Tutti ragioniamo, ma con un aiutino potremmo farlo meglio

Insegnare a ragionare con le ‘reasoning maps’ (mappe di ragionamento)

1. Il pensiero riflessivo

Se avessimo un’intuizione immediata del mondo e di tutto ciò che vi accade, non avremmo bisogno di ragionare. Così, per esempio, non abbiamo bisogno di ragionare per sapere se è mattina, pomeriggio o sera, ci basta guardare fuori dalla finestra, oppure l’orologio; non abbiamo bisogno di ragionare per sapere che in questo momento stiamo leggendo; non abbiamo bisogno di ragionare per sapere se in questo momento sentiamo caldo o freddo, fame o sazietà.

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Purtroppo per noi, ciò che possiamo conoscere con immediatezza (ciò che ci appare come evidente), è poco, e anche incerto. I nostri sensi sono limitati e non sempre attendibili. Pensiamo di vedere un bastone spezzato immerso in una bacinella e invece è solo un’illusione ottica.

Anche ciò che possiamo dire di sapere con certezza è limitato (non sappiamo tutto e, se anche lo sapessimo, non sapremmo ciò che ancora non si è realizzato) e anche questo non sempre è attendibile; inoltre non sempre cogliamo subito e consapevolmente tutte le implicazioni possibili delle nostre credenze. Possiamo credere in un Dio onnipotente, onnisciente ecc. e non accorgerci che questa credenza comporta un qualche problema per la nostra credenza nel libero arbitrio.

Per vivere la nostra vita abbiamo, perciò, bisogno di qualcosa che ci permetta di estendere le nostre conoscenze, di esplicarle, di controllarle, di fare previsioni: abbiamo bisogno, cioè, di pensare, e in particolare, di “ragionare”.

1.1 Risolvere problemi

Tutti noi, continuamente, in ogni momento della nostra giornata, facciamo inferenze, e, quindi, in un certo senso, ragioniamo. Ragioniamo quando traiamo la conclusione che c’è qualcuno alla porta, perché hanno bussato. Ragioniamo quando tentiamo di risolvere un indovinello o un problema di matematica casalinga (come possiamo arrivare alla fine del mese con il nostro magro stipendio?). Ragioniamo, perfino, quando andiamo a fare la spesa e compriamo gli ingredienti necessari per cucinare un certo piatto.

Tutti sappiamo identificare fra i tanti processi mentali di pensiero (desiderare, immaginare, fantasticare, inventare, ecc.) quelli che si riferiscono all’atto del ragionare (Dewey lo chiamava “pensiero riflessivo”). 

Tuttavia, se voi io vi chiedessi di descrivere cosa facciamo quando ragioniamo, avreste qualche problema. Ed è strano, perché se io vi chiedessi di risolvere un problema di ragionamento, voi capireste immediatamente a cosa mi riferisco, e quale genere di attività mentale è necessaria per risolvere questo tipo di problema. E se vi sottoponessi un semplice problema, sareste in grado di darmi molto facilmente la soluzione.

Eppure se io vi domandassi così, sui due piedi, di ricostruire passaggio per passaggio tutte le mosse che vi hanno portato alla soluzione, come avete proceduto, passo dopo passo, per arrivare alla soluzione del problema potreste sentirvi, come spesso avviene con i miei studenti, in imbarazzo.

Cimento

Affrontare problemi logici è un modo semplice per prendere consapevolezza di come ragioniamo e cosa facciamo quando ragioniamo: i dati sono forniti sin dall’inizio, e non devono essere cercati; la possibilità di trovare la soluzione è massima, così come la certezza che eseguendo un certo numero di inferenze si arriverà sicuramente alla soluzione.

 Nella vita reale non sempre abbiamo a che fare con problemi “chiusi”, come questi, i problemi della vita reale sono il più delle volte “aperti”: i dati pertinenti e rilevanti devono essere ricercati e trovati; non c’è nessuna certezza che la soluzione ultima e definitiva possa essere trovata; non c’è nessuna certezza che esista un modo per arrivare ad una soluzione, e, infine, anche se trovata, non abbiamo sempre la certezza che sia quella “giusta”. È questa la natura dei problemi filosofici genuini, ma di questi ci occuperemo più avanti. Per adesso, però, concentriamoci sui nostri processi di ragionamento.

Torniamo ai problemi logici. Provate a risolvere il seguente problema, e non andate avanti prima di averlo fatto:

Enunciato: In una comunità mitica la popolazione è divisa fra politici e non politici. I politici mentono sempre, i non politici dicono sempre la verità. Uno straniero incontra tre indigeni. Al primo chiede se è un politico e riceve una risposta. Il secondo asserisce che il primo ha negato di essere un politico. Il terzo sostiene che il primo è un politico.

Problema: Quanti politici ha incontrato lo straniero?

Sicuramente ci sarete riusciti in pochissimo tempo. Ma non era questa l’attività che io volevo farvi svolgere, bensì la seguente: ricostruite tutti i passaggi del vostro ragionamento, dall’analisi dei singoli dati, attraverso le diverse inferenze, fino alla soluzione finale.

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Commento

Ciascuno di voi può essere arrivato alla soluzione anche percorrendo strade diverse, ma ciò che avrete comunque dovuto fare, è prendere in considerazione i “dati”, le informazioni fornite dall’enunciato del problema, e cercare di trarre dalle informazioni note, altre non “date” e, perciò, ignote. 

Ci saremo accorti che le informazioni ‘ci parlano’ solo se facciamo le domande giuste, e le giuste domande ci guidano a fare le inferenze necessarie per arrivare alla soluzione. Voglio dire che se, per esempio, ci fossimo chiesti, per analizzare la prima informazione, se il primo abitante incontrato era o no un politico, il dato non ci sarebbe stato di alcuna utilità. Ogni informazione acquisita, pertinente e rilevante,  ci è utile per procedere oltre nel nostro ragionamento, fino alla soluzione finale. 

Vediamo allora come il ragionamento avrebbe potuto essere ricostruito:

Sappiamo che il primo indigeno ha risposto, ma cosa ha risposto? Non può che aver detto di non essere un politico: infatti, se è un politico mente, dunque avrà detto di non esserlo; e se non lo è, avrà detto la verità:  che non lo è. E il secondo? è un politico o no? Il secondo dice, sicuramente, la verità, in quanto il primo ha veramente detto di non esserlo, quindi è un non politico. Il terzo può essere un politico se il primo non lo è, in quanto affermando che il primo lo è, mentirebbe; mentre sarà un non-politico, se dice la verità, ed, in questo caso, il primo lo sarebbe. Dunque, il politico è solo uno tra gli indigeni incontrati.

Riflessioni didattiche

Ragionare è, come avrete potuto notare, non semplicemente trarre inferenze, ma “trarre inferenze guidate da domande”. Insegnare a prendere consapevolezza di come ragioniamo è un modo per allenare la nostra mente e quella dei nostri studenti alla necessità di “provare” ogni nostra affermazione, facendo riferimento a qualcosa che si conosce già, a qualcosa che crediamo o sappiamo essere vero, a qualcosa che altri ci assicurano essere vero (affidamenti). Naturalmente il grado di “verità” o di affidabilità delle nostre “conoscenze”, delle nostre credenze e dei nostri affidamenti determinerà il grado di “verità” o di affidabilità delle nostre conclusioni.

2. Visualizzare per migliorare il controllo sui nostri ragionamenti

Ragionare è, dunque, trarre inferenze in modo consapevole e guidato. Noi traiamo, infatti, continuamente inferenze (siamo “macchine inferenziali”), ma ‘ragioniamo’ propriamente solo quando abbiamo problemi da affrontare e domande a cui rispondere e non possiamo affidarci ai nostri sensi. Ecco perché ragionare non è semplicemente fare inferenze: inferenza + consapevolezza = ragionamento.

Tutti noi ragioniamo, ma non è detto che lo facciamo sempre bene. Migliorare le nostre capacità di ragionamento è possibile e necessaria ed è un obiettivo raggiungibile in più modi non mutualmente escludentesi, ma di diversa efficacia. 

Per decenni, nel secolo scorso, si è ritenuto che il modo unico e più efficace fosse lo studio della logica formale o matematica. A partire dalla metà del secolo scorso su questo fronte le opinioni si sono diversificate soprattutto con la nuova teoria dell’argomentazione di Perelmann, gli studi di S. Toulmin sull’argomentazione e l’avvento della cosiddetta logica informale. Naturalmente niente può sostituire lo studio e la conoscenza della logica, ma esistono metodi, strategie e strumenti per supportarla.

La visualizzazione degli argomenti può fornire un supporto di questo tipo ci aiuta e sostiene nei nostri processi di ragionamento, di giudizio e di deliberazione e può fornire all’insegnante uno strumento utile per formare gli studenti al pensiero logico e rigoroso.

2.1 I diagrammi di ragionamento

I diagrammi di ragionamento sono una tecnica di visualizzazione spaziale della struttura di un ragionamento. Introdotti già nell’Ottocento da R. Whately, i diagrammi di ragionamento permettono di visualizzare graficamente la struttura logica di un’inferenza singola o di una catena di inferenze, vennero ripresi alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso da Monroe C. Beardsley, M. Scriven e altri logici informali.

Esempio 1:

La tappa odierna del giro d’Italia comprende molte salite. Saranno favoriti gli scalatori.

Questi due enunciati esprimono un’inferenza: dato che ‘La tappa odierna del giro d’Italia comprende molte salite’, ne consegue che ‘Saranno favoriti gli scalatori’.  

Questa inferenza può essere rappresentata graficamente in questo modo: 

Per rappresentare questa semplice inferenza adottiamo la convenzione di porre la conclusione dell’inferenza sotto la sua (unica) premessa, mentre la direzione dell’inferenza (il “dunque”) viene rappresentata graficamente con una freccia.

Prendiamo un ragionamento un po’ più complesso:

Esempio 2:

(1) Se un’azione favorisce al massimo grado gli interessi di tutti quelli che vi partecipano e non viola i diritti di nessuno, allora quell’azione è moralmente accettabile. (2) Almeno in alcuni casi, la pratica dell’eutanasia si compie nel migliore interesse di tutti e non viola i diritti di nessuno. © Pertanto, almeno in alcuni casi la pratica dell’eutanasia è moralmente accettabile. (in Copi, p.58) 

In questo caso, dopo avere numerato le premesse (le ‘ragioni’ per affermare la conclusione) e individuato la conclusione, procediamo alla rappresentazione grafica:

2.3 Diagrammare argomenti complessi

Fin qui abbiamo diagrammato singole inferenze, ma i nostri ragionamenti si sviluppano, spesso, in più o meno lunghe catene di inferenze, in cui ad ogni passaggio le conclusioni delle inferenze precedenti costituiscono le premesse per nuove inferenze, e così via fino alla conclusione.

Prendiamo questo problema di ragionamento (tratto dal Copi, p.) ragionamento:

Alonzo, Kurt, Rudolf e Willard sono quattro artisti di grande talento: un ballerino, un pittore, un cantante e uno scrittore, non necessariamente nell’ordine.

  • Alonzo e Rudolf erano tra il pubblico la notte in cui il cantante debuttò sul palcoscenico del concerto.
  • Sia Kurt sia lo scrittore sono stati ritratti dal vero pittore.
  • Lo scrittore, la cui biografia di Willard è stata un best-seller, ha in programma di scrivere la biografia di Alonzo.
  • Alonzo non sa chi sia Rudolf.

Qual è la specialità di ciascun artista?

Per risolvere questo problema logico occorrono diversi passaggi che abbiamo così ricostruito: 

Cliccare sulla mappa per una visualizzazione migliore

Come si può notare ogni inferenza fornisce una conclusione che può diventare la premessa di una nuova inferenza, fino alla conclusione finale, la soluzione.

Cimento

Diagrammate il seguente ragionamento:

… non si cerca la ricchezza se non nell’interesse di qualcos’altro, poiché la ricchezza in sé stessa non ci reca alcun vantaggio, ma solo quando la usiamo, che sia a beneficio del corpo o per qualche scopo analogo. Ora il sommo bene viene cercato per stesso, e non con un altro interesse. Quindi la ricchezza non è il sommo bene dell’uomo. (cit. in Copi, p. 70)

2.3 Perché ricorrere alla visualizzazione?

Partiamo da una semplice esperienza che, probabilmente, tutti noi abbiamo fatto. A tutti noi sarà capitato in una qualche occasione di avere ‘ragione’, ma per motivi sbagliati o che non riuscivamo a esplicitare: quel “so di avere ragione, ma non so perché!”. 

Ora, arrivare alla soluzione di un problema senza sapere perché è la soluzione giusta, potrebbe anche starci bene (in fondo, l’importante è arrivare alla soluzione, no?), tuttavia come facciamo a sapere che è la soluzione giusta? E se fosse solo apparentemente giusta? E, soprattutto, come facciamo a convincere gli altri che abbiamo trovato la soluzione giusta, se non sappiamo ‘motivarla’?

La buona notizia è che spesso arriviamo a soluzioni giuste pur non riuscendo a ricostruire il come ci siamo arrivati. Succede spesso, per esempio, che nelle mappe di ragionamento costruite dai miei studenti, i ragionamenti siano non corretti o completi (le inferenze mancanti, o fatte senza avere chiara la Regola inferenziale che pure hanno usato), ma la soluzione è corretta. È solo un caso? Probabilmente la nostra mente ha risorse cognitive che sfuggono al nostro controllo cosciente, e non è necessario o produttivo ingabbiarle dentro “metodi” rigidi di cartesiana (o deweyana) memoria. 

E, tuttavia, dopo avere lasciato sfogo alla propria creatività, all’immaginazione, all’intuizione, alle scorciatoie cognitive di cui ogni uomo è dotato, non occorre forse controllare che si sia ben fatto, che non abbiamo preso una cantonata; che da qualche parte non si sia commesso uno sbaglio? Ci sono situazioni in cui un errore di calcolo può decidere della nostra vita o di quella di qualcun altro. Ma, senza tirare in ballo le scelte vitali, non è dovere di ognuno di noi, nei confronti nostri, certo, ma anche nei confronti di chi ci sta attorno e può essere coinvolto (nel bene e nel male) dalle nostre scelte e dalle nostre credenze (come ci capita spesso in Democrazia) cercare di avere il controllo razionale delle nostre decisioni e di ciò in cui credere?

 Commento

Per risolvere il problema avrete dovuto analizzare i dati, mettere le informazioni una vicina all’altra per vedere quali ulteriori informazioni vi davano, porvi domande, fare ipotesi e fare inferenze: per esempio, l’enunciato B e l’enunciato F affermano sostanzialmente la stessa cosa, che la chiave non è nella busta X; in quanto affermano la stessa cosa, possono essere entrambe vere o entrambe false; possono essere entrambe false? No, non possono essere entrambe false, perché le altre due asserzioni delle loro buste si contraddicono e solo una delle due affermazioni per busta può essere falsa (quindi, se entrambe le affermazioni B ed F fossero false le altre due, contraddittorie dovrebbero essere entrambe vere, ed è impossibile), dunque B ed F sono vere, e la chiave non è nella busta X.

Riflessioni didattiche

Abituare gli studenti a costruire mappe di ragionamento è un ottimo allenamento per abituare gli studenti a ricostruire i propri ragionamenti, a controllarne i diversi passaggi e la tenuta complessiva: li abitua a “giustificare” ogni conclusione trovata, facendo riferimento alle premesse sulla cui base la conclusione è stata stabilita. In questo modo, gradualmente, imparano a ricostruire e controllare e valutare anche i ragionamenti altrui. 

2.4 I vantaggi della visualizzazione 

Nell’uso comune con “ragionamento” intendiamo sia il ‘processo mentale’ che il ‘prodotto’ di tale processo. Così, ‘facciamo’ dei ragionamenti, ma ‘li’ esaminiamo e ‘li’ valutiamo anche. Diciamo “segui il mio ragionamento”, ma anche “il tuo ragionamento fa acqua da tutte le parti”, oppure “il tuo ragionamento non mi convince”.

Chiaramente, il diagramma “ricostruisce” il ragionamento che porta dai dati alla soluzione del problema; non “descrive” il modo in cui realmente, nella nostra mente, siamo arrivati alla soluzione. Come abbiamo visto, le inferenze che facciamo seguono, spesso, le domande che ci guidano nel prendere in considerazione i dati rilevanti o pertinenti per procedere con le inferenze: è quello che gli psicologi del ragionamento chiamano “ragionamento informale”. 

La mappa del ragionamento assomiglia al disegno finale dell’architetto, quello che viene presentato al cliente, senza i tentativi abortiti, le cancellature, i ripensamenti, ecc. del processo di gestazione.

L’uso di tecniche di visualizzazione dei nostri pensieri, può sostenerci (dopo una prima fase di pensiero libero, in cui inseguiamo le idee, seguiamo le associazioni, sforziamo la nostra memoria) nell’organizzare in maniera più produttiva il nostro sforzo, guidando la riflessione con domande, richieste di evidenze, affidamenti, strategie …

Alla fine di questo processo, arriva il ‘prodotto’ (il “semilavorato”: il ‘prodotto finito’ sarà il testo arricchito con tutto l’apparato retorico necessario alla comunicazione e alla persuasione): la mappa del nostro ragionamento, che dovrà articolarsi e strutturarsi in modo logicamente coerente, coeso e corretto.

Schematizzare un’inferenza (premessa-premessa-conclusione; dato-regola-conclusione) ci permette di controllare i pensieri e i ragionamenti che velocemente facciamo quando pensiamo in modo riflessivo, sulla base di regole logiche intuitive o “naturali” o di principi e schemi argomentativi che è meglio conoscere, per tenere sotto controllo vigile e ‘critico’ i nostri pensieri.

La mappatura di un ragionamento rende immediatamente evidente alla mente ogni passaggio; modellizzando e schematizzando il ragionamento abbiamo la possibilità di fissarlo nella sua struttura logica di base, di poterlo più agevolmente controllare logicamente, per valutarne la coerenza, la consistenza, la correttezza; di controllarne la forza e la bontà.

La mappa non è una semplice rappresentazione grafica del pensiero, infatti, la diagrammatura costringe la nostra mente a ri-pensare in modo ‘logico’, costringendoci a mostrare come ogni passaggio porti necessariamente al passo successivo, fino alla naturale logica conclusione. 

Insomma, la diagrammatura costringe a fare chiarezza nei propri pensieri; permette di comunicare con chiarezza il nostro pensiero /ragionamento ad altri; permette a noi stessi di “verificare” di avere ben ragionato, e agli altri di poter “controllare” e “giudicare” il risultato e, in mancanza di obiezioni, impone loro di concedere la conclusione.

È per questo che abbiamo bisogno di conoscere, come dicevamo sopra, l’armamentario di base dei nostri ragionamenti. E non si tratta di sapere a memoria cosa è un sillogismo, quanti tipi di sillogismo corretto sono possibili ecc., ma come sono fatti i nostri ragionamenti quotidiani, cosa deve avere un ragionamento per essere valido, ecc. .


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