Perché è bene studiare la storia delle idee

Lo studio della storia ha proprio come obiettivo l’allentamento della presa del passato su di noi. Ci consente di volgere la nostra testa da una parte dall’altra e cominciare a notare potenzialità che i nostri antenati non potevano o non volevano immaginare. Osservando l’accidentale catena di eventi che ci ha condotti fin qui ci rendiamo conto di come hanno preso forma i nostri pensieri e sogni più intensi -e possiamo iniziare a pensare e sognare in modo differente. Studiare la storia non ci dirà che cosa scegliere almeno ci metterà nelle condizioni di scegliere tra più opzioni.

(Y.N. Harari)

La nostra visione corrente del mondo è impregnata di idee pre-scientifiche e di idee figlie della visione scientifica del mondo mescolate in uno strano e caotico miscuglio, frutto di un dibattito durato secoli. Le stesse idee che oggi fanno parte della nostra corrente visione liberale del mondo (parlo del mondo occidentale) nelle società democratico-capitalistiche sono il frutto di un lungo processo di riflessione e di discussione sul ‘senso’ da dare al (o da trovare nel) mondo e a (in) noi stessi. 

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Molte di queste idee sono diventate talmente ‘consuete’ e familiari da essere considerate come ‘naturali’, scontate, evidenti per sé. Esse, invece, non hanno niente di naturale e scontato, sono state ‘scelte’ e/o si sono affermate vincendo, in una sorta di evoluzionistica ‘lotta per la vita’, su altre idee, considerate altrettanto evidenti e scontate nei secoli passati. 

Nulla ci dice che queste idee siano le migliori possibili, né che non possano ancora tornare ad essere messe in discussione (pensiamo all’attacco ai valori delle società liberali che proviene da idee politiche improntate a un ritorno all’autoritarismo e al sovranismo), né che saranno ancora considerate valide fra cento anni.

La storia della filosofia ci offre la possibilità di seguire il cammino che molte di queste idee hanno fatto (nella testa e nelle azioni di uomini che che le hanno partorite, difese e diffuse), evolvendosi, confliggendo con altre idee fino ad assumere la forma che hanno adesso.

Ora, le idee, per poter essere accettate e averla vinta sulle altre con le quali entrano in competizione, devono presentarsi armate di prove e ragioni. Tuttavia, una volta vinta la sfida e diventate ‘senso comune’, spesso, queste ‘ragioni,’ per cui sono state accettate e prese per buone, si perdono di vista, (perché si sono dimenticate o perché non si sono mai veramente conosciute). Accade così che ci troviamo a credere in, e di ripetere (senza veramente comprendere) opinioni, principi, teorie ecc. che non abbiamo mai veramente assimilato, perché non ne conosciamo le buone ragioni che le hanno resi ‘vincenti’, ma che potremmo, oggi, non trovare più tali, alla luce di ciò che ‘oggi’ sappiamo o che crediamo.

Nasciamo e ci tocca di vivere in un tempo e in uno spazio in cui esiste una visione del mondo dominante fatta di opinioni, valori, principi, credenze che ci sembrano ‘naturali’ ed evidenti per sé. Conoscere che sono esistiti tempi e luoghi in cui dominavano visioni del mondo altre e alternative e non necessariamente sbagliate (in una visione ingenuamente ‘progressiva’ della storia umana, per cui ciò che si è creduto nel passato era ‘errore’ e ciò che oggi crediamo e in cui crediamo ‘verità’) apre la mente alla possibilità che anche ciò che oggi crediamo possa un giorno essere messo in discussione e diventare ‘errore’. Questa presa di consapevolezza ci rende ‘vigili’ ed ‘esigenti’: vigili sull’accettare in modo ‘acritico’ ciò che ci viene proposto di credere; esigenti nel richiedere prove e ragioni per ‘credere’ ciò che ci si propone di credere. È quello che i filosofi hanno sempre fatto: fare domande scomode che rompono l’incantesimo dell’ “è sempre stato così e così dev’essere”. Basta un semplice “Perché?” per destabilizzare il mondo di certezze in cui viviamo.

Naturalmente, non si può pretendere (come pure, ingenuamente, il giovane Cartesio aveva preteso da sé stesso) di sospendere il giudizio su tutto, fino a quando non lo si sarà esaminato in prima persona, per la semplice ragione che nessuno ha il tempo, la necessità, né le competenze per sobbarcarsi questo immane compito. Esiste il progresso della conoscenza e ci fidiamo della Scienza. L’umanità si è posta domande su cosa credere, cosa ha valore, cosa desiderare o sperare e ha dato le sue risposte che ci hanno portato fin qui. Non è detto che queste risposte siano quelle ‘definitive’ e non è detto che ci possano soddisfare in pieno, ma sono un punto di partenza per chiunque voglia andare avanti. Conoscerle queste idee, conoscere da dove siamo partiti e il modo in cui siamo arrivati a questo punto è il modo migliore per servire la nostra umana intelligenza e vivere in modo consapevole e ‘critico’ il nostro tempo, preparandoci alle sfide future.

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