Tornare a Scuola si deve

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Raccolgo qui una serie di riflessioni su quanto sta succedendo nel, e attorno, al mondo della scuola, a partire da una domanda analitica: è giusta e motivata la richiesta di tornare alla didattica in presenza (Dip)? 

Le proteste degli studenti 

Gli studenti (almeno quelli che si fanno sentire) vogliono tornare a Scuola. Giuste le proteste, ma non è questione di fallimento della didattica a distanza, piuttosto di voglia di tornare a scuola con i compagni e gli insegnanti; sentono la mancanza perfino dell’aula, della lavagna, dei banchi. Non è che gli manchino le insopportabili lezioni frontali, ma tutto ciò che la scuola è: vita e giovinezza spensierata, passata con gli altri prima della fatica, dell’impegno e della responsabilità della vita adulta. 

La dad ha fallito

Ho già trattato questo tema più volte: alla Didattica a distanza non si può chiedere ciò che non può dare, ho detto e ripetuto (vedi). Tuttavia la dad ha limiti oggettivi (e anche di questi ho parlato nei miei post precedenti).

Alcuni limiti dipendono dalla impreparazione tecnologica di buona parte del mondo docente, anche se è vero che in gran parte (ma non bisogna dimenticare tanti refrattari) ha cercato di aggiornarsi con impegno affannoso per superare anni di disattenzione, disinteresse e disistima per la didattica digitale. 

Il risultato non è stato l’esercito prussiano di Federico II a Leuten, ma l’armata di Brancaleone alla riscossa. Molti colleghi (tra i quali molti che stimo) si sono risentiti piccati delle facili ironie di qualche comico, sulle scene al limite del surreale dei docenti impegnati nelle dirette con i propri studenti; ma tutti sappiamo (anche i miei amici che protestano) che si tratta di situazioni reali o molto verosimili. E, tuttavia, non è, oggi almeno, la normalità ma piuttosto l’eccezione. La pratica rende l’uomo saggio. Direi che rispetto all’inizio oggi il rapporto dei docenti con quel po’ di tecnologia che serve per la dadha raggiunto livelli di di decoro. 

Un altro limite della dad, che tutti i miei studenti, anche quelli più impegnati e volenterosi, mi hanno evidenziato riguarda il mantenimento della concentrazione, durante le tante video lezioni. A meno di non essere oratori da Ted talks non riusciamo a tenere accesi interesse e concentrazione per tutto il il tempo che i nostri studenti ci stanno ad ascoltare. E non parlo dell’aberrante tentativo di organizzare la dad come una scuola a domicilio.

Ci sono poi tante discipline e attività che hanno bisogno della presenza fisica, di strutture e strumenti per poter essere svolte. Pretendere dai colleghi per ragioni burocratiche amministrative di inventarsi ‘cose fantasiose’  in dad è stato un fallimento. Penso con fraterna comprensione ai colleghi di educazione fisica che si sono inventati di tutto. 

Bene, tutto quello che in queste discipline non è stato fatto è stato irrimediabilmente perso. È inutile girarci attorno. Come faranno, per esempio, a recuperare le le tante ore di laboratorio perse negli istituti tecnico professionali?

Dare i numeri

Qualcuno si è divertito a dare i numeri il 30% degli apprendimenti perso da ragazzi; il 30% di reddito in meno in futuro per i nostri studenti. Devo essere sincero, mi sembrano numeri sparati a caso.  Ma mettiamo anche siano veri, penso alla mia generazione post sessantottina, alle tante giornate di scuola perse al liceo e all’università negli anni per scioperi ed occupazioni . Non mi pare che ne abbiamo ricevuto un danno irreparabile (o forse sì, se magari sto dicendo sciocchezze e magari oggi potrei essere più ricco del 30%, se avessi fatto tutto come si deve).

È vero, non potendo fare tutto abbiamo snellito i programmi, ma questo non è stato necessariamente un male, vista l’elefantiasi di contenuti di cui soffre la scuola italiana. Altro discorso per le discipline non fatte, o fatte male: qui sì che si è perso tutto, ma non è questione di dad ma di SARS Covid 19.

Risibile la proposta di prolungare la scuola nei mesi estivi: per inseguire cosa? Gli argomenti non trattati? 

Tornare a scuola

Tornare a scuola si deve (e noi ci stiamo già da Settembre, per la verità). Come qualcuno ha già detto, non siamo più in emergenza (Paolo Giordano), nello extra-ordinario, ma nell’ordinaria ‘era pandemica’ (Telmo Pievani).

Dobbiamo prenderci qualche rischio tutti noi che stiamo a scuola, docenti, studenti e personale scolastico. ‘Rischio’ sì, perché la ‘scuola in sicurezza’ è una balla. La sicurezza a scuola, attualmente, non esiste; esiste la probabilità più o meno alta, a seconda del contesto epidemiologico esterno, di ammalarsi. Alcuni di noi si sono già ammalati; sono stati fortunati a non avere conseguenze e sono tornati al loro posto. Chi di noi il Covid non lo ha ancora preso, sa che, andando a scuola, restando in aula per ore con 25 o più studenti, senza ventilazione forzata, si può ammalare.

Le misure di protezione e i comportamenti prudenti possono abbassare il rischio, ma non abbatterlo: le misure ondivaghe dei primi mesi (2 metri no basta 1 metro; senza mascherina, no con la mascherina…) erano un chiaro indizio che di misure palliative si trattava; di cibo per le nostre paure.

Stiamo, oggi, come degli Opliti, al nostro posto, sapendo di poterci prendere una lancia nel fianco al primo assalto, perché è giusto così (l’ho presa troppo alta, forse).

La nostra società e il futuro dei nostri ragazzi (è bello che oggi tutti se ne siano accorti) dipendono da tutto quello che avviene dentro questi edifici dove passiamo una buona parte della nostra vita; è giusto riaprirli e farci tornare dentro la ‘Vita’, anche se mascherati come in un eterno carnevale o come banditi in un film western con assalto alla diligenza.

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