La scuola “della” distanza

Perchè la “scuola a distanza” non è “Scuola”

Ogni tanto fa bene tornare ai “fondamenti”. E questo, detto da un “filosofo dilettante” come me, potrebbe sembrare banale.

Ma tornare ai fondamenti, alle origini, ci permette di riscoprire linee prospettiche che si erano perse e di guadagnarne di nuove.

La discussione attuale sulla “scuola a distanza”, se sia o no “scuola” in senso proprio, forse potrebbe trovare una nuova prospettiva se la guardassimo da un punto di vista più ingenuo e basilare.

Cos’è la Scuola?

La scuola è uno spazio/tempo (fisico e di relazioni) che la società ha dedicato alla trasmissione delle conoscenze (i saperi)fondamentali, delle regole e dei valori fondanti, fra generazioni.

Tale compito è stato affidato ad una categoria speciale di persone (gli insegnanti) addestrati per questo.

La società decide quali sono le conoscenze che devono essere trasmesse; come e a cosa le nuove generazioni devono essere preparate. Gli insegnanti vengono preparati per questo scopo: vengono formati alle conoscenze da trasmettere; ai metodi per farlo in modo efficace nello spazio e nelle modalità che le società hanno individuato (rispetto di standard e di obiettivi di apprendimento; libertà di insegnamento ecc.).

La Scuola deve strutturare tempi e organizzare gli spazi per l’apprendimento, distanziandolo dal momento della “socialità” ( di cui parleremo fra un attimo), ma “regolare” non è “controllare” e, a dirla tutta, neanche “obbligare”. È giusto fissare e regolare tempi, modi e luoghi per l’apprendimento, ma l’idea che la scuola sia e debba essere “obbligo” è contro ogni logica.

“Obbligo” e “Apprendimento” sono due parole che si escludono a vicenda: non si può obbligare qualcuno ad apprendere, come non si può obbligare qualcuno ad avere fede in qualcosa; si può obbligare qualcuno a fare qualcosa (anche stare nella stessa stanza ad ascoltare) pena la punizione, non si può obbligare qualcuno a “formarsi”. E dove non c’è costrizione c’è solo il libero convincimento. E la convinzione e la persuasione passano solo dove c’è disponibilità all’ascolto (e la maturità mentale per capire e scegliere). E la disponibilità all’ascolto c’è solo verso chi si ritiene lo meriti.

Non solo “conoscenze”

La Scuola non è solo trasmissione di conoscenze, ma anche (e direi, prima di tutto) il luogo della prima socializzazione; il luogo in cui si imparano le regole sociali e in cui, fuori dalla famiglia, impariamo per tentativi ed errori a relazionarci con gli altri: l’amicizia, la solidarietà, la competizione, l’invidia, l’amore ecc.; è il luogo in cui si trasmettono i valori fondanti della propria comunità.

L’enfasi posta sulla trasmissione di conoscenze rischia di mettere in ombra e sottovalutare la trasmissione di regole e valori (agiti prima ancora che trasmessi): la scuola è “scuola di vita”
Molti non si rendono conto che ciò che i nostri figli stanno perdendo non sono le conoscenze disciplinari, quanto le “esperienze di vita sociale”
Cosa ci è mancato di più una volta abbandonata la scuola, se non quel senso di fare parte di una “comunità” (il proprio gruppo “classe”), l’amicizia, la solidarietà dei “compagni”, i primi innamoramenti con i loro tormenti … Non certo le lezioni di trigonometria o di storia greca

La scuola a distanza non è “Scuola”! Hanno ragione quelli che lo sottolineano, anche se spesso lo fanno per le ragioni sbagliate, puntando l’attenzione sulle conoscenze. Le conoscenze possono essere veicolate (qualche volta anche meglio) anche “a distanza”, ma l’apprendimento “sociale” no.

È per questo che tornare a scuola “a distanza” (come sembra che si voglia fare a settembre) non serve: mette in pericolo e ci insegna a vivere in un mondo dove la paura del contatto e della relazione con l’altro si fonda sul “distanziamento”.
È vero, bisogna riportare a scuola il prima possibile i nostri figli, ma in un scuola che sia “Scuola”!La scuola che non c’è (e altre storie)

Un blog per pensare la vita e le mie passioni dal mio punto…

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