Le narrazioni archetipiche che reggono il discorso pubblico in Italia

Una chiave per leggere il nostro presente

Illustrations pour les « Fables choisies mises en vers par M. de la Fontaine », Claude Barbin et Denys Thierry, Paris, 1668 (premier recueil) 1678–79 (deuxième recueil) 1694 (troisième recueil). Numérotation Charpentier (1705) | Pubblico dominio

La prendo alla lontana due discorsi lontani nel tempo e nello spazio. Il primo di papa Urbano II che a Clermont, nel 1095, chiamava i cavalieri cristiani alla Crociata contro gli infedeli; il secondo, il discorso di Mussolini del giugno 1940, in cui annuncia agli Italiani che la guerra è stata dichiarata.

Urbano II — Clermont 1095
Mussolini, 10 giugno 1940

Cosa hanno in comune questi due discorsi ? Raccontano una storia; impongono una narrazione: c’è un cattivo (o più cattivi) che opprime una Vittima (che ha subito oraprimanel passato, non è importante) e c’è un Eroe (il Buono) che si erge (o si dovrebbe ergere) per difendere la Vittima di turno (con l’aiuto di qualcuno); è costretto a farlo perchè è giusto e perchè è necessario, perchè è vantaggioso (alla fine ci sarà un premio); per farlo deve sopportare faticarischi e danni di qualche tipo; ma alla fine la vittoria arriderà all’eroe: perchè il Bene vince sempre e il Male perde!

Sono archetipi narrativi che sembrano inscritti nei nostri circuiti neurali e e sono pressochè universali nelle strutture di base (vedi G. Lakoff, Pensiero politico e scinza della mente, Mondadori 2009).

Funzionano anche da schemi esplicativi che, è vero che ipersemplificano la realtà, ma ci forniscono, anche, emozioni e giudizi immediati. Tanto da venire sfruttati da films e serie televisive: l’Eroe ( il Bene) lotta sempre contro il Male (il cattivo di turno, che può esser chiunque lo spettatore riconosca facilmente: il terrorista, il serial killer, la multinazionale cattiva ecc.). La storia suscita così immediate reazioni emotive negli spettatori.

Per far sì che, di volta in volta, si vestano o si attribuiscano i “ruoli” del Cattivo, dell’Eroe, della Vittima, ecc., occorre “costruire” i tratti che li definiscono. Il “Buono” per esempio è qualcuno (di volta in volta “giovane” — e quindi pieno di energia- o “maturo” — e quindi “paterno”) che protegge le vittime, incapaci di farlo da sé, con mano ferma e ad ogni costo; lotta contro il cattivo di turno (e qualche volta anche contro i propri “demoni”), sottoponendosi a rischi, insulti, danni fisici…; deve essere onesto e disinteressatoumileuguale alle vittime (che in esso devono rappresentarsi) e, nello stesso tempo, con qualcosa in più; leale, rispetta l’amicizia e non la tradisce, così come rispetta gli impegni presi; è profetico, perchè vede meglio il futuro e sa indicarci la strada verso la salvezza e la nostra felicità (benessere, giustizia ecc.).

Al contrario il “Cattivo” è astuto, nasconde i propri sordidi interessi dietro buone intenzioni; rapace e profittatore, è avido e interessatomalvagio, vuole il male per il male e cospira sempre contro le vittime; disonesto, non rispetta mai i suoi impegni; è sleale. La “Vittima” infine, è sempre incolpevoleinnocente, mai responsabile delle sue disgrazie; subisce le conseguenze del prepotente, disonesto, profittatore, malvagio di turno; indifeso ed inerme, ha bisogno di un eroe che si erga a suo difensore e che lo trascini fuori dal baratro in cui i cattivi lo hanno fatto predcipitare.

Ebbene, perchè si vestano i panni di uno degli attori bisogna trovare fatti, evidenze, interpretazioni, che confermino questi tratti; e se non li si trovano, li si inventano a tavolino, o si ricercano fonti e pseudo autorità (per quanto implausibili o prive di credito) che le sostengano.

Chi sceglie una narrazione è continuamente alla ricerca di conferme (per quanto assurde, incredibili e bislacche siano) che lo rinsaldino nelle sue convinzioni.

Prendiamo la narrazione sui migranti: le vittime sono sempre gli Italiani ; i cattivi sono di volta in volta i migranti che vogliono imporci la loro presenza, a nostre spese e pretendendo diritti che non hanno; le ONG che aiutano (volontariamente o involontariamente) i trafficanti; l’Europa, di volta in volta rappresentata da un paese “ostile”: la Francia, la Germania, l’Olanda ecc.; gli eroi sono Salvini e Di Maio (più il primo che il secondo) che si ergono a difesa degli italiani-vittime e si scontrano, anche prendendosi il peso degli improperi e delle critiche dei Buonisti di ogni risma, e le accuse della magistratura…. ma continuando a tenere dritto il proprio progetto visionario: salvare le vittime dal Male.

Volete cambiare scenario? Prendiamo la Narrazione dei gialloverdi sui problemi economici dell’Italia. Le vittime sono sempre gli Italiani, i carnefici di volta in volta l’Europa, le Istituzioni finanziarie, le Banche, le famiglie imprenditoriali…; i loro aiutanti Renzi e il Pd; gli Eroi, sempre gli stessi …. Loro.

L’unica falla: la statura dei personaggi che dovrebbero rappresentare gli eroi: diciamo che è leggermente inadeguata!

Perchè i nemici possano entrare nel ruolo del Cattivo occorre costruire i tratti negativi: a questo servono le campagne di disinformazione e di denigrazione dei nemici di turno. Qualsiasi cosa va bene (falsa o vera che sia) se serve a sostenere la narrazione. Basta pensare alle fake news rilanciate da Salvini sugli immigrati o alla polemica sul colonialismo francese….


Le narrazioni archetipiche funzionano sempre, perché, come dicevamo sopra, sono già dentro di noi, perchè ci spiegano con una logica elementare ciò che accade intorno a noi (spesso molto complesso) in modo semplice e comprensibile per noi; perchè ci tranquillizzano, in quanto pensiamo di avere il “controllo” della situazione che ci mette a disagio (viviamo un disagio- qualcuno ci spiega cosa sta succedendo- di chi è la colpa; ed abbiamo qualcuno che sta lavorando per proteggerci e che dobbiamo aiutare in qualche modo, anche solo sostenendolo); perchè ci mettono a disposizione emozioni e giudizi chiari su come valutare i fatti e i personaggi (a seconda del ruolo che interpretano).

Perchè possiamo accettare la narrazione dobbiamo impersonarci nel ruolo della vittima o dell’eroe o dell’aiutante: è per questo che chi si erge ad eroe cerca di autorappresentarsi come “simile” o “uguale” per certi tratti con il suo target (Salvini: l’uomo comune, che va alla sagre paesane, che mangia nutella, che si veste come una persona comune — felpa o maglioncino- , che si fa chiamare “capitano” non a caso: l’ufficiale che nell’immaginario collettivo è sì quello che guida, ma anche quello più vicino alla truppa, quello che condivide le azioni dei suoi soldati e si impegna in prima persona …).


Stiamo vivendo in una narrazione, quella creata dai populisti ed alimentata da un decennio di giornalismo televisivo spazzatura. Oggi, siamo ancora più in pericolo, perchè i populisti hanno in mano anche le redini dell’informazione pubblica a cui si abbevera la maggior parte dell’opinione pubblica italiana. Questo permette di alimentare la narrazione amplificando e dando valore alla costruzione propagandistica dei ruoli narrativi: cambiano i “malvagi” nelle diverse narrazioni che settimanalmente ci vengono propinate, ma gli “Eroi”, ci potete scommettere, sono sempre LORO!