La Comprensione, l’Analisi e l’Interpretazione del Testo Argomentativo (1)

Gli elementi dell’Argomentazione

Cosa è un testo (o un discorso) argomentativo? Perché argomentiamo? Come analizzare, comprendere e valutare un’argomentazione? Cosa abbiamo bisogno di sapere e saper fare per acquistare una competenza argomentativa?

A queste domande cercherà di rispondere, in maniera sintetica, questo post introduttivo alla teoria e alla pratica dell’Argomentazione. 

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Che cos’è un testo argomentativo?

Ogni testo/discorso argomentativo esprime una presa di posizione su un tema controverso, cioè su un tema su cui ci sono, o sono possibili, punti di vista o prese di posizione differenti: È la pena di morte giusta? È giusto imporre ai sanitari di vaccinarsi contro il Covid-19? È opportuno legalizzare le droghe leggere? È giusto punire chi aiuta una persona a morire su sua richiesta?

Proprio perché si tratta di temi su cui non c’è un’unica posizione, chi ne sostiene una è in dovere di portare delle ‘ragioni’ o, come anche si dice, degli ‘argomenti’ per preferirla ad altre. Così l’avvocato che sostiene l’innocenza del proprio patrocinato, accusato di aver commesso un reato, dovrà portare prove di vario tipo per sollevarlo dall’accusa. Il filosofo che afferma che ‘Dio esiste’, esibirà le prove che, a suo modo di vedere, dimostrano la sua esistenza. L’opinionista che sul giornale afferma che occorre approvare una riforma della scuola, porterà le ragioni per cui ritiene che sia necessario farlo, e così via.

Ogni testo/discorso argomentativo sviluppa, quindi, un’argomentazione cioè un discorso in cui una tesi viene supportata con degli argomenti

Oggi è una bella giornata. Il sole splende, l’aria è tersa, il cielo è azzurro e senza una nuvola.

Una Tesi è un’affermazione che risponde alla domanda iniziale posta dal Tema in discussione. In questo esempio, la tesi  (‘è una bella giornata’) viene sostenuta con alcune evidenze: il sole splende; l’aria è tersa; il cielo è azzurro; il cielo è senza una nuvola. 

Ciò che bisogna comprendere è che le evidenze vengono considerate da chi argomenta ‘buone ragioni’ per affermare la tesi. Un altro oratore avrebbe potuto scegliere evidenze diverse o ritenere queste evidenze non bastevoli per la conclusione.

Questo è diverso dall’affermare, come spesso si fa, che ogni argomentazione è volta a convincere un Uditorio. Un’argomentazione può essere rivolta ad un uditorio (chi ascolta o chi legge), ma non necessariamente un’argomentazione nasce ‘per’ un uditorio.

Argomentare significa, solamente, portare ragioni a supporto di una tesi. Da questo punto di vista, quale che sia lo scopo in vista di cui io costruisco la mia argomentazione (per provare a me stesso, per provare anche agli altri, per convincere o per persuadere qualcuno della ‘bontà’ di una certa tesi), la struttura dell’argomentare non cambia. Io porto ragioni che devono essere logicamente correlate con la tesi che io sostengo. 

Cosa vuol dire’ logicamente correlate’? Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere che ogni buona argomentazione deve essere tale da poter essere ricostruita nella forma di un ragionamento (catena di inferenze) in cui gli argomenti funzionano come premesse, mentre la tesi rappresenta la necessaria conclusione.

Nell’esempio precedente: 

P1 Una bella giornata è una giornata in cui il sole splende …

P2 Oggi il sole splende …

C dunque, oggi è una bella giornata

Voi direte: a che serve riformulare l’argomento in questo modo? L’argomento era comprensibile anche senza bisogno di ricostruirlo logicamente.

È vero. Ma ci sono due buone ragioni per cui ricostruire logicamente un’argomentazione in forma di ragionamento (o di più ragionamenti coordinati) ci permette di comprenderli e di valutarli.

***

Vedi anche: L’argomentazione come ragionamento

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In questo caso, è evidente che l’argomento si regge sulla accettazione della prima premessa, che nel testo non veniva esplicitata, perché data per scontata, per condivisa. Tuttavia, io conosco almeno una persona che odia le giornate di sole, mentre ama le giornate fredde e piovose (sì ci sono anche persone così!). Il mio amico sicurebbe contestando la Premessa 1 contesterebbe anche la conclusione: l’affermazione che oggi è una bella giornata.

Argomentare, spiegare dimostrare

Come dicevamo all’inizio, l’ argomentare nasce dalla necessità di portare ragioni per una tesi controversa o controvertibile. Laddove la tesi non è controversa (attualmente, anche se potrebbe esserlo in futuro, o in un altro contesto), allora il portare ragioni per un’affermazione (claim) pur mantenendo la struttura di un’argomentazione (affermazione + prove), diventa una ‘spiegazione’.

Luigi:Perché non sei venuto alla festa di Sara, ieri sera? 

Giovanni Ero impegnato: dovevo preparare una relazione di lavoro per oggi; dovevo portare mia figlia al saggio di danza.

Luigi chiede una spiegazione del perché Giovanni non è andato alla festa; Giovanni porta un motivo (‘era impegnato’) e delle ‘evidenze’ a supporto dell’affermazione. 

Non tutte le ‘spiegazioni’ assumono la forma di un’argomentazione. Solo quelle in cui si presentano ragioni, motivi, cause per cui una data affermazione è stata fatta o è stata ritenuta vera.

La dimostrazione non è un’argomentazione, ma una ‘prova’. Prendiamo per esempio questo dialogo:

A: – Dio esiste? 

B: – Come fai a dirlo? 

A: – Posso provarlo

La Tesi: Dio esiste; la Ragione: ho le prove. La dimostrazione dell’esistenza di Dio è la prova che viene esibita come ragione per credere.

Persuadere e Convincere

Le ragioni per credere che T sia vera, utile, giusta necessaria ecc. possono non essere le stesse che potrebbero convincere un Uditorio X a credere T?

La questione non è banale. Cercare ragioni per prendere una decisione sulla verità di T è una cosa; cercare ragioni per portare qualcuno a credere che T sia vera (indipendentemente dal fatto di sapere – o di essere convinti – che T sia vera) è un’altra.

Nel primo caso io cerco ragioni per T; nel secondo io cerco ragioni per convincere U che T è la migliore soluzione possibile o che è vera.

Un avvocato che cerchi di convincere una giuria adotterà la strategia B e non la prima. Galilei credeva di avere buone ragioni per pensare che Scienza e Scritture fossero compatibili e cercava di provarlo razionalmente (io mi sono convinto che … per questo e questo motivo…); oppure, Galilei voleva solo convincere il suo Uditorio di credenti che fosse possibile questa conciliazione e cercava argomenti buoni per convincerli? Non necessariamente le due strategie coincidono. È la differenza fra un onesto ricercatore della verità e un disonesto manipolatore. E ancora, nel primo caso conoscere l’Uditorio non mi è di nessun vantaggio, nel secondo, invece, è fondamentale. 

Il ruolo dell’Uditorio nella costruzione dell’argomentazione

In fondo, argomentare è qualcosa che facciamo naturalmente, senza bisogno di avere studiato. Come animali sociali, siamo fatti per dare e chiedere ragioni per ciò che facciamo o che ci viene richiesto di fare. Abbiamo imparato fin da piccoli a dare e a chiedere ragioni pertinenti e rilevanti per le nostre e per le altrui pretese. Non abbiamo bisogno di avere studiato logica o teoria dell’argomentazione per capire se una ragione è rilevante o pertinente per una pretesa:

  1. Devi studiare se vuoi essere promosso
  2. Devi studiare se vuoi che i bambini dell’Amazzonia possano un giorno ringraziarti quando andrai a fare il medico in un centro per il volontariato

Quando cerchiamo di convincere qualcuno di qualcosa a cui teniamo, siamo naturalmente portati ad usare argomenti che pensiamo possano persuadere proprio lui. E gli argomenti che useremo sono quelli ‘giusti’ per lui in base a ciò che sappiamo di lui, di ciò che lui preferisce, di ciò a cui lui tiene, ecc. 

Di fatto, quando facciamo questo, stiamo costruendo un’argomentazione per un Uditorio particolare. Se l’Uditorio da convincere fosse diverso, sceglieremmo argomenti diversi, mirati proprio a quell’Uditorio e non ad un altro. 

Ora, quali che siano gli argomenti scelti fra quelli possibili o disponibili, è certo, comunque, che questi argomenti devono essere logicamente connessi con la tesi da provare, rilevanti e pertinenti per essa, seppure all’interno di un preciso Contesto argomentativo. Il Contesto è fatto di principi condivisi, assunzioni date per accettate, condizioni di accettabilità degli argomenti. 

Quando l’Uditorio non è noto o è ‘generalista’ è chiaro che è più difficile per chi argomenta trovare o selezionare argomenti adatti a convincere tutti. In questo caso, o si costruisce un’argomentazione generalista che può scontentare tutti; oppure, meglio si lascia perdere l’Uditorio e si costruisce un’argomentazione che mostri le migliori prove, i migliori argomenti disponibili per decidere di credere in una  Tesi.

Comprendere un’argomentazione?

“La scelta intrapresa dall’Italia di vaccinare per età e non per categoria è saggia, poiché il livello della mortalità della malattia da COVID-19 è ben più elevato nelle persone di età avanzata, a partire dagli over 80 e passando agli over 65. Anziani e pazienti appartenenti a categorie considerate fragili sono da vaccinare e da mettere in sicurezza sia per il proprio bene, sia per il bene della comunità: se queste categorie sono coperte, infatti, si alleggerisce il sistema sanitario e si liberano posti in terapia intensiva e negli spazi ospedalieri per tutti quei pazienti affetti da tumore o da patologie cardiovascolari che, dall’inizio della pandemia, destano grande preoccupazione tra gli specialisti”. 

In questo testo (un estratto da un’intervista al prof. Alberto Mantovani, sull’importanza di vaccinarsi contro il Covid-19) possiamo riconoscere un’Argomentazione. Sappiamo che il tema della vaccinazione contro il Covid-19 è un tema controverso, non tutti, infatti,  sono d’accordo sull’utilità di vaccinarsi contro il Covid-19 o, addirittura, sulla sua non pericolosità. In questo caso il Prof. Mantovani prende posizione all’interno della questione più generale della scelta se vaccinarsi o no, quella più particolare se sia più o meno ‘saggio’ vaccinare per età invece che per categorie. Il prof. Mantovani sostiene di sì. 

La tesi è che “La scelta intrapresa dall’Italia di vaccinare per età e non per categoria è saggia”

A sostegno di questa tesi vengono portati tre argomenti:

  1.  Il livello della mortalità della malattia da COVID-19 è ben più elevato nelle persone di età avanzata, a partire dagli over 80 e passando agli over 65. (Dato)
  2. Anziani e pazienti appartenenti a categorie considerate fragili sono da vaccinare e da mettere in sicurezza per il proprio bene
  3. Anziani e pazienti appartenenti a categorie considerate fragili sono da vaccinare e da mettere in sicurezza per il bene della comunità

L’argomento 3  e a sua volta supportato con un sotto-argomento:

3a. Se queste categorie sono coperte, infatti, si alleggerisce il sistema sanitario e si liberano posti in terapia intensiva e negli spazi ospedalieri per tutti quei pazienti affetti da tumore o da patologie cardiovascolari che, dall’inizio della pandemia, destano grande preoccupazione tra gli specialisti

In questo breve testo ritroviamo gli elementi chiave dell’argomentazione: Un Tema; una Questione controversa; una presa di posizione espressa in forma di Tesi e una serie di Argomenti a sostegno della tesi.

Questa breve argomentazione può essere rappresentata in forma di diagramma:

In questo diagramma ad albero rovesciato, la tesi viene posta in alto, mentre gli argomenti principali vengono posti sotto (e visualizzati dentro box colorati in verde), mentre ad un livello ancora inferiore, direttamente sotto l’argomento principale, vengono posti  i sotto argomenti (gli argomenti secondari a sostegno dagli argomenti primari), ecc.

In questa breve argomentazione vediamo, per esempio, come la tesi sia sostenuta da tre argomenti indipendenti, di cui uno, a sua volta, è sostenuto con un ulteriore sotto argomento.

Comprendere il senso

Comprendere un testo non significa solo individuare tesi ed argomenti, ma anche comprendere il senso di ciò che viene affermato. 

La Tesi parla di ‘saggezza’ intendendo dire che è una scelta ‘intelligente’ e opportuna in quanto raggiunge quelli che sono gli obiettivi morali (salvare vite umane) e sanitari della campagna di vaccinazione, con un effetto benefico complessivo sull’intera comunità.

L’autore dà per scontato che questi obiettivi siano condivisi dai lettori: ‘assume’ (senza provare ad argomentarlo), infatti,  che vogliamo mettere in sicurezza le persone più a rischio di mortalità (le persone di età avanzata); anche se (non pienamente convinto che questo possa essere un assunto valido per tutti) aggiunge un argomento più utilitaristico: facendo il bene degli anziani, indirettamente facciamo un bene all’intera comunità, alleggerendo il sistema sanitario e permettendo la cura di altri pazienti.

Come si può comprendere da quanto detto sopra, comprendere un testo è più della comprensione del significato letterale dei singoli enunciati e della loro connessione logica.

Comprendere un’argomentazione significa anche comprendere le intenzioni di chi argomenta, ciò che vuole indurre a credere

Valutare un’argomentazione

Capire cosa sta cercando di fare, ci permette di potere stabilire se ci riesce oppure no.

A quel punto a noi non rimane altro che ‘valutare’ oggettivamente se le ragioni portate sostengono la tesi che si vuole sostenere. Per farlo dobbiamo verificare: 

  1. se possiamo considerare ‘saggia’ (intelligente, ponderata, equilibrata, giusta) una decisione che permette di evitare la morte delle persone e contemporaneamente beneficiare l’intera comunità;
  2. se la decisione, in effetti, permette (o ha permesso) di raggiungere gli obiettivi che si propone (si proponeva) 

In secondo luogo, dobbiamo valutare se la conclusione del ‘ragionamento’ segue dalle premesse (gli argomenti). Per farlo dobbiamo prima fare una cosa importantissima quando si ratta di valutare un argomento: esplicitare le premesse nascoste, gli assunti che non vengono dichiarati esplicitamente, ma che sono necessarie per condurre dalle premesse esplicite (i Dati) alla loro conclusione.

Ed ecco il diagramma completo dell’argomento, con le premesse inespresse (segnalate con linee tratteggiate), che rendono logicamente coerente l’argomentazione:

Come si vede le premesse inespresse (dette anche Regole o Garanzie)  rendono scorrevole l’inferenza, permettendo di passare dal Dato alla Conclusione.

Lo scopo

Un’argomentazione il più delle volte non si limita a portare ragioni per una tesi, ma il suo obiettivo è di persuaderci a credere, a fare o a desiderare qualcosa. L’argomentazione sopra riportata, per esempio, cerca di persuaderci a continuare a sostenere il governo nella scelta di vaccinare prima le categorie più deboli. Per farlo si rivolge al nostro naturale senso di umanità (è giusto e buono mettere in sicurezza prima le persone più a rischio), ma anche al nostro naturale interesse per ciò che è vantaggioso (in questo caso indirettamente) per noi. Come comprendere qual è l’effetto persuasivo che l’argomento cerca di raggiungere? Per questo dobbiamo vedere il tipo di schemi di argomento utilizzati dall’autore. Il primo schema di argomento fa riferimento ad una valutazione di efficacia: un’azione è ‘saggia’ se raggiunge il massimo risultato (in questo caso salvare quante più vite è possibile); il secondo schema di argomento fa riferimento alle conseguenze positive: un’azione è saggia se le sue conseguenze sono positive o vantaggiose (in questo caso le conseguenze sono vantaggiose per le categorie a rischio , ma anche per il resto della società).

Si tratta in tutti e due i casi di argomentazioni pragmatiche in cui un atto viene valutato in rapporto alle sue conseguenze positive o negative. Lo scopo di chi argomenta in questo caso è condividere con chi legge la propria valutazione dell’azione del governo in merito alla scelta vaccinale, motivandolo con ragioni di giustizia e di utilità.

Per creare l’effetto persuasivo non è sufficiente produrre ragionamenti logicamente stringenti, portare evidenze ecc.  Spesso, abbiamo bisogno di suscitare emozioni, di fomentare passioni, di suscitare fiducia, complicità, solidarietà con il lettore. A questo scopo l’uso di parole emotive, di un linguaggio emotivamente carico, la creazione di frame di senso che incorniciano e contestualizzano i ‘fatti’, hanno un ruolo fondamentale nel creare quel vago profumo di persuasività. 

Valutare l’efficacia

Valutare l’efficacia persuasiva di un testo argomentativo è, forse, la cosa più semplice da fare. Basta ‘vedere’ se è riuscito, in prima battuta, a persuaderci. Se alla fine della lettura abbiamo una vaga ‘sensazione’ che chi argomenta potrebbe ‘avere ragione’, allora probabilmente l’Autore è riuscito ad essere efficace.

 L’efficacia persuasiva nulla ha a che vedere con la ‘bontà’ dell’argomentazione, che dipende solo ed esclusivamente dal valore di ragioni ed evidenze nel supportare la tesi.

Conclusione

L’analisi che abbiamo appena fatto ha messo in campo una serie di abilità e di conoscenze che non possiamo dare per scontate.

È vero che tutti ragioniamo, così come tutti argomentiamo, ma: 

  1. fare qualcosa e sapere come si riesce a farla sono due cose diverse: i bambini imparano a parlare in modo funzionale prima ancora di imparare come è fatto il linguaggio e di conoscerne le regole, ma questo non vuol dire che lo padroneggino; per esempio, non sono capaci di auto-correggersi;
  2. solo conoscendo gli elementi, le strutture e i meccanismi del ragionamento e dell’argomentazione siamo capaci di tenerli sotto controllo, valutarne i prodotti ed, eventualmente, migliorarli (se così non fosse, non si scriverebbero ponderosi e complicati libri di logica o teoria dell’Argomentazione)
  3. nella nostra analisi abbiamo fatto riferimento a elementi come le evidenze, le  assunzioni (o premesse inespresse), gli schemi di argomento, ecc. che dobbiamo conoscere per raggiungere una competenza logico-argomentativa che ci permetta di leggere, comprendere e valutare in maniera ‘esperta’ un ragionamento o un’argomentazione;
  4. nella nostra analisi abbiamo anche messo in opera una serie di abilità (abbiamo fatto alcune cose) di base, come il riconoscere tesi e argomenti in un testo; visualizzarli in un diagramma strutturato; ricostruire schemi di argomento ecc., che vanno ‘formate’ e ‘ praticate’ a lungo per consolidarsi.

In tutto ciò, non partiamo da zero, siamo animali inferenziali ed argomentanti; abbiamo una ‘competenza’ naturale di base che ci permette di fare inferenze corrette (specialmente quando ragioniamo casualmente), di comprendere quando c’è qualcosa che non va in un ragionamento (specialmente nei ragionamenti altrui); abbiamo una naturale sensibilità per la pertinenza e la rilevanza degli argomenti, ecc. La nostra natura sociale fondata sulla cooperazione e sulla comunicazione linguistica necessita di uno strumentario logico di base, di cui, benevolmente, la Natura ci ha dotato. Tuttavia, non basta: la Logica e l’Argomentazione vanno studiate, apprese e consolidate con la pratica opportuna

2 risposte a "La Comprensione, l’Analisi e l’Interpretazione del Testo Argomentativo (1)"

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