noi (spesso molto complesso) in modo semplice e comprensibile per noi; perché ci tranquillizzano, in quanto pensiamo di avere il “controllo” della situazione che ci mette a disagio (viviamo un disagio- qualcuno ci spiega cosa sta succedendo- di chi è la colpa; ed abbiamo qualcuno che sta lavorando per proteggerci e che dobbiamo aiutare in qualche modo, anche solo sostenendolo); perché ci mettono a disposizione emozioni e giudizi chiari su come valutare i fatti e i personaggi (a seconda del ruolo che interpretano).

Un dibattito su Facebook a dir poco “allucinante” (che non riporto per carità di popolo). L’argomento del dibattito: come insegnare a ragionare agli adolescenti che, ovviamente, non lo sanno più fare. Una serie di interventi di insegnanti che non sanno di cosa parlano: l’uso stesso di un armamentario concettuale vago se non impreciso, lo dimostra. Insegnanti che sragionano, incapaci di analizzare un problema in modo “razionale”, e che rendono evidente come gli studenti che abbiamo, con le loro difficoltà cognitive e di metodo, sono figli dei loro Maestri.

Quando dobbiamo prendere posizione o decidere cosa pensare o fare abbiamo bisogno di qualcosa di diverso dal, o di più del, semplice “ragionare”. Chi riflette, chi medita saggia, tenta ipotesi, ne deriva conseguenze, ne valuta i pro e i contro, ritorna indietro; cerca evidenze e contro-evidenze, immagina obiezioni, le esamina, le confuta; subisce il fascino delle analogie, le insegue e così via. La riflessione è un andirivieni, che assomiglia al percorso labirintico o a un nodo autostradale; il ragionamento svolto è un percorso lineare e obbligato, come una strada ferrata: una volta che hai messo il treno sui binari, attivando gli scambi giusti (regole inferenziali) arrivi a destinazione.