Riflessioni sparse sulla DDI

In preparazione del PDDI d’istituto

“La didattica digitale integrata, intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, è rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di II grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, nonché, in caso di nuovo lockdown, agli alunni di tutti i gradi di scuola, secondo le indicazioni impartite nel presente documento.” [Linee Guida per la DDI]

In preparazione del Piano scolastico per la didattica digitale integrata (DDI) qualche riflessione da condividere con i colleghi.

La DDI non riguarda solo la modalità di erogazione del servizio (in presenza o a distanza), ma è una metodologia che usa le nuove tecnologie per innovare la didattica tradizionale e il modo di fruirne , rompendo la tradizionale unità di tempo, di luogo e di azione: l’insegnamento/apprendimento non deve avvenire in un momento dato (l’ora di lezione), in un luogo fisico dove docente e studente interagiscono fisicamente (l’aula); le azioni dell’insegnante che spiega e dello studente che impara si scindono e si realizzano con modalità diverse e in autonomia.

Cosa vuol dire? Vuol dire che la DDI si pone nell’ottica di ripensare il modo tradizionale e le metodologie tradizionali attraverso cui portiamo i nostri alunni a raggiungere gli obiettivi di apprendimento delle nostre discipline e più in generale gli obiettivi formativi interdisciplinari o trasversali.

La DDI non deve essere intesa come una metodologia emergenziale(come è stata la DDA), ma una modalità di insegnamento/apprendimento che “integra”, trasformandola, la didattica ordinaria e che viene modulata in modo diverso e flessibile a seconda delle esigenze del momento, delle necessità ed esigenze dei fruitori (pensiamo agli alunni sportivi o ‘fragili’), e degli scopi formativi .

Young student watching lesson online and studying from home. Young woman taking notes while looking at computer screen following professor doing math on video call. Latin girl student studying from home and watching teacher explaining math formula on video chat.

In questo contesto l’uso di metodologie che integrano le ICT nell’insegnamento possono essere viste come funzionali al ripensamento della didattica tradizionale: la didattica ordinaria è una didattica che prende per mano e guida; la DDI lascia spazio all’autonomia dello studente nel gestire tempi, luoghi e modi apprendimento; l’insegnante diventa (prur mantendo il tradizionale ruolo di mediatore fra la Conoscenza disciplinare e lo studente) un creatore di percorsi di apprendimento (progetta percorsi basandosi sugli obiettivi di apprendimento, creando o mettendo assieme i materiali necessari, le esercitazioni necessarie, i materiali per la autoverifca e la verifica degli apprendimenti, e fissa i tempi) e un tutor (offre sostegno in itinere utilizzando le ICT: lezioni frontali, in modalità sincrona o asincrona, feedback e aiuto su richiesta).

Proprio per tutte queste cose la DDI non può essere improvvisata. Non si può semplicemente trasporre la triade tradizionale LEZIONE-ESERCITAZIONE-VERIFICA (lato Docente) e ASCOLTO-STUDIO-INTERROGAZIONE/VERIFICA (lato studente) nella DDI.

Il fallimento della DAD è il fallimento di questa mera, meccanica trasposizione.

La passività dello studente, penosa costante delle tradizionale lezione trasmissiva in aula, diventa mortifera e devastante in termini di attenzione, di concentrazione e di efficacia didattica, ‘a distanza’. E il problema non è ‘fargli fare qualcosa’, quale che sia il cosa fanno, per mantenere desta l’attenzione, ma rendere ‘produttivi’ i momenti in cui ci si “vede” attraverso lo schermo: può essere il fare un’esercitazione assieme, con feedback in tempo reale; può essere un momento in cui il docente chiarisce e risponde a domande di chiarimento o a richieste di spiegazioni su materiale fruito in autonomia; può essere anche una videoconferenza in cui si legge e si analizza un testo …

In questo senso anche il documento che richiama all’unità di luogo, tempo e azione (10 , 15 , 20 ore a settimana in modalità sincrona garantita, per i diversi ordini di scuola), se ha un senso dal punto di vista pratico (impedire gli abusi e la mancanze di qualche scuola o docente scomparsi durante la DAD, con grande nocumento per i propri studenti), non lo ha in termini di efficacia degli apprendimenti, in quanto impone un contatto forzato quando magari lo studente non ne sente assolutamente l’esigenza (perchè non ha ancora avuto il tempo di ‘studiare’ il materiale). A meno di non ripensare l’orario delle ‘lezioni’ in modo tale da garantire il giusto spazio di tempo per il lavoro in autonomia da parte degli studenti.

Un’ultima riflessione sulle metodologie ‘innovative’ consigliate per la DID (Flipped Classroom, PBL, Debate, ecc.). Banalmente, le strategie didattiche da utilizzare devono essere pensate sempre in riferimento agli obiettivi di apprendimento e agli obiettivi formativi che si vogliono raggiungere. Non esiste LA strategia “vincente”, buona per tutti gli usi e per raggiungere tutti i nostri obiettivi. Qualcuna, forse, si adatta meglio alla DID di altre, ma, francamente, direi che non è la cosa più importante su cui lavorare in questo momento.

Progettare UdA che permettano il giusto mix di insegnamento/apprendimento sincrono e a-sincrono; prevedere momenti di feedback ; preparare materiali per l’autoverifica e fissare i momenti per la Verifica finale degli apprendimenti; questo potrrebbe essere in questo momento l’obiettivo prioritario su cui concentrare la nostra attenzione.

In questo modo si dà spazio alla creatività e alla progetttualità del docente e insieme si valorizza, e si creano occasioni per, l’autonomia negli apprendimenti degli studenti. Cosa che potrebbe dare un senso vero alla Didattica Digitale Integrativa.