Cosa possiamo imparare dalle criticità della DAD

Perché la ‘Didattica A Distanza’ potrebbe non essere una didattica impoverita

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La scuola non è scuola se non si è a scuola‘ lapalissiano, direi. Dopodiché, proviamo a scavare dentro questa verità lapalissiana.

A scuola si va per imparare e per crescere come persona e come cittadino. È quello il compito che ogni società democratica assegna all’Istituto sociale dedicato alla formazione e all’istruzione dei propri cittadini. L’istruzione è considerata nella nostra Costituzione come un Diritto di ogni cittadino, e in quanto tale è dovere dello Stato garantirlo. 

Bene, alla Didattica a distanza non può essere chiesto ciò che essa non potrà mai dare: formare persone e cittadini. Tuttavia, spesso, si afferma che essa fallisce anche nell’altro compito (altrettanto fondamentale, direi), che è quello di ‘istruire’, di fare apprendere i contenuti del sapere. Con la DAD non si impara nulla. Potrebbe essere vero, ma se succede, perché succede? 

Ok, manca il contatto con il docente, la parola viva, il rapporto fisico e mentale,  eccetera, eccetera…. Questo può rendere la ‘lezione frontale’ a distanza arida, fredda, impersonale, qualcuno arriva a dire, ‘dis-umana’. Questo è un fatto. Ma, io mi chiedo (con una certa ingenuità, sicuramente), davvero questo rapporto  spazio-temporalmente prossimale è necessario per apprendere qualcosa? 

Mi spiego. Se io voglio imparare a smontare una switch posso trovare in Rete dei tutorial che insegnano a farlo, e realizzati, anche, molto bene. Vogliamo dire che per imparare a smontare una switch c’è bisogno del rapporto prossimale con i creatori dei tutorial? I nostri ragazzi seguono youtuber che non hanno mai incontrato di persona, con cui intrecciano rapporti virtuali e da cui imparano a giocare nei più diversi e complicati video giochi.

L’istruzione in questi casi passa. Così come passa per molti di noi insegnanti l’apprendimento nell’uso dei più diversi software e piattaforme per integrarli nella nostra didattica. C’è qualcuno di voi che ha avuto bisogno di incontrare ‘in presenza’ Jessica Redeghieri per imparare dai suoi preziosi video-tutorial?

Ciò che voglio dire è che se di apprendimento e istruzione si parla, forse si può imparare anche a distanza ed in maniera a-sincrona.

Ma, si potrebbe dire,  vuoi paragonare una bella lezione su Leopardi o sul ‘fanciullino’ o su Hegel o sulle equazioni di secondo grado o sui Nomi, con un tutorial su come cambiare le luci di posizione della Megane? 

Bene, se ci pensiamo un attimo, pur nella differenza di contenuti, i processi cognitivi coinvolti nell’apprendere gli uni e gli altri non sono così radicalmente diversi, da rendere impossibile l’apprendimento dei contenuti scolastici senza la presenza prossimale di docente e alunno. D’altra parte, questa presenza è forse necessaria quando impariamo dai libri? 

Non voglio dire che possiamo sostituire gli insegnanti con un computer, come temuto e ventilato, in maniera terroristica, da qualche sindacato della scuola? Ridicolo. La dad non può sostituire la didattica in presenza, ma può correre in suo soccorso, quando la didattica ‘in presenza’ non può svolgersi; può integrarla per supportare gli studenti nel loro apprendimento, come dimostra il successo di quegli insegnanti che mettono in rete le loro lezioni, con accessi di centinaia di migliaia o, in qualche caso, di milioni di studenti.

Quale Dad?

Fin qui abbiamo genericamente parlato di didattica a distanza, ma la Dad si può fare in molti modi. Quello più usato nell’emergenza è stata la modalità sincrona a distanza

Tutti abbiamo potuto constatare che non funziona. Sì, lo so, ci sono alcuni colleghi che dicono di riuscire a fare buone lezioni e con buoni risultati. Buon per loro, ma sospetto che non si sono limitati a traslare le loro classiche lezioni in presenza, ‘a distanza’. Naturalmente, è possibile che mi sbagli. Ma voglio proseguire con il mio ragionamento.

Poniamo che veramente trasferire la classica lezione frontale a distanza non funzioni (e come mi testimoniano molti miei studenti e come molti colleghi lamentano e come io ne sono, almeno in parte, convinto,), ebbene, perché? Cosa c’è che salta, che si perde, nel passaggio dalla classica lezione in presenza nella sua modalità a distanza

Per rispondere a questa domanda ho provato a smontare il processo di insegnamento-apprendimento della classica lezione frontale in presenza.

In un altro post avevo sostenuto che il processo di insegnamento/apprendimento si basa su una sorta di principio di termoregolazione cognitiva in cui l’equilibrio viene trovato tra il dire dell’insegnante e il comprendere degli studenti: l’insegnante, cioè, regola il proprio insegnamento sul livello di comprensione degli studenti; quando la comprensione c’è, l’insegnante procede spedito; quando questa comprensione non c’è l’insegnante torna su suoi passi, riprende la spiegazione là dove l’aveva lasciata e ripropone lo stesso contenuto in altro modo. Il processo funziona se c’è un feedback da parte degli studenti, e questo feedback può essere, come tutti noi docenti sappiamo, ‘diretto’ o ‘indiretto’: per comprendere se gli studenti stanno ‘seguendo’ ci fermiamo e chiediamo a più riprese e per ogni passaggio “avete capito?”, “ci siete?” e la risposta ci indica come procedere (feedback diretto), se fermarci e ritornare sui nostri passi (Rewind) o andare avanti. Ma spesso basta uno sguardo negli occhi degli studenti, i mormorii della classe, le loro espressioni per comprendere se i ragazzi stanno seguendo o si sono persi (feedback indiretto).

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In questo modello di insegnamento/apprendimento (stiamo parlando di lezione frontale, n.d.r.) la parte progettuale nella preparazione degli apprendimenti è relativamente semplice: posso individuare i miei contenuti, così come previsti nei programmi disciplinari (che, lo  so, non esistono più, ma che si trovano materializzati nei nostri manuali, sotto forma di sequenze di contenuti da svolgere nel tempo); li presento alla classe (nella forma che più ritengo adeguata), e ricevo feedback (durante la lezione in classe e, dopo, attraverso lo svolgimento di esercitazioni e compiti a casa) che mi permettono di regolare il mio insegnamento sul loro apprendere. Di fatto non ho bisogno di molto altro.

Bene, questo modello non funziona nella didattica sincrona a distanza. Il perché è molto semplice (ed è stato da moltissimi colleghi rilevato), manca il feedback: manca il contatto visivo, manca la comprensione intuitiva, immediata, che c’è qualcosa che non va nell’effetto sui ragazzi del mio insegnare, che, invece, c’è nella prossimità dell’aula. Dietro lo schermo vediamo, se va bene, facce concentrate non si sa bene a fare cosa; se va male, iniziali anonime dietro cui non si sa bene cosa ci sia. Dietro i feedback di quei pochi studenti che si sentono in dovere di rispondere ai nostri: “tutto chiaro?”, “possiamo andare avanti?”, non sappiamo cosa ci sia realmente. Se a questo aggiungiamo l’impossibilità di  ricevere feedback realistici dai compiti svolti a distanza (parlo di verifiche formative), il cerchio si chiude. La termoregolazione dell’insegnamento/apprendimento salta, si inceppa, non funziona più. 

A questo si aggiunga la testimonianza degli studenti in Dad, che parlano di una difficoltà a mantenere la concentrazione in modo duraturo nel seguire le lezioni a distanza attraverso lo strumento della webconference. 

A questo si aggiunge la non sempre affidabile connessione di Rete di scuole, docenti e/o studenti, la mancanza di strumenti digitali (hardware e software) adeguati da parte di scuole e singoli docenti, la non sempre adeguata preparazione di noi docenti (webcam centrate sui soffitti o sulla calvizie incipiente dei docenti) all’uso degli strumenti digitali, che rendono le lezioni on line di difficile esecuzione e di problematica fruibilità.

La colpa di chi è? 

La colpa di tutto questo non è di nessuno, se non della modalità scelta per fare didattica a distanza: la  lezione sincrona via webconference.  La ‘wc‘ non funziona, perché non è nata per quello. 

Dico di più, l’errore sta ancora più a monte: nell’aver  voluto fare una copia carbone della scuola in presenza: la scuola a distanza. La ‘scuola a distanza’ è un’aberrazione; è un parto ridicolo della burocratizzazione dell’istruzione e della formazione. 

Sembra a molti (dirigenti scolastici, docenti e famiglie) che la scuola non sia scuola se non ha la sua organizzazione oraria per discipline che si susseguono durante l’arco della mattinata, in modo da offrire un servizio simile a quello in presenza agli utenti: insomma una sorta di ‘servizio a domicilio’. Lo so c’è un problema di ‘certificazione’ di presenze e assenze ecc. ecc., ma questo testimonia, ancora una volta, il tipo di ‘mostro leviatanico’ che abbiamo creato nel mondo della Scuola.

Insomma, così come alcuni ristoranti, causa chiusura, si sono reinventati ‘ristoranti a domicilio’, così anche la scuola ha voluto offrire una sorta di ‘scuola a domicilio’, con i suoi orari, le sue campanelle virtuali, il passaggio da un meet all’altro, come se si passasse da un’insegnante all’altro nella scuola in presenza….

Ma così come la ristorazione a domicilio non assomiglia lontanamente allo stare al Ristorante, in un ambiente creato e organizzato per arricchire sensorialmente (vista, odorato, gusto, tatto udito) l’esperienza del mangiare del cibo; così la ‘scuola a domicilio’ è un simulacro di scuola senza tutto il contesto che rende più piacevole (e più efficace) l’apprendere assieme agli altri.

Un rimedio c’è?

Esiste un alternativa? Naturalmente è sempre più facile dire cosa non va in qualcosa, che proporre alternative e soluzioni. 

Per correggere ciò che non va nella Dad così come viene per lo più svolta, dobbiamo partire dalle debolezze della didattica a distanza svolta in modo sincrono

Bene, se il problema della Dad sincrona, tolte le questioni di contesto (che non è scuola, che la scuola è molto di più, ecc.), è che non è una didattica efficace perché, come ho cercato di argomentare sopra, manca di alcuni ingredienti fondamentali della didattica in presenza, è, forse, possibile immaginare una didattica a distanza più efficace, se ripensata in modalità a-sincrona.

Tre sono gli elementi critici che ho messo in evidenza nella lezione-live on line: la difficoltà di avere feedback affidabili; l’impossibilità di avere la concentrazione degli studenti garantita in ogni momento; le problematicità legate alla connettività, alla disponibilità e alla padronanza degli strumenti digitali necessari per una somministrazione-fruizione dei contenuti didattici modalità on line . (?)

Per superare questi elementi di criticità la didattica a-sincrona punta sull’uso e, possibilmente, la produzione di materiali didattici da visualizzare e studiare in autonomia dallo studente. Questi materiali possono essere delle semplici parti di testo (del manuale per esempio)? Io credo di no. La ‘spiegazione’ dell’insegnante è sempre ‘piegata’ sui propri studenti, laddove il manuale ha come target uno studente medio se va bene, la comunità scientifica di quella disciplina, se va male. L’insegnante fa da mediatore, lavora il sapere per metterlo alla ‘portata’ dei suoi studenti, seleziona ciò che vale sapere da ciò che ha meno valore, lo organizza per renderlo comprensibile e ‘memorabile’.   

La didattica a-sincrona necessita di una progettazione più accurata e attenta a tutti i momenti del processo di insegnamento-apprendimento al fine del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. La progettazione richiede attenzione ai materiali di studio alle modalità di fruizione degli stessi (cosa bisogna fare ad ogni step), che verranno fruiti in autonomia; alla creazione di strumenti per il feedback  (auto-verifiche in itinere degli apprendimenti con feedback immediato); modalità di ‘recupero’ degli apprendimenti nel caso di verifiche intermedie non superate; e deve prevedere un momento di verifica finale sul raggiungimento degli obiettivi di apprendimento che può avvenire in modalità sincrona con la presenza dell’insegnante. 

Per risolvere il problema dell’assenza di feedback immediato, una UdA assegnata ad uno studente potrebbe essere divisa in micro unità (corrispondenti ai ‘passaggi’ della lezione frontale, in cui mi interrompo per chiedere se si è capito); ogni micro-unità di apprendimento potrebbe essere seguita da un piccolo compito-verifica degli apprendimenti che sostituirebbe il feedback diretto in aula; potrebbe essere previsto l’eventuale ritorno allo studio dell’unità precedente, in caso di non superamento della verifica, con un feedback immediato del docente (nel caso di una risposta sbagliata, la spiegazione dell’errore), prima di procedere con la successiva (in alcune piattaforme questo blocco in caso di non superamento del test di verifica può essere fatto, ma si può fare anche artigianalmente in Classroom, con un intervento attivo del docente).

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La didattica a-sincrona responsabilizza lo studente, gli fornisce delle mete e degli strumenti per raggiungerle, gli fornisce feedback quando sbaglia e un premio finale; ma chiede all’insegnante uno sforzo progettuale maggiore che nella tradizionale lezione in presenza, un impegno in più nella realizzazione dei materiali e dei percorsi di studio. 

Mi rendo conto che molti di noi possano essere spaventati dall’impegno necessario o potrebbero avere riserve per il fatto che ad un maggiore impegno non corrisponda un relativo riconoscimento retributivo. Sono giuste e, forse, condivisibili considerazioni, ma se vogliamo una didattica a distanza efficace e non di sola testimonianza, qualcosa dobbiamo pur fare.

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