La traccia B della prima prova di italiano per l’Esame di Stato 2019 (1^ parte)


Una strategia per affrontarlo con il metodo delle “argument mapping”

Finalmente il MIUR ci ha edotti sulle modalità con cui si svolgerà il nuovo Esame di stato. Novità rilevanti, già anticipate, ma almeno da oggi è possibile cominciare a lavorare per orientare i nostri studenti a svolgerlo al meglio delle loro possibilità.

Fra le novità rilevanti, ci sono sicuramente quelle che riguardano la prova d’Italiano: scompare la traccia storica e il “saggio breve”. Ma la novità delle novità riguarda sicuramente la nuova attenzione che la Commissione presieduta dal prof. L. Serianni ha rivolto al tema argomentativo. In più occasioni, e negli anni, il prof. Serianni si è speso nel sostenere la necessità che i nostri studenti sviluppassero le abilità connesse con la comprensione e la scrittura di testi argomentativi, vero punto debole della formazione di studenti-cittadini, in grado di partecipare alla discussione pubblica (oltre che, dico io, di comprendere gran parte dei messaggi trasmessi dalla manualistica scolastica).

Leggiamo dal Documento di lavoro [1]:

Tipologia B. Analisi e produzione di un testo argomentativo.

In questo tipo di prova è in gioco, in primo luogo, la capacità di riconoscere gli snodi argomentativi di un testo ben formato di tipo saggistico o giornalistico (editoriali, specie se dovuti alla penna di intellettuali o esperti di fama)1. La traccia proporrà un singolo testo compiuto — ma può trattarsi anche di un estratto sufficientemente rappresentativo ricavato da una trattazione più ampia — chiedendone in primo luogo un’interpretazione/comprensione sia di singoli passaggi sia dell’insieme (per esempio, quali sono le sequenze essenziali del discorso? quale la tesi di fondo sostenuta? quali sono le risorse espressive a cui ricorre chi scrive per sostenere la sua opinione?). La prima parte sarà seguita da un commento, nel quale lo studente esporrà le sue riflessioni intorno alla (o alle) tesi di fondo avanzate nel testo d’appoggio, anche sulla base delle conoscenze acquisite nel suo specifico percorso di studio.

Indicazioni specifiche per la formulazione delle consegne:
1. Specificare quali operazioni di analisi e interpretazione del testo si richiedono;
2. indicare l’operazione di riscrittura (sintesi o altro) che eventualmente si richiede
3. dare eventualmente indicazioni di massima circa la lunghezza del commento da produrre;
4. dare indicazioni circa l’articolazione del commento, che può essere più o meno strutturato e vincolato a seconda dell’argomento proposto.

Si potranno prevedere diverse articolazioni come ad esempio la proposizione iniziale della tesi o sviluppo con esposizione finale della stessa. Si potranno fornire indicazioni sull’ordine nell’esposizione di argomenti e controargomenti a sostegno o a confutazione delle tesi sostenute nel testo d’appoggio.

Nell’ambito della terna di tracce previste per tale tipologia potranno essere proposte differenti articolazioni: tracce più vincolanti circa la forma del commento argomentativo, in cui si richiederà ad esempio di utilizzare mosse argomentative specifiche; tracce meno vincolanti sempre riguardo la forma del commento argomentativo, in cui si richiederà ad esempio di esporre tesi e argomentazioni specifiche senza ricorrere necessariamente a strategie discorsive proprie dell’argomentazione.

In particolare, nella parte dedicata ai Criteri per la valutazione delle prove, il gruppo di lavoro scrive:

Questa prova presuppone due attività: la capacità di comprendere i testi proposti, a partire dalla consegna richiesta e dalle eventuali note informative, e la produzione di un elaborato scritto. La valutazione dovrebbe tener conto, anzitutto, della comprensione della consegna e dei testi proposti. Quanto alla produzione dell’elaborato scritto, saranno oggetto divalutazione gli aspetti formali ed espressivi e la capacità di sviluppare un discorso critico. …Per quanto riguarda il contenuto vanno considerate la componente ideativa e interpretativa, l’utilizzo di conoscenze relative all’argomento affrontato, la pertinenza delle argomentazioni e la capacità di esprimere e motivare giudizi critici e valutazioni personali. [ibidem]

Ancora più in particolare, il gruppo di lavoro fornisce i seguenti indicatori per la valutazione di questo tipo di prova:

Devo dire che era ora. Era ora che alla scrittura “non creativa”, per dirla con M. Santambrogio, si dedicasse la dovuta attenzione anche all’esame di stato.

Saper leggere un editoriale, un saggio scritto da altri, saperne cogliere la struttura argomentativa, saper distinguere le buone argomentazioni da quelle deboli, “saper esporre efficacemente e per iscritto le proprie idee e saper discutere in maniera costruttiva” dovrebbero essere, scriveva M. Santambrogio, una “capacità diffusa”.[2]

Si pone adesso il problema per tutti noi docenti, ed in primis quelli di Lettere, di dotare o di rafforzare i nostri studenti di quinta (per gli studenti che affronteranno questa tipologia di temi negli anni successivi il problema è meno urgente, ma, chiaramente, sussiste anche per loro) di quegli strumenti e quelle abilità di analisi critico-argomentativa necessari allo svolgimento del compito. Il che comporta, volenti o nolenti, la necessità di impadronirsi di strumenti, conetti e tecniche di analisi proprie della logica (informale), della teoria dell’argomentazione e della Retorica.

Naturalmente, non voglio assolutamente dire che questo non lo si facesse già prima, dico solo che adesso diventerà “necessario” e generalizzato.

In questo post proporrò un metodo o una strategia per affrontare la lettura, l’analisi e la scrittura di un testo argomentativo, basati (anche, ma non solo) sull’uso dell’Argument mapping. Mi limiterò a esemplificarne l’uso e le potenzialità. È chiaro che utilizzarlo in modo esperto implica un minimo di conoscenza di logica, di Argomentazione e Retorica; così come una conoscenza di base dei metodi di diagrammatura logico-argomentativa.

Lo farò affrontando la lettura analitica di un editoriale di E. Galli della Loggia, dal titolo Le fragili democrazie europee, pubblicato sul Corriere della Sera del 15 giugno 2018, di cui riporto solo alcune parti.

Il testo:

Nelle vicende politiche dell’Europa di oggi è facile leggere una singolare coincidenza carica di molte lezioni. La coincidenza è quella tra la crisi strisciante (ma ormai neppure più tanto) dei regimi democratici europei e la concomitante ritirata degli Stati Uniti dal teatro del vecchio continente. Non è una coincidenza casuale. Infatti, così come fu solo la vittoria degli anglo-americani, ma in sostanza soprattutto degli Usa, che nel 1945 determinò l’avvento in Europa occidentale di stabili regimi democratici, così oggi sembra avvenire un fenomeno eguale di segno contrario. Si allontana la presenza degli Stati Uniti dal continente e, guarda caso, in concomitanza con tale allontanamento le democrazie europee si trovano sempre più a mal partito. Il fatto è che troppo spesso ci dimentichiamo che in Europa la democrazia — la democrazia liberale aperta ai diritti sociali che è quella di cui stiamo parlando — non ha avuto una vita facile. È assai dubbio, tanto per cominciare, che il grande pensiero sorto e sviluppatosi nel continente, da Platone ad Heidegger, le sia stato davvero favorevole: e così la religione delle sue maggiori Chiese a cominciare da quella cattolica. Fin dall’inizio, poi, il suo sviluppo politico si trovò a dover combattere contro poteri antichi, tradizioni illustri e gerarchie consolidatissime; a essere insidiato ad ogni passo da radicalismi sociali difficilmente dominabili. È accaduto così che dopo alcuni importanti successi nel XIX secolo il primo quarantennio del Novecento europeo, invece, abbia visto la democrazia progressivamente in ritirata, incapace di adunare intorno a sé un consenso sufficiente a opporsi all’incalzare delle ideologie antidemocratiche di destra e di sinistra. Destinata dunque a registrare una sconfitta dopo l’altra fino alla catastrofe finale del 1940. A quella data solo due lembi dell’Europa continentale, la piccola Svizzera e la Svezia, restavano ancora rette a libertà. Lasciata per così dire a se stessa, la storia europea aveva condotto a un esito siffatto. [….]

Ma proprio il rapporto con gli Usa è un rapporto che si sta ormai ineluttabilmente consumando. Che ogni giorno si allenta. Dall’inconcludente ultimo Bush alla presidenza dell’inettissimo Obama, fino a quella umoral-strampalata attuale dell’isolazionista-protezionista Trump, da tempo le due rive dell’Atlantico non fanno che allontanarsi. Da tempo l’America sembra aver deciso di ritirarsi da questa parte del mondo (e non solo). Certo, esiste ancora la Nato, ma ormai avviata a essere quasi solamente un puro organismo militare. Organismo che peraltro — senza quell’intima coesione che è assicurata da una vera condivisione di valori, privo di prospettive e speranze comuni, afflitto da una scarsa fiducia e dalle crescenti divergenze tra i suoi partner, indebolito dall’indebolimento generale della leadership statunitense — anche sul piano militare forse non è più quello di un tempo. L’Europa dunque è sola; dopo la Brexit sempre più sola nella sua continentalità. […]

In tutto ciò domina la frantumazione delle idee, dei propositi e delle volontà. L’Europa assiste muta e inerte allo spettacolo delle proprie lacerazioni e delle proprie indecisioni. E in questa Europa lasciata a se stessa e alla sua storia tornano — con la complicità, va detto, della congiuntura economica avversa: ma non dovunque, e dopotutto non in misura così grave — tornano specialmente i demoni della sua antica vicenda che nel terribile primo quarantennio del Novecento già concorsero una volta a segnare il fallimento della democrazia nel continente. Tornano dunque gli orgogli e i puntigli nazionali, le tentazioni etniciste, la facile permeabilità alla demagogia delle masse, l’antiparlamentarismo, il disdegno per la politica e per i partiti. Tornano il mito del complotto permanente dell’«alta finanza», l’attenzione esasperata per la «purezza» e la «natura» oggi riproposti in versione ecologica, e poi un certo disprezzo di principio per le istituzioni internazionali (dal Fondo Monetario all’Oms, all’Unione Europea), la confusione intellettuale dei ceti medi, infine la protesta contro le ingiustizie del mercato ma intesa perlopiù come protesta contro la globalizzazione. […] Certo, ci possiamo consolare pensando che la storia non si ripete mai due volte. Ma non è scritto da nessuna parte che dopo il male non possa venire il peggio.

Analisi

La lettura globale del testo

La lettura globale serve chiaramente a farsi un’idea generale del testo, di ciò di cui si sta parlando e della sua tesi di fondo. La sua funzione è quella di darci una comprensione complessiva del testo, prima di analizzarlo nei dettagli e, anzi, con la funzione di guidarci nell’analisi.

Il risultato di una lettura globale potrebbe essere la stesura di un breve testo di sintesi che riporti le tesi sostenute nell’articolo dall’Autore.

Individuazione del tema e della tesi principale del testo

Il tema trattato nell’articolo è quello della crisi delle democrazie europee. Mentre, per quanto riguarda la tesi, l’Autore sostiene, come dichiara apertamente nell’incipit dell’articolo, che vi sia una coincidenza “non casuale” fra la crisi delle democrazie europee e l’allontanamento degli USA dal continente.

Individuazione dei diversi blocchi argomentativi

Il testo si presenta già tipograficamente diviso in blocchi argomentativi: nel primo, dopo avere presentato la tesi, Galli della Loggia descrive le ragioni della fragilità strutturale delle democrazie europee; nel secondo, pone un collegamento fra l’affermarsi delle democrazie europee e la presenza e il supporto degli USA, dopo la seconda guerra mondiale; nel terzo, presenta l’attuale situazione di allontanamento degli USA (che fa risalire a Bush) dalla politica continentale; infine, nell’ultimo blocco, l’autore illustra le caratteristiche dell’attuale crisi delle democrazie europee, sotto attacco da destra e sinistra e che richiama in modo allarmante la situazione dei primi decenni del ‘900.

Individuazione della linea di ragionamento principale

Individuare la linea di ragionamento sottesa al testo è fondamentale per comprendere natura e funzioni dei diversi argomenti portati a sostegno della tesi. Inoltre, la “linea di ragionamento” gioca un ruolo fondamentale nella valutazione complessiva dell’argomentazione. Vediamola in questa ricostruzione visuale:

Non ho parafrasato il testo della premessa 2A-b (cosa che sarebbe sempre consigliabile fare), per fare comprendere a quale parte dell’articolo faccio riferimento. Ma sarebbe sempre opportuno far parafrasare gli enunciati complessi, in modo da far venire fuori il “senso” di quanto viene affermato. Inoltre, non ho esplicitato la Regola(causale) che permette di passare dalle due premesse alla conclusione. L’argomento avrebbe correttamente dovuto essere esplicitato in questo modo:

L’esplicitazione della linea di ragionamento ci indica qual è l’argomento principale che sostiene la tesi (e la Regola, 1A-c, che viene assunta da Galli della Loggia senza esplicitarla e che, sotto molto aspetti, è discutibile), nello stesso tempo, ci guida nell’analisi dei diversi passaggi argomentativi.

Individuazione dei diversi argomenti (via indicatori)

Per provare la correlazione causale di cui sopra, Galli della Loggia sviluppa un’ulteriore linea di ragionamento che assume la forma di una “spiegazione”:

Anche in questo caso non ho volutamente parafrasato (e non lo ripeterò più per i passaggi successivi, ndr) la premessa 3A-b per le ragioni sopra dette. Si può notare, invece, come le tre premesse corrispondano ai tre argomenti sviluppati nei primi tre blocchi argomentativi.

Ciascuna delle premesse viene “provata” con diversi argomenti. Per individuarli ci siamo serviti , fra le altre cose, dei connettivi testuali presenti nel testo.

Veniamo alla prima. Gli argomenti 4A-a,4A-b,4A-c sono argomenti di diversa natura volti a sostenere (e spiegare) la tesi secondo cui la democrazie europee (“democrazia liberale aperta ai diritti sociali”) sono strutturalmente fragili.

Per non appesantire l’analisi e quindi la visualizzazione ho raggrupato gli argomenti dello stesso tipo (ideologicopoliticostorico) in un unico box; a far bene, per esempio, si sarebbe dovuto distinguere lo sfavore dei filosofi nei confronti delle democrazie, da quello delle Chiese. Ma, per i nostri scopi, va bene così.

La seconda premessa, 3A-b, che sostiene che i regimi democratici europei devono tutto alla resistenza dell’Inghilterra e all’intervento americano prima, e al fondamentale rapporto con gli USA poi, è sostenuta con due argomenti uno storico (anche qui abbiamo lasciato gli enunciati originali in forma di domande retoriche, anche se in una mappa argomentativa avrebbero dovuto essere parafrasate: i regimi democratici europei hanno resistito all’attacco delle forze anti-democratiche solo grazie alla resistenza della GB e all’intervento degli USA) e uno di carattere politico.

La terza premessa sostiene che oggi il supporto degli USA non c’è più. A sostegno della premessa Galli della Loggia porta un’impressione (“l’America SEMBRA aver deciso di ritirarsi”), sostenuta da un giudizio sulla politica europea degli ultimi presidenti americani; risponde poi ad una possibile obiezione con due contro-argomenti (preceduti da un “ma” e un “peraltro”) che ne restringono la portata.

Infine, l’ultima parte dell’articolo è rivolta a indicare le conseguenze che il disimpegno americano dalle politiche continentali sta avendo sulle fragili democrazie europee:

Ho messo in due soli box le evidenze a supporto delle due parti della tesi 1B-a, per non appesantire troppo la visualizzazione della mappa.

Lettura retorica del testo

Si tratta della parte dell’articolo che più si presta ad un’analisi di carattere retorico: l’uso di anafore (torna…. torna … torna….; tornano….tornano…. ); le stesse “evidenze”, che, in realtà, sono giudizi “politici” dell’autore (per esempio, quelli sulla politica estera di Germania e Francia) caratterizzati da un linguaggio pregiudizievole(“puntigli nazionali”, “tentazioni etniciste”, “attenzione esasperata” ….). A questo possiamo aggiungere l’uso di domande retoriche con finalità argomentative della seconda parte dell’articolo.

L’articolo si conclude con una “preoccupazione” che la storia possa ripetersi “in peggio”.

Valutazione

La tesi di Galli della Loggia si regge su un argomento traballante, basato su una connessione causa-effetto discutibile; infatti, la tesi che la coincidenza “avvicinamento/ allontanamento USA — affermazione/crisi democrazie europee” non sia casuale, è supportata solo da una serie di affermazioni apodittiche (sulla fragilità delle democrazie europee), giudizi politici (quelli sulla politica degli ultimi presidenti americani) non suffragati da consistenti/solide prove(nella mappa si vede come sotto gli argomenti mancano “evidenze” di qualche tipo). A questo si accompagna un argomento di analogia storica fra la situazione che le democrazie europee stanno vivendo oggi (sotto l’attacco dei populismi di destra e di sinistra) e quella vissuta dalle stesse nei primi quarant’anni del ‘900, che si regge solo su suggestioni più che su prove: non a caso è questa la parte dell’articolo in cui più viene utilizzata la retorica e in cui sono presenti“forzature” interpretative dei “fatti” per adattarli allo schema analogico (la tesi dell’ “analogia storica”): per esempio, il passaggio su “l’attenzione esasperata per la <<purezza>> e la <<natura>> oggi riproposti in versione ecologica”.

Scrittura

La scrittura del proprio commento (una volta destrutturato il testo-base nelle sue parti argomentative e valutatane la forza degli argomenti) è piuttosto agevole, e lo diventerebbe ancora di più se si fossero parafrasati gli enunciati che abbiamo riportato nei box. Il testo potrebbe assumere la forma di una relazione di analisi o di un vero e proprio saggio, a seconda della consegna o della nostra vena creativa.

***

[1] Documento di lavoro per la preparazione delle tracce della prima prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione
( elaborato dal gruppo di lavoro nominato con DM n. 499/2017)

[2] Santambrogio, M. (2008), Manuale di scrittura (non creativa), Roma-Bari, Laterza, pp. IX-XII