Un’idea innovativa, anzi rivoluzionaria: “torniamo indietro”

Sul ‘Manifesto per la nuova scuola”

Avevo deciso di non scrivere per un po’ di scuola. Le polemiche sulla Dad, sulla scuola  a distanza o in presenza non mi appassionano più. 

Poi mi capita di imbattermi nell’ennesimo manifesto ( #Bruno Santoro, mannaggia a te!) e i buoni propositi vanno a farsi benedire.

Parlo del Manifesto per la nuova scuola appena sfornato.

Dopo averlo letto sono stato assalito da un dilemma, lontanamente, morettiano (“mi si nota di più se non vado o se vado?”): si nota di più se ne parlo o se non ne parlo? Magari, se non se ne parla, mi sono detto, nessuno se ne accorge; e, in effetti, sui Social di insegnanti che seguo, non ho visto dibattiti in merito.

Poi, mi accorgo che ne ha parlato la Tecnica della scuola [https://www.tecnicadellascuola.it/un-manifesto-per-la-nuova-scuola] in termini quasi enfatici:

Il gruppo La nostra scuola, costituito da insegnanti di tutta Italia, ha elaborato una proposta organica e coerente per il rilancio culturale della Scuola pubblica, intitolata Manifesto per la nuova Scuola, che è già stata sottoscritta da intellettuali come Alessandro Barbero, Tomaso Montanari e Filippomaria Pontani, dai gruppi Scuola Bene Comune e Teachers for Future Italia e da diverse centinaia di colleghi. (grassetto mio) 

E, allora, ho pensato che, oramai, la frittata era fatta.

Ed eccomi così a commentare l’ennesimo ‘manifesto’ (in Italia se ne sforna uno ogni tre/quattro mesi).

Photo by Max Fischer on Pexels.com

La proposta degli ‘innovatori’ è quella di rinnovare la scuola riportandola alla sua missione originaria: la conoscenza e la trasmissione del sapere per formare cittadini liberi e consapevoli, e dare sostanza alla democrazia. 

Per svolgere il compito che le è affidata dalla Costituzione, la scuola pubblica deve essere incentrata sulla conoscenza e sulla trasmissione del sapere, oltre che sul rispetto delle esigenze psico-fisiche di crescita dei giovanissimi.  Solo attraverso il confronto con i contenuti culturali, la loro elaborazione e acquisizione – a partire da un’approfondita e reale alfabetizzazione – gli studenti potranno diventare cittadini liberi e consapevoli, in grado di contribuire a un autentico progresso della società. Senza l’istruzione delle nuove generazioni, la stessa democrazia è svuotata di sostanza.

Affermazioni tanto perentorie quanto banali e vacue nella loro vaghezza: quali contenuti culturali? insegnati e appresi con quali metodi?

E ancora, ma quale scuola delle ‘competenze!

L’idea che la scuola possa essere incentrata sulla semplice acquisizione di “competenze” è profondamente sbagliata, sia perché applica a un ambito, quello scolastico, categorie nate in tutt’altro ambito, quello cioè dell’azienda e della produttività lavorativa, sia perché esclude appunto la dimensione integralmente umana, centrale nella scuola e nei processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita.

Insomma, intanto insegniamo contenuti disciplinari, i risultati li vedremo in un futuro più o meno lontano visti i “processi lunghi e non lineari dell’apprendimento e della crescita”.

Non potevano, poi, mancare i soliti strali contro le tecnologie digitali, il didattichese (non ben inteso neanche da loro, figurarsi da chi legge!), le mode didattiche, l’insegnante ridotto a burocrate certificatore.  Insomma, il solito repertorio dei ‘passatisti’, della bella scuola de ‘na volta, rovinata dagli ‘innovatori’È uno dei punti più confusi del Manifesto.

Le tecnologie digitali? Solo mezzi per condividere contenuti (condivisione “ che è continua attività dell’intelligenza, attualizzazione e rielaborazione critica delle conoscenze guidata dall’insegnante” ????). Pericolose se usate in modo ‘pervasivo’, e figurati!

In questo contesto non poteva mancare il solito attacco alla Dad, che risparmio ai miei lettori.

La scuola è degli insegnanti disciplinaristi, formati ad una ‘conoscenza approfondita e di prima mano dei contenuti disciplinari’. Il loro compito è insegnare le loro discipline e non occuparsi di altro che di questo.

Per il resto, devono affidarsi agli ‘sportelli di ascolto’ o a fantomatici ‘gruppi dedicati’ (?) ‘per esaminare le dinamiche su cui si fonda il rapporto educativo e per poter sciogliere, dove occorra, eventuali nodi relazionali.’ Cioè?

Le riforme devono passare per un coinvolgimento dei docenti, assieme a quello, tra altri, degli ‘psicanalisti’ (degli ‘psicanalisti’?). Cosa che negli ultimi ‘vent’anni’ non è avvenuto; mentre, invece, al Miur hanno brigato assieme ad associazioni private come l’Anp o l’Invalsi (niente sindacati di categoria?) “che rappresentano e perseguono, appunto, interessi privati”.

Ed ecco la grande ‘innovazione’: “restituire centralità all’ora di lezione disciplinare, un’ora squalificata e messa ai margini da una serie di attività che ne snaturano la funzione e la rendono un’attività residuale. Se davvero si vuole recuperare il tempo perduto, occorre eliminare ciò che non è apprendimento e insegnamento”. In quest’ora di lezione disciplinare sembra che avvengano cose ‘magiche’….

Eliminare tutto quello che distrae l’insegnante dall’unica cosa che conta: “dedicarsi esclusivamente all’insegnamento” e a mare tutto il resto (come direbbe Guccini).

Negli ultimi due punti la confusione è ‘magna’. 

L’autonomia scolastica è ‘fallimentare’ perché avrebbe reso le scuole “para-aziende in concorrenza tra loro, in inutili progettifici, centri di potere e proliferazione burocratica” distogliendole dall’ “unica attività che la scuola è chiamata a compiere, quella … di istruire ed educare”.

Infine, l’eterna richiesta della riduzione del numero di studenti per classe,  evitando agli insegnanti di “lavorare in classi sovraffollate in cui sono presenti fino a trenta/trentacinque studenti.” (sic!)

Il Manifesto si chiude con una ‘perla’ finale:

C’è inoltre da smontare subito quella che, nel migliore dei casi, può essere considerata un’ingenua illusione, l’idea cioè che gli strumenti digitali permettano agli insegnanti di seguire un numero ancora maggiore di studenti, magari attraverso la produzione di video da mostrare in lezione asincrona. È vero esattamente il contrario: la “didattica a distanza”, largamente inefficace con le persone in crescita, visto che per bambini e adolescenti non esiste apprendimento che non passi per la relazione e per continui feedback verbali e non verbali, richiederebbe semmai un rapporto uno a uno tra studenti e insegnanti, per poter avere una sia pur limitatissima validità. (grassetto mio)

Direi che gli riesce facile ‘smontare’ una tale sciocchezza (vorrei sapere sostenuta da chi).

***

Cosa ci sia di ‘organico e di coerente’ in questa proposta lo sanno solo quelli della Tecnica della scuola.

Questa idea di ‘rinnovare’ la scuola, tornando indietro, è molto ‘innovativa’, direi, anzi, persino ‘rivoluzionaria’. 

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