In ricordo di un Amico

Dedico questo primo post sul mio nuovo sito ad Antonino Noto, professore di Logica, di filosofia, e di umanità.

Un ritratto della pittrice Anna Russo

Nella nostra vita incontriamo centinaia di persone con cui percorriamo qualche tratto di strada assieme, per poi allontanarsi definitivamente, senza lasciare traccia. Antonino Noto non è una di quelle. Il prof. Noto è una di quelle persone che a distanza di tanti anni porto sempre in un angolino del mio cuore, come esempio che la bontà d’animo, unita all’intelligenza e all’umiltà intellettuale esistono, e che per l’Umanità c’è qualche speranza.

Ero un studente al terzo anno di Filosofia, venivo da un paese dell’agrigentino, la Donnafugata del Gattopardo; dovevo dare Filosofia morale, ma la lettera iniziale del mio cognome mi aveva dirottato nel corso tenuto da un gesuita,  di cui non ricordo più il nome. I miei interessi per la filosofia della scienza e la logica mi rendevano quel corso di Etica indigesto (anche se mi ha fatto conoscere il grande Pascal), per cui avevo richiesto ed ottenuto di cambiare corso e di seguire quello del prof. Noto. 

Da subito il suo sorriso, la sua dolcezza, e la sua umanità mi hanno colpito. Le sue lezioni mattutine mi costringevano ad alzatacce che non avrei fatto per nessun altro. Mi alzavo ad ore antelucane per passare qualche minuto con lui nella sua Fiat 127 (ricordo bene?) prima delle lezioni, che teneva (unico probabilmente tra i docenti di Facoltà) rigorosamente la mattina presto. Lo trovavo o in macchina, intento a scrivere in un quadernetto, o davanti all’auto a spandere briciole di pane per gli uccellini. 

Un giorno mi rivelò che stava scrivendo un componimento in ottave, con tutte le rime che finivano per otto, in mio onore (Alotto): non ha voluto farmelo leggere, chiedendomi di aspettare che l’avesse finito; ma non ne abbiamo più parlato e mi è rimasta una curiosità infinita su ciò che avesse scritto. 

Mi voleva bene, questo lo sentivo, ed accettava anche le mie prese in giro e le mie provocazioni (il suo Yorick). Si fermava sempre qualche minuto con noi studenti dopo la lezione, sempre disponibile, e noi ne approfittavamo per chiedere spiegazioni ulteriori, o per discutere di qualcosa che era stato detto a lezione.

Soprattutto (non mi ricordo se la prima volta su mia iniziativa o su suo invito), avevo l’abitudine di andarlo a trovare a casa sua a Monreale. La cosa avveniva in questo modo: gli annunciavo la visita la mattina, dopo la lezione, o lo chiamavo al telefono, chiedendogli se potevo andare a trovarlo a casa; nel pomeriggio quindi, da solo, ma più spesso con qualche amico o amica, andavo a casa sua. Non c’è stata una volta in cui non mi abbia accolto con il sorriso, con caffè e una guantiera di dolcini pronti per me e i miei accompagnatori. 

Mi ricordo come, spesso, a farci compagnia in soggiorno ci fosse qualche cagnolino mal messo e pieno di acciacchi, che, se non ricordo male, era stato trovato da qualcuno dei suoi figli e portato a casa. 

Allora, non potevo fare a meno di stupirmi, trovandola una cosa molto bizzarra, oggi con una moglie animalista convinta, con un via vai di cani e gatti randagi da far adottare in giro per il Trentino, non mi stupirei più!

La sua umiltà intellettuale e il suo affetto li ritrovai quando, su mia richiesta, mi offrì,  per la pubblicazione su una rivista che curavo nel mio paese, un suo articolo (che pubblicammo in tre parti) sul concetto di “Tradizione”. 

E mi ricordo, ancora, di quella volta in cui, nel suo studiolo traboccante di libri, ci araccontò dei tanti libri che aveva comprato due volte, perché si era dimenticato di averceli già ; o di quella volta in cui lo avevo incuriosito, accennandogli ad un passo della Critica della Ragion Pura di Kantv in cui il filosofo tedesco parlava del metodo ipotetico-deduttivo nella scienza; e lui a prendere note per andare a verificare se avevo visto giusto.

L’ultimo ricordo che ho di lui, è quello della sessione di Laurea. Avevo scelto di fare una tesi di filosofia della scienza, e il titolare della cattedra era il compianto Marco Mondadori. A lui era toccato il ruolo di co-relatore. Alla fine dell’esame uscì a farsi la foto con me, mio padre e i pochi amici che avevo invitato: mi disse che non aveva potuto farmi avere la Lode perché il Relatore non l’aveva proposta; gli dissi che non l’avrei meritata e che andava bene così. 

Abbandonata Palermo, le nostre strade non si sono più incrociate; dopo qualche mese, partii per il Trentino e da allora ho sempre vissuto qui, tornando solo per le feste comandate. Ma il prof. Noto l’ho sempre portato nel cuore, come una figura alta di uomo ed intellettuale. 

Non avevo mai pensato al fatto che potesse non essere più tra noi, dopo tanti anni; quando, qualche mese fa, parlando di Lui ad un pranzo di famiglia, mi venne la curiosità di trovare sue  notizie in Rete. Ed è lì che trovai un articolo che parlava di un evento a Monreale, in cui si era ricordata la sua figura, e dove, tra i relatori, c’erano due miei cari e vecchi amici degli anni universitari, Franca e Carmelo: Antonino mi aveva fatto un ulteriore ed ultimo regalo, farmi ritrovare due vecchi e cari amici.

Un abbraccio ai suoi cari