Pensare con le mappe

Ausili per la mente

Parliamo, parliamo, parliamo, ma quanto parliamo? Tante parole sprecate, spesso, per dire poche cose, qualche volta banali, ma ammantate di tante parole belle, croccanti fruscianti, emozionanti, ma vuote.

Immaginate la descrizione di un percorso cittadino di un turista entusiasta o di uno scrittore che descrive quel percorso per arrivare da un luogo A ad un luogo B, riempiendolo di tutte le impressioni suscitate in lui dagli edifici visti, i giochi di luce sulle facciate, gli scorci agli incroci…. Bellissimo, emozionale, e magari fa venire voglia di andarci in quel posto ; ma per me che voglio sapere qual è la via più breve per arrivare da A a B del tutto inutile o poco funzionale. Per me che devo arrivare da A a B perdermi in pagine e pagine di parole, descrizioni, sensazioni, emozioni non è utile e non è funzionale: meglio una triste e banale mappa.

Immergersi in un bosco di parole senza sapere dove si sta andando, magari lasciandosi guidare dalla curiosità, dalla bellezza di uno scorcio, dalla gradevolezza di un’immagine, dall’emozione di un pensiero condiviso è bello, può essere piacevole, ma spesso ci perdiamo. 

Immaginate due persone che devono scegliere cosa gli può essere utile di un certo insieme di oggetti di cui qualcuno si vuole disfare. Al primo gli si apre la porta di un magazzino e gli si mettono davanti gli oggetti bene ordinati in uno scaffale, e il fortunato sceglierà quello che fra quegli oggetti gli può essere utile. Al secondo gli si apre la porta di un magazzino in cui, oltre agli oggetti tra cui scegliere, c’è un mare di altra roba inutile.

Spesso nei nostri testi in prosa ci troviamo nella condizione dello sfortunato sceglitore: dobbiamo andare a cercare tra le tante cose inutili, curiose, magari anche piacevoli, le poche cose veramente utili o interessanti per noi.

Quanto spesso diciamo di un articolo/di una pagina, di un discorso: bello, mi è piaciuto, perché le parole che abbiamo letto, sentito hanno risuonato dentro di noi, facendo vibrare le stesse corde!

Da qualche parte, tempo fa, ho letto la testimonianza di un vecchio signore che aveva avuto la ventura di sentire un discorso di Hitler tenuto in una birreria di Monaco dove si riunivano i suoi accoliti. Il testimone raccontava dell’emozione provata, di quanto si fosse sentito trascinare, mentre ascoltava l’oratore. Poi proseguiva, dicendo dello stupore provato, l’indomani, quando aveva letto la trascrizione del discorso tenuto da Hitler la sera prima. La magia era finita e quello che rimaneva era un mucchio di banalità prive di senso.


Qualche anno fa ho scritto un articolo sulle mappe per argomentare che ha fatto migliaia di visualizzazioni e che ancora oggetto di attenzione, segno di un certo interesse intorno a questo tema.

Era uno dei primo articoli in cui in Italia si parlava di questo strumento, nato nel mondo anglosassone e sempre più diffuso. Da allora, ho fatto corsi, scritto manuali, fatto webinar sull’argomento. Ho letto, discusso e riflettuto, e penso che sia arrivato il momento di aggiornare quanto esposto in quell’articolo con alcune idee che ho maturato negli ultimi tempi sul tema del mapping (argomentativo e non).

Mappe Monde Carte Universelle de la Terre Dressee Sur les Relations les plus nouvelles | Own work : https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Koa-public&action=edit&redlink=1

Il mapping

Il mapping (cioè la tecnica di realizzare mappe) è una pratica tanto nota, quanto poco compresa nella sua logica, nei suoi fondamenti cognitivi e nelle sue possibilità d’uso.

Una delle ragioni è il cattivo uso che se ne è fatto nel mondo educativo (i libri di scuola sono pieni di pessime mappe concettuali, e pessimissime mappe argomentative); un’altra la cattiva pubblicità di quei venditori di metodi miracolosi per potenziare la memoria, velocizzare lo studio ecc., che spacciano il mapping (in particolare le mappe mentali), come il dottor Dulcamara di donizettiana memoria con il suo elisir d’amore; un’altra ragione la vedo nell’avere associato malamente l’uso delle mappe concettuali ai deficit di apprendimento, dovuti a dislessia e altro (cosa che ha fatto passare l’idea che l’uso delle mappe non sia utile a chi questi problemi non ha). E dico le primissime cose che mi vengono alla mente.

Il mapping è, invece, una tecnica potente per aiutare la memoria, per sostenere lo sforzo cognitivo della mente nell’affrontare prestazioni complesse (ragionare, argomentare, risolvere problemi, analizzare, comprendere, inventare), per comunicare in modo efficace ed efficiente. 

Il termine mappa lo sostituirò con “strumenti per rappresentare, comunicare e sostenere il pensiero”

Tutti abbiamo una certa familiarità con mappe di tutti i tipi, tanto che ormai non le ‘vediamo’ manco più, e non portiamo alla coscienza quanto siano ‘potenti’ (se fatte bene) nel comunicare in pochi tratti una notevole quantità di informazione che, scritte in prosa, prenderebbero paginate.

Photo by Andrew Neel on Pexels.com

Come ci riescono? Il principio è per tutte lo stesso: rappresentare graficamente (in un’immagine o in un diagramma) una realtà in maniera semplificata in base ad una Regola o Criterio. 

Sotto questa definizione generica potremmo, forse, far ricadere tutte le tipologie di mappe. Ogni mappa è funzionale ad un’esigenza’, ad un obiettivo di ‘conoscenza’, risponde, insomma, ad una domanda focale.

In questo senso, una mappa permette di sintetizzare una notevole quantità di informazioni e di comunicarli in modo efficace ed economico.

Una mappa risponde alla necessità di focalizzare l’attenzione solo su ciò che interessa, facendolo emergere da ciò che non è importante in quel momento; risponde anche alla necessità di evitare la  prolissità della comunicazione in prosa.

Prendo questo esempio da un bell’articolo di Paul Monk e Tim van Gelder [ENHANCING OUR GRASP OF COMPLEX ARGUMENTS, Austhink Consulting, 2009] in cui i due autori raffrontano il modo di veicolare le informazioni in un testo in prosa e attraverso una mappa.

Si tratta della descrizione di una zona di Londra:

Pentonville Road va da est a ovest, poi si trasforma in City Road, che arriva a un incrocio a T dove East Road incontra Moorgate City Road. Da Pentonville Road verso sud c’è prima Gray’s Inn Road e poi King’s Cross Road, che diventa Farringdon Road dopo l’incrocio con Clerkenwell Road. Dove Pentonville Road diventa City Road, St. John’s Street corre verso sud. Andando lungo City Road, si incontra Goswell Road (che si trasforma in Aldersgate Street) e Bunhill Row che corre verso sud. Scendendo lungo Gray’s Inn Road, la prima intersezione è con Guildford Street, che continua fino all’incrocio a T con King’s Cross Road. La prossima intersezione, continuando su Gray’s Inn Road, è con Theobald’s Rd, che a quel punto si trasforma in Clerkenwell Road, anche se si potrebbe deviare a NE lungo Rosebery Avenue che attraversa King’s Cross Road prima di unirsi a St. John’s Street vicino all’incrocio di Pentonville Road e City road. Gray’s Inn Road termina a High Holborn, una grande strada E-W che, andando verso est, si trasforma in Newgate Street e poi in Cheapside. La Cattedrale di St. Paul è tra Newgate Street e Fleet Street, che corre più o meno parallela a Newgate. Southhampton Row va verso sud intersecando Guildford Street, Theobald’s Road e High Holborn, dove diventa Kingsway, che continua verso sud fino ad un incrocio a T con la curva di Aldwych, che inizia e finisce su Fleet Street. Da Roseberry Road si può andare verso est lungo Lever Street, che attraversa St. John’s Street e Goswell Road prima di finire a Bunhill Row dove incontra City Road. Andando verso sud lungo St. John’s Road, si attraversa Lever Street e poi Clerkenwell Road. Anche Goswell Road attraversa Lever Street e Clerkenwell Road (che a quel punto diventa Old Street). Goswell Road diventa Aldersgate Street. Hatton Garden va tra Clerkenwell Road e High Holborn. Le strade che corrono verso sud da High Holborn sono Kingsway, Chancery Lane e Farringdon Road. Chancery Lane è una strada corta che finisce a Fleet Street. Fleet Street termina in una grande intersezione appena ad est di St. Aldersgate Street continua oltre il London Museum (che si trova all’angolo tra Alsdersgate e London Wall) fino a Newgate Street. Beech Street corre verso E da Aldersgate, trasformandosi in Chiswell Street prima di incontrare City Road. East Road corre verso sud, oltre l’incrocio con City Road, sopra Old Street e London Wall, dove diventa Moorgate Street.

Un gesto è meglio di tante parole, si dice spesso; anche un’immagine è meglio di tante parole, se in quell’immagine c’è tutto quello che mi serve per i miei scopi.

Ma a noi interessano le mappe che aiutano e sostengono la nostra attività cognitiva, per cui ritorno al tema.

Realizzare mappe per sostenere il pensiero e comunicare agli altri

In genere si parla di mappe concettuali, mentali, strutturali ecc. , in quanto strumenti di rappresentazione o visualizzazione grafica della conoscenza, posto che rappresentano e visualizzano in un’immagine (diagramma) informazioni o concetti. Cosa che tra l’altro rende utilizzabile il termine ‘mappa’ per questo.

Tuttavia il mapping è molto più di questo. Il termine mappa sta stretto e, per certi aspetti, è fuorviante. 

La realizzazione di una ‘mappa’ richiede alla nostra mente di concentrarsi su ciò che conta, di focalizzare l’attenzione sui pensieri (idee, inferenze) o sulle informazioni che interessano, facendoli emergere dal rumore di fondo dell’inessenziale; di strutturarle per renderli più facilmente comprensibili e memorizzabili; di condividerli in maniera più efficace ed efficiente con gli altri; di permetterne il controllo (anche intersoggettivo).

La tecnica del mapping mette in azione le facoltà cognitive superiori (analisi, sintesi, rielaborazione, creatività, problem solving) finalizzate alla chiarezza concettuale e di pensiero, alla comprensione analitica, all’analisi critica, alla soluzione. 

A condizione, però (e questo le distingue dalle mappe di altro tipo) che ciascuno faccia le mappe in prima persona. Le mappe realizzate da altri possono al più essere considerate come uno strumento di condivisione di pensieri, informazioni strutturate e argomentazioni a fini di collaborazione, di stimolo o di controllo intersoggettivo.

Insomma, con queste limitazioni, il Mapping fornisce un vero e proprio pacchetto di metodi per pensare in maniera finalizzata, memorizzare, argomentare, ragionare, deliberare, analizzare criticamente. 

Una mappa per ogni tipo di pensiero

Non tutte le mappe sono uguali. Esistono molti tipi di mappe. Ogni tipo di mappa serve ad uno scopo cognitivo diverso e serve un’attività della nostra mente diversa: concettualizzare, memorizzare, farsi venire delle idee, ragionare, argomentare, deliberare, analizzare criticamente.

In base alle diverse funzioni cognitive cui rispondono possiamo distinguere le mappe concettuali, le mappe mentali  (le mappe strutturali sono solo una sintesi dei due tipi), le mappa di ragionamento, le mappe di argomento, le mappe deliberative, le mappe analitiche.

Nei miei prossimi post mi occuperò di ciascuna di queste tipologie di mappe e dei software per realizzarle.

Intanto chi volesse familiarizzarsi con l’argomento può leggere la pagina che Franco Mattarella ha dedicato alle mappe concettuali, mentali e argomentative sul suo bel sito sul pensiero critico:

https://www.pensierocritico.eu/mappe%20mentali%20concettuali%20cognitive.html

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