La prevalenza del pensiero ‘pigro’

Io credo che il nostro sia il tempo della “pigrizia intellettuale”! La prevalenza del “pigro” (piuttosto che del “cretino”, per citare un vecchio libro di Fruttero e Lucentini).

Ci affidiamo a “modelli” quali che siano per evitarci la fatica di pensare con la nostra testa, e questo non solo perché non abbiamo più gli strumenti di analisi (quali strumenti di analisi logica avevano le generazioni precedenti che oggi non abbiamo?), ma perché fa parte della nostra natura di animali “qualche volta razionali”!

Non dimentichiamo il terribile e tragico Novecento, un esempio di come anche in tempi di silenzio, di lentezza e di carenza informativa masse di uomini, dominate dalle loro passioni, da paure, timori, odi nazionalistici e razziali si sono accodate alle aberranti dottrine di dittatori e bande di criminali di tutte le risme!

La Rete, i Social stanno, certo, ampliando e rendendo più pericolosi i deficit, le debolezze e i cortocircuiti del nostro apparato cognitivo, ma, va ricordato, che prima della Rete e dei Social c’erano (e ci sono ancora, per la verità) le Religioni, le Superstizioni, le Ideologie politiche. Se non teniamo conto di questo fatto ci è difficile comprendere la battaglia culturale dell’Illuminismo, per esempio.

La pigrizia intellettuale è il male del nostro tempo, non perché prima non ci fosse, ma perché oggi la vezzeggiamo e la coltiviamo giustificandola (i politici che giustificano e rilanciano i nostri pregiudizi e le nostre opinioni di pancia); perché non ci ribelliamo nelle scuole, nei giornali, nella società. Diamo un cattivo esempio ai giovani e pretendiamo da loro quello che noi non pretendiamo da noi stessi (vedi l’atteggiamento di supina accettazione dell‘incompetenza, dei ragionamenti sparati a caso, delle bufale in campagna elettorale)!

E’ vero che bisogna dare una scrollata ai nostri giovani, ma nel senso di risvegliarli dai pericoli della pigrizia intellettuale, dall’accettazione acritica di quanto viene affermato, asserito, riportato come un “fatto” e che viene creduto solo perché riportato in televisione o in Rete.

Dopo di che, naturalmente, non basta sollecitarli a risvegliare il loro “senso critico”, è anche giusto e doveroso fornire ai giovani gli strumenti per poterlo fare! In questo senso, è la Scuola che deve fare qualcosa di più e di diverso, ed in questo sono d’accordo con Ermanno Bencivenga (La scomparsa del pensiero). Negli Orientamenti sull’insegnamento della Filosofia  c’è un’apertura in questo senso, vedremo a cosa porterà.

Metterli di fronte ai rischi della “pigrizia” intellettuale, chiedere che ragionino e pretendere che lo facciano è l’unica strada, ma bisogna farlo dando loro strumenti di analisi, di sintesi, di valutazione delle informazioni e dei ragionamenti. In una parola, occorre dare loro quelle abilità che ricadono nella pratica del Critical Thinking e dell’educazione civica digitale.

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