La Scuola fra ‘empatia’ ed ‘autorità’

Ho letto in questi giorni un articolo pieno di buon senso sulla Scuola di F. Rocchi. Un articolo in cui il collega se la prendeva con “le chiacchere da talk show e i proclami passionari” sulla Scuola, che affollano i media nostrani.

Negli stessi giorni, stavo rileggendo un saggio di G. Lakoff sulle metafore influenti in politica [Pensiero politico e scienza della mente, Bruno Mondadori ed., 2009] , e mi è venuto spontaneo un accostamento.
Anche nella Scuola italiana, così come in coloro che di Scuola parlano e straparlano, c’è, come è naturale, una contrapposizione tra una Sinistra e una Destra, con tutte le loro diverse ramificazioni (ultràsmoderate).

G. Lakoff nel suo libro, interessante e istruttivo (ancorchè ripetitivo ed assiomatico in qualche sua parte), scriveva che mentre la Sinistra è “empatica”, la Destra è invece “autoritaria”. 

Lakoff suggeriva, in particolare, che “tutti noi pensiamo con una metafora in larga misura inconscia: la Nazione come Famiglia”. Ora, se ci pensiamo, questa metafora funziona anche con la Scuola ( e forse può essere estesa a tutte le Istituzioni formative o Organizzazioni (?), quale che sia il loro ambito. 

Esistono due versioni, dice Lakoff, della ‘famiglia’:

“ una famiglia imperniata sul padre severo, mappata sulla politica conservatrice pura, e una famiglia di genitori premurosi, mappata sulla politica progressista pura.”

Ora, non vi ricorda qualcosa del vetusto dibattito italiano sulla Scuola? Da un lato la Scuola dell’Autorità, dell’obbedienza, della disciplina e della punizione, del merito, della differenza delle intelligenze; dall’altra, la Scuola della Premura, dell’inclusione, dell’educazione alla responsabilità; la disciplina che va spiegata, compresa ed accettata; della riparazione preferita alla punizione, dei diversi tipi di intelligenza.

Gli insegnanti che al primo modello si rifanno, accusano rabbiosamente gli altri di “lassismo”; gli altri invece accusano i primi di “autoritarismo”. I Media mettono gli uni contro gli altri e fanno share

Ora, per uscire dalle metafore influenti si dovrebbero piuttosto fornire dati sulle soluzioni che gli uni e gli altri propongono come soluzione per i problemi della Scuola attuale. Come giustamente scrive Rocchi, proporre per la “scuola qualcosa di meno pittoresco, ma [di] più utile ed efficiente”. 

Si tratta di metafore attive, dice Lakoff, iscritte nel nostro cervello e che influenzano la nostra visione delle cose e la loro valutazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che quando non facciamo riferimento a evidenze, a dati di qualche tipo e a spiegazioni “scientificamente fondate”, la nostra lettura dei fatti viene “assimilata” a qualcosa di noto ed interiorizzato (per quanto poco assimilabile esso sia a ciò che si sta analizzando), che ci fornisce una “chiave di lettura” con incorporate “soluzioni” e “valutazioni”.

E poi, detto tra noi: in un mondo che è cambiato, in modelli familiari profondamente modificati rispetto a quello della tipica famiglia patriarcale, pretendere che gli studenti “ri-conoscano” un modello di rapporto con l’autorità che non conoscono perchè non l’hanno mai “conosciuto” nelle loro famiglie, è impossibile per definizione. Ma ammesso (anche se non concesso) che sia possibile, ha senso, è utile, è efficace?