“Slow thinking” – Pensare per gradi

Le ragioni del pensiero lento

Critical & Slow Thinking

Ho trovato questa bellissima espressione nel ricco e interessante manuale di scrittura argomentativa di D’Aversano e Grilli.

Parafrasando lo slogan dell’Arci Gola, che mette alla base del suo progetto di cultura alimentare il concetto di «slow food», contrapposto a quello di «fast food», di cibo preparato e consumato in fretta, senza cura e senza gusto, lo slogan del programma che vi proponiamo potrebbe essere «slow thinking» cioè «pensare lentamente» o, più precisamente, «pensare per gradi»: prendersela comoda mentre si pensa, non avere fretta di formarsi un’opinione o di arrivare a una conclusione, ma dedicare invece cura e attenzione a ogni aspetto e ad ogni momento del pensiero. Esattamente come possiamo scegliere in che modo mangiare, se cose sane e gustose o roba cattiva che ci fa male, così possiamo scegliere come pensare. E, esattamente come il modo di mangiare, anche il modo di pensare ha un’enorme influenza sulla nostra vita; quanto grande e di che natura sia questa influenza vi diventerà sempre più chiaro man mano che proseguiremo il nostro discorso. ( D’Aversano C., Grilli A., La scrittura argomentativa, Le Monnier, 2005, p.18)

L’esortazione al pensiero lento o graduale si inserisce all’interno di un percorso di formazione alla scrittura argomentativa.

Imparare ad analizzare i propri pensieri generici, le opinioni non meditate, le ‘impressioni’ generiche, i propri ‘giudizi’ avventati (nel senso di non ponderati) e “scomporre le impressioni generali nelle singole osservazioni da cui hanno avuto origine” è fondamentale, dicono D’aversano e Grilli, per uscire dalla ‘vaghezza’ e per riuscire a comunicare meglio.

È solo una delle regole del “pensare per gradi”. Un’altra regola preziosa riguarda i ‘principi inferenziali’ quei principi che prendiamo dalla nostra esperienza del mondo, da ciò che sappiamo di come funziona il mondo (connessioni causali, regolarità psicologiche, principi di buon senso (luoghi comuni, ecc.), da ciò che crediamo intorno a come funziona il mondo (le visioni del mondo) e grazie a cui le nostre osservazioni prendono un significato: 

Torno a casa, vedo la macchina di mia moglie sul vialetto, sento voci in cucina, concludo che è tornata a casa dal lavoro.

Per passare dalle osservazioni alla conclusione ho fatto riferimento a dei “principi inferenziali” (banali, se volete), che fanno riferimento al modo in cui funziona il mondo (le macchine delle mogli non si spostano da sole e la mattina la usa, in genere, per andare al lavoro;  se si sentono delle voci, deve esserci qualcuno che parla, ecc.).

Bene, la regola dice che occorrerebbe sempre esplicitare i ‘principi inferenziali’ che motivano le nostre inferenze. 

Leggendo questi consigli, mi sono ricordato che qualcosa di simile avevo scritto anche  io, parlando di ‘pensiero critico’ e dandone questa definizione:

L’aggettivo “critico” attaccato al sostantivo “Pensiero” sta ad indicare, come si può intuire, una forma di pensiero “lento”, meditato, riflessivo, attivo, razionale che si contrappone al pensiero “veloce”, intuitivo, immediato, emotivo, irriflessivo, irrazionale e passivo. In breve, essere pensatori critici comporta il fermarsi prima di dare un giudizio o prendere una decisione ed esaminare razionalmente prove, evidenze, ragioni, pro e contro linee di azione; il pensare a ipotesi e possibili linee di azione alternative e, infine, valutarle.

Ecco il ‘pensiero critico’ è una forma di ‘slow thinking’ di pensare per gradi, che si esercita sia nell’interpretazione di ciò che osserviamo, nel dare una significato alle nostre ‘osservazioni’; sia nell’analisi delle nostre ‘impressioni’: che sono opinioni, che sono giudizi, che sono inferenze (conclusioni a cui ‘saltiamo’,  senza avere seguito la ‘via lunga’ del ragionamento analitico); ma anche nell’analisi delle nostre inferenze coscienti.

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