La difficile arte del Mapping

Riflessioni su un interessante post di Matteo Giangrande

Pietro AlottoMay 29

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Un post dal titolo Argomentare narrando, dell’amico Matteo Giangrande, giovane ma già esperto formatore di Debate, mi offre l’occasione di chiarire alcune perplessità sull’uso delle mappe argomentative (nel caso specifico delle decision maps) nella preparazione al Debate.

Riporto per non sbagliare quanto scrive Giangrande nel suo interessante post:

…. alcuni docenti si sono trovati fortemente spaesati e hanno sollevato obiezioni sulla effettiva spendibilità della tecnicaall’inizio sicuramente ostica, sia in termini di praticabilità didattica nelle esigue ore a disposizione del docente, al netto del programma ufficiale, sia in termini di capacità di condurre il debater principiante, senza eccessivi disagi e noie, a mettere in atto un dibattito sufficientemente serio in un tempo di preparazione congruo.

E ancora:

… un’obiezione rilevante … di un collega… mi ha effettivamente spiazzato. Sostanzialmente, la sua idea era rilevare che l’argument mapping esaltava lo esprit de geometrie mettendo da parte l’indispensabile esprit de finesse.

Ebbene, la tecnica del mapping non è “spendibile”è solo all’inizio “ostica”? Le due cose non vanno necessariamente insieme.

La tecnica del mapping argomentativo ha bisogno di molto tempo per essere padroneggiata nella sua completezza, poco per essere utilizzata almeno in parte e nei suoi elementi essenziali. In realtà, agli studenti bastano poche ore per impadronirsi della tecnica; ci vuole invece più tempo per convincerli ed abituarli ad utilizzarla.

È “ostica”? Forse sì, ma solo per la nostra naturale tendenza a pensare in modo olistico alle argomentazioni, senza la capacità o la pazienza di analizzare ed individuare gli elementi di ogni argomentazione e di ogni singolo argomento utilizzato. La qualcosa ha i suoi pro e i suoi contro.

Non sempre gli argomenti hanno bisogno di essere di-spiegati in tutte le loro parti. Specie quando le regole di inferenza sono scontate o banali.

Tuttavia, spesso le argomentazioni esposte sequenzialmente (ed in maniera narrativa?) sembrano “filare” logicamente, mentre ad un’analisi puntuale, con le tecniche di visualizzazione argomentativa, ne emergono le deficienze, in termini di correttezza, di rilevanza o di pertinenza.

Veniamo alla seconda criticità emersa: la “capacità di condurre il debater principiante, senza eccessivi disagi e noie, a mettere in atto un dibattito sufficientemente serio in un tempo di preparazione congruo”.

E qui il discorso si fa un po’ più complesso, perché comprendo l’ansia di voler il più in fretta possibile far ingaggiare gli studenti in un dibattito, anche per non “perderli” dal punto di vista motivazionale; e tuttavia farli disputare e argomentare senza un minimo di basi logico-argomentative e di strumenti per analizzare e costruire o confutare argomentazioni è ridicolo.

Uno dei limiti del Debate è proprio questo pretendere che gli studenti con pochissima formazione logico-argomentativa si cimentino in dispute che hanno al cuore proprio l’argomentare e il contro-argomentare.

E non si pretenda in queso modo di sviluppare il “pensiero critico” degli studenti, perché questo modo di fare Debate, non lo fa se non accidentalmente; non più di quanto lo facciano le discussioni e le dispute al mercato o al Bar, che sempre dispute sono!

Per quanto riguarda l’esprit de geometrie e de finisse, francamente perchè scomodare Pascal? Tirare in ballo l’esprit de finesse, che non è altro che la capacità di cogliere in modo intuitivo la verità di qualcosa (sempre che esista una tale facoltà para-divina), volendo insegnare ad argomentare e controargomentare è piuttosto bislacco.

Io posso intuire tutte le verità di questo e dell’altro mondo, ma se voglio essere preso sul serio devo provareargomentare e contro-argomentare, con ragionamenti cogenti, forti e buoni

Cosa c’entra l’intuizione o lo spirito di finezza nel costruire una linea argomentativa? C’entra la “creatività”, la capacità di “escogitare”, di “inventare” di “trovare” argomenti a partire da un obiettivo di prova(per esempio, dire che è necessario qualche volta perdonare mi lascia ancora nella necessità di di dover trovare argomentie ed evidenze a sostegno).


Per finire, qualcosa intorno all’uso della narrazione nell’argomentazione, di cui si occupa con dovizia e arguzia l’amico Matteo Giangrande.

Non tutto in un’argomentazione è “sillogizzare”, ovvio. Ma a parte le dispute scolastiche medievali e, forse, neanche quelle, quando mai un’argomentazione non fa uso di “narrazioni”, che sono esempi, illustrazioni, perfino aneddoti? Basta leggere i classici, Machiavelli, Beccaria, Hume, per dire i nomi dei primi che mi vengono alla mente, per vedere come alternano i loro ragionamenti logicamente stringenti con narrazioni storiche più o meno fondate ed argomenti causali (spesso di carattere psicologico).

Vogliamo parlare di Platone e dell’uso argomentativo che fa del Mito?

Le narrazioni sono usate da sempre per argomentare: cosa è se non una “narrazione” il dialogo (impossibile) fra Socrate e le Leggi nel Critone di Platone.

Epperò, la narrazione usa i meccanismi narratologici per sviluppare ragionamenti che possono essere mappati come qualsiasi altro ragionamento; il che vuol dire anche che ogni argomento narrativo (qualsiasi cosa sia) può essere smontato e anlizzato per far emergere il ragionamento sottostante (come qualsiasi narrazione che voglia “provare” qualcosa”).

Per capirci, la narrazione del Critone sfrutta i frames conversazionali (in questo caso quelli del “giusto rimprovero”) per far passare un ammonimento alla coerenza ecc. ecc.

L’effetto emotivo è sicuramente maggiore, ma il valore logico ed epistemico degli argomenti usati è tutto lì e si può mettere in luce con un diagramma argomentativo.

E tuttavia, e concludo, l’argomentazione è sempre “geometrica” e va costruita a monte, oppure si sviluppa a casaccio, per giustapposizione di argomenti, con il rischio di ritrovarsi con argomenti irrilevanti o non pertinenti o con digressioni inessenziali a fini argomentativi.

E in questo le mappe deliberative se usate conun minimo di abilità, io credo, mantengono tutto il loro valore euristico e di disciplinamento del pensiero.