Traccia B, Prima prova : Esempio 2



Simulazione Traccia B esame di Stato
L’analisi dei tre testi proposti dal ministeromedium.com


Incipit

Ma cosa leggono nel loro tempo libero i funzionari ministeriali che scelgono le tracce per la Prima prova dell’esame di Stato? È questa una domanda che mi frulla in testa non da oggi, ma certo avendo deciso (mea culpa!) di occuparmene, oggi mi sovviene con ancora più decisione.

Ma era davvero necessario con la miriade di articoli, editoriali, saggi andare a pescare un vecchio scritto di U. Eco che parla di tecnologie all’avanguardia forse negli anni Sessanta, ma che oggi (anno di grazia 2019) ci fanno sorridere? E ancora, era proprio necessario ricorrere, per il secondo esempio di traccia B, a un post di un Blog personale, scelto per non so quale merito (contenutistico? letterario? argomentativo?), e tagliato un po’ così?

Ai posteri…


Il secondo esempio di Traccia B dal MIUR è tratto da un post di Annamaria Testa, dal titolo La fatica di leggere e il piacere della lettura.

Analisi

Le consegne per gli studenti seguono il format indicato dalla Commissione Serianni:

Prima di procedere nell’analisi del testo andrebbe forse detto qualcosa su questo orrenda abitudine di tagliare i testi. Il testo originale di Annamaria Testa ha un altro respiro e permette di comprendere il senso di passaggi argomentativi, altrimenti ambigui. Ma costa così tanto riportare i testi completi?

Per capire ciò di cui sto parlando occorre avere sottomano il testo completo. Il post ha una sua unità di sviluppo e una sua coerenza. Unità e coerenza che possono essere viste sotto due punti di vista diversi: una semantica e una logica.

Dal punto di vista “semantico” l’unità del testo è costruita attorno ad un termine-chiave, “conquista”il piacere della lettura è una “conquista” preziosa. Il contesto semantico della parola “conquista” si irradia nello sviluppo di tutto il testo.

Perchè ci sia una “conquista” occorre che ci sia qualcosa che valga la pena conquistare; uno sforzo per superare un ostacolo; un premio(materiale o morale) che motivi a intraprendere l’impresa e gli sforzi necessari per arrivare al premio. Così il piacere della lettura è una conquista preziosa; per ottenere il premio bisogna sobbarcarsi la fatica della lettura, perchè la lettura è “faticosa”; ed è questa una delle ragioni per cui la lettura è una pratica non così diffusa come dovrebbe; la seconda ragione è che il piacere e l’arricchimento che ne derivano (il “premio” per la conquista) non possono essere immaginati prima, ma vanno “sperimentati” direttamente. Da qui l’ulteriore domanda: come facciamo a motivare i riottosi e gli “ignoranti” (nel senso che ignorano il premio che li aspetta)?

Dal punto di vista “logico”, il testo ruota attorno a due domande chiave e sequenziali: la lettura è un piacerese lo è perchè le persone non leggono o leggono poco? La seconda domanda è: come invogliare chi non legge o legge poco a leggere?

L’argomentazione si svolge in due parti: la prima parte è di carattere esplicativo; la parte finale è di tipo deliberativo: si propone un piano d’azione (la lettura ad alta voce) per ottenere un risultato (invogliare alla lettura), tenendo conto dei possibili ostacoli (le resistenze di insegnanti ed esperti). Questo spiega la prevalenza nel testo di argomenti causali. Va detto che la guida all’analisi proposta da Ministero è parecchio fuorviante. Intanto si suggerisce che la “tesi” dell’intero brano sia unica ed abbia a che fare col tema della complessità del leggere, mentre così, come vedremo, non è.

Primo passaggio

SintesiLa lettura è una conquista faticosa perché, pur essendo un piacere e arricchendo la vita, è qualcosa di “innaturale” e “faticoso”. La fatica è fisica ( i nostri occhi non sono “nati” per questo) e cognitiva (sforzo che coinvolge tutto il nostro cervello), anche se lo sforzo diminuisc col tempo.

Analisi secondo passaggio

Sintesi. Nella parte finale del testo l’autrice avanza la sua proposta che gli insegnanti dovrebbero motivare i bambini (e non solo) alla lettura, leggendo loro i libri a voce alta. L’idea è che sperimentando indirettamente il piacere della lettura possano affrontare più facilmente la “fatica” che questa comporta, almeno fino a quando la fatica “iniziale” scomparirà. Un’idea che, l’autrice riconosce, potrà essere vista dagli adulti, ormai lettori esperti, come “strana, antiquata o bizzarra”, ma che, l’autrice assicura, potrebbe non rivelarsi tale.

Lo stile

Lo stile prevalentemente paratattico del testo si spiega facilmente: si tratta di un testo scritto per il web. La lettura on line non è fatta per periodi lunghi e sintatticamente complessi. Cosa che non impedisce, comunque, all’autrice di articolare in modo efficace il proprio pensiero sull’argomento.


Commento

Qui di seguito alcune idee su come si potrebbe impostare un testo di commento all’argomentazione dell’autrice. Chiaramente si tratta di spunti che dovrebbero essere articolati in maniera più estesa, portando esempi o evidenze di qualche tipo.

Con un’avvertenza che mi sento di poter fare: il testo di commento non dovrebbe essere troppo lungo. Bisogna tener conto che il testo finale è la somma della parte di Analisi più il Commento vero e proprio.

Crederei opportuno non andare oltre la presentazione della propria posizione (pro o contro le opinioni dell’autore del testo da commentare) e due o tre argomenti a supporto, illustrati con esempi o sostenuti con evidenze. Ma su questo non ho certezze.


Per la stesura di questo breve testo di esempio mi sono basato su questa semplice mappa:

E’ la lettura un piacere che arricchisce la vita?

L’argomentazione di A. Testa si regge su un “assunto”: la lettura è un piacere perchè ci arricchisce la vita.

Partendo da questo assunto, è facile immaginare come l’Autrice sia arrivata a porsi la domanda: se la lettura è piacevole perché la gente non corre a comprare libri e non li divora?

Ora, l’assunto da cui parte la Testa è veramente così scontato? E di che tipo di lettura stiamo parlando?

Innanzitutto, la lettura non è un piacere per tutti, ci sono persone che non provano alcun piacere a leggere libri, e non è una questione di “ignoranza”. Se tutti, infatti, entrando in contatto con il mondo dei libri ricevessero lo stesso piacere (e tutti a scuola, bene o male, un qualche contatto con i libri ce l’hanno avuto), dovremmo avere tanti lettori quanti sono gli studenti che hanno frequentato le scuole, e così non è, stando ai dati sulla vendita di libri, riviste e giornali in Italia.

In secondo luogo, lo sforzo per conquistare qualcosa lo si fa, se questo “sforzo” è l’unico mezzo per ottenere quell’obiettivo, e quell’obiettivo è appetibile per me, altrimenti non lo si fa. Ora, la lettura è sì utile e “arricchente”, ma non è l’unico modo per “arricchirsi” culturalmente”; altri ce ne sono e meno “faticosi” e, magari, più “divertenti: i Social, Internet i Media audiovisivi.

Infine, l’idea che basti far sperimentare cosa c’è dentro un libro perché si scopra il piacere e la ricchezza della lettura ( e quindi si sia motivati a sobbarcarsi lo sforzo) non è un argomento molto convincente; non basta, infatti, portare un “ignorante” d’arte ad una mostra di Van Gogh, perché questi miracolosamente corra a leggere libri d’arte.

La lettura ad alta voce può sì servire, ma solo quando è fatta da chi ama già la lettura, perchè solo chi ama una cosa riesce a farla apprezzare ed amare agli altri.

Forse più che lo sperimentare indirettamente il mondo dei libri attraverso la lettura ad alta voce, è importante la curiosità e la spinta all’autonomia, a far da sè, a non dover “chiedere al genitore di turno (o a chi per loro) di mediare fra lui (il bambino) e il mondo nascosto nei libri.


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