Flipped Classroom. Un’introduzione per l’insegnante che vorrebbe, ma può?



Se siamo soddisfatti del nostro modo di fare scuola; se pensiamo che i nostri studenti riescano a raggiungere gli obiettivi di apprendimento che l’istituzione e noi come docenti dobbiamo far perseguire; se pensiamo che ciò che stiamo insegnando loro (principalmente contenuti, e competenze standard) avrà una ricaduta positiva nel loro futuro lavorativo e di cittadini; se pensiamo che i nostri studenti in classe ci seguano entusiasti, senza annoiarsi, e che imparino con profitto ed interesse, allora non abbiamo bisogno della Flipped classroom: la Flipped classroom è un’inutile complicazione!

Se, altresì, abbiamo motivi per essere insoddisfatti del modo tradizionale di fare scuola; se pensiamo che una didattica trasmissiva serva solo a formare menti competenti nel ricevere un sapere già masticato e predigerito, e a ripeterlo dopo averlo, il più delle volte, semplicemente memorizzato; se pensiamo che perdiamo un sacco di tempo a raccontare storielle e a interrogare sui contenuti senza realmente sviluppare competenze, come pure ci viene richiesto dall’Europa e, almeno formalmente, dall’Istituzione…. allora la Flipped classroom, diciamo che è uno strumento interessante.

La scuola di oggi è quella di 50 anni fa

Mi piace molto la rappresentazione che M. Maglioni fa della scuola italiana. Il mondo attorno a noi è cambiato in maniera prorompente. Qualsiasi luogo di lavoro (dalla bottega del barbiere, alle fabbriche, agli uffici di un commercialista) è profondamente diverso da quello che era 50 anni fa, quando io, che sono ormai anziano, sono entrato a scuola.

Ma la scuola in questi 50 anni quanto è cambiata? La scuola dove io sono entrato, negli anni Sessanta, era fatta di insegnanti che facevano lezione in cattedra, noi che studiavamo a casa a memoria e di interrogazioni in cui ripetevamo quello che avevamo memorizzato. E oggi? Lo stesso.

E’ vero, se apriamo la porta di un’aula di oggi, vediamo qualche Lim dietro la cattedra, un computer più o meno vetusto, magari staremo usando qualche presentazione in Powerpoint per accompagnare le nostre parole (ma quanti ancora leggono semplicemente il manuale e lo spiegano?). E vero, abbiamo il registro elettronico (!) ma, nella sostanza, il mondo della scuola è sempre quello, con i suoi riti: campanelle a segnare inizio e fine ora; insegnanti che escono e altri che entrano, studenti come polli in batteria, all’ingrasso di conoscenze che potrebbero tornare utili (chi lo sa?), ma certo male non fanno! E ancora, compiti a casa, temi d’italiano o di matematica e interrogatori (ops!).

La didattica tradizionale

La didattica tradizionale ha, nella sua forma pura, i programmi disciplinari, da un lato, condensati nelle pagine dei nostri manuali, con i docenti che mediano i contenuti disciplinari agli studenti, un po’ come i sacerdoti fanno con le Sacre Scritture; dall’altro, gli studenti che devono imparare questi contenuti (fatti, regole, procedure), cioè memorizzarli e applicarli in alcune discipline, per svolgere alcune “prove” (il tema di italiano, la prova di matematica o fisica).

Il secondo momento, nella didattica tradizionale, è quello dei compiti: dopo avere fatto lezione in classe e qualche esercizio, si assegnano i compiti per casa, che hanno la funzione di far applicare le conoscenze acquisite con la lezione, di far “esercitare”, appunto, lo studente per consolidare quanto appreso in classe: sempre che sia stato ad ascoltare e sia stato concentrato tutto il tempo; sempre che la spiegazione sia stata efficace (non sempre noi docenti siamo al meglio, qualche volta ci vengono fuori lezioni così così), e che abbia preso appunti n modo corretto. A casa, quando lo studente avrebbe più bisogno di qualcuno che lo aiuti, lo studente è solo.

Per verificare se hanno “studiato” poi li interroghiamo. Nella mia esperienza, (ma penso anche nell’esperienza di molti di voi) il momento dell’interrogazione è quello più penoso e stressante (per noi e per loro): lunghe giornate, che diventano settimane, a interrogare per avere il voto di fine trimestre. Per alcuni di noi è anche il momento della “resa dei conti” se non della vendetta a freddo, diciamocelo chiaramente: “mi hai fatto penare per settimane con la tua insolenza o con la tua indifferenza, ora facciamo i conti!”. Per non parlare di quelle scene pietose in cui l’interrogazione diventa un interrogatorio: con il ragazzo muto, che non sa che pesci pigliare e il docente incalzante o muto anch’esso (il che è anche peggio!) che sta in attesa di non so quale miracolo o che rispiega al momento …

E’ una rappresentazione un po’ caricaturale della scuola, lo ammetto; e, probabilmente, nessuno di noi si ritroverebbe in questa rappresentazione. E, tuttavia, qualcosa di vero c’è.

Certo è, che è una scuola dei contenuti e non delle competenze!

La Flipped Classroom

I docenti “flippati”, gli entusiasti del metodo, sogliono rappresentare la lezione frontale tradizionale con un’immagine di Lorenzo de Voltolina.

Fonte: http://people.uwplatt.edu/~turnern/assets/MedievalClassroomFullSz.jpg

E’ la scuola della noia, dove qualcuno dorme, qualcuno pensa ai fatti suoi; qualcun altro è stanco, perchè ha fatto le ore piccole o perchè è andato a fare una gara di qualche tipo; qualcuno non capisce e si distrae; qualcuno ha perso i primi 5 minuti, altri i secondi 5 e via così.

A casa i compiti da fare. E’ una parola, se non si è capito quello che è stato detto durante la lezione! Scappatoie: si cercano affannosamente gli appunti dei compagni o, più semplicemente, si copiano i compiti svolti dai compagni….

La FC, nella sua forma più “pura”, capovolge questi due momenti, affidando lo studio dei materiali tradizionalmente oggetto della lezione frontale a dei video (o anche testi o libri) che lo studente ha il “compito” di guardarsi o studiare da solo a casa; mentre in classe lo studente, con l’aiuto e la presenza costante del docente, fa i tradizionali “compiti” (individualmente o in gruppo): chiede chiarimenti, fa esercizi, applica quanto appreso, approfondisce.

Lo scopo è quello da un lato di superare i deficit del modello di istruzione tradizionale, ridando efficacia alla lezione (in questo caso video registrata), e ridando senso ed efficacia al fare i compiti, che per gli studenti, guidati e supportati dall’insegnante, diventeranno un modo per costruire il proprio apprendimento; dall’altro, quello di recuperare tempo utile per fare altro dalla semplice lezione trasmissiva (esercitazioni, compiti, approfondimenti, lavoro per progetti o per problemi, ecc.), puntando allo sviluppo di competenze!

La FC può essere usata sia in modo rigido che in modo aperto e flessibile. La si usa in modo rigido quando tempi, modi di fruizione e di verifica e autoverifica, vengono fissati dal docente ( è il caso di video lezioni volte allo studio e all’apprendimento di contenuti che poi verrannno testati con una verifica finale). La si usa in modo flessibilequando tempi, i modi di fruizione e di valutazione sono agganciati solo a delle scadenze temporali (come per esempio quando si lavora per progetti o compiti autentici: gli studenti hanno un compito da svolgere e da portare a termine, questo compito comporta la visione del materiale di studio predisposto dal docente, che gli studenti liberamente decidono di studiare secondo i loro tempi e bisogni: insomma, quando serve!)

Quali i vantaggi delle video lezioni?

I vantaggi per il docente sono evidenti:

  • si può sintetizzare il materiale di diverse pagine del manuale in pochi minuti;
  • permette al docente di avere il controllo della lezione sia in fase di preparazione sia attraverso la postproduzione (con la possibilità di effettuare tagli e modifiche al girato, di zoomare per concentrsre l’attenzione su un passaggio ecc.);
  • si è costretti a progettare la lezione in modo più dettagliato:scegliere le immagini giuste, utilizzare le mappe o gli schemi più chiari ed esplicativi, cercare esempi adeguati ed esplicativi;
  • infine, una video lezione è per sempre! Non è vero, ma ci si avvicina. Le video lezioni possono essere riproposte negli anni. Ce le ritroviamo quando vogliamo assegnare ad uno studente che ha fatto l’anno all’estero del materiale da studiare per mettersi alla pari; possiamo riassegnare dei moduli da studiare allo studente con debito o allo studente in difficoltà.

Qual è la novità di questo metodo?

Qualcuno dirà che è la scoperta dell’acqua calda; che tutti noi in qualche occasione abbiamo assegnato materiale da studiare a casa per poi riparlarne in classe. La questione è: e se anche lo fosse? Se veramente non si trattasse altro che di una riproposizione di vecchie pratiche? Siccome non è una pratica “nuova” possiamo semplicemente scartarla a priori?

Bisogna poi considerare un fatto, questo sì rivoluzionario: la possibilità di utilizzare nuovi strumenti (ITC) e risorse per rendere la pratica più efficace di quanto fosse in passato!

L’uso di video o podcast, l’uso della Rete per reperire informazioni, va incontro ad una nuova realtà con cui dobbiamo, ormai, fare i conti, non per assecondarla, ma per sfruttarla a fini didattici e per gestirla al meglio: i nostri ragazzi sempre più si informano sulla Rete e attraverso video tutorial; se vogliono capire come funziona qualcosa o come si fa a fare qualcosa cercano sulla Rete o. sempre più spesso, su You tube.

Io stesso, se voglio capire come funziona un’applicazione, non leggo più i manuali di istruzioni, vado su Youtube e cerco una video presentazione o un tutorial: risparmio tempo e sono subito operativo!

E’ la solita novità del momento, è una moda?

E’ possibile ma non probabile. Noi docenti dobbiamo, ormai, fare i conti, che lo vogliamo o meno,con il fatto che le ICT e la Rete stanno profondamente cambiando il modo di pensare e di apprendere delle nuove generazioni: i contenuti sono ormai a disposizione di tutti quelli che hanno una connessione a internet

E’ vero: e quelli che non ce l’hanno? Sono sfortunati. Devono fare la fatica immane di memorizzare una quantità indefinita di conoscenze, che potrebbero tornare utili prima o poi o in qualche occasione! E non vi sembra una buona immagine per la Scuola di oggi?.

Se voglio visitare una città, non è necessario avere già in memoria la storia di quella città, i luoghi di interesse e, per ciascun luogo, la storia, sapere cosa c’è di interessante… Vado in rete e cerco , mi documento, visito virtualmente ….

Una scuola dei soli contenuti è destinata a perdere di fronte alla concorrenza della Rete (a che mi serve che tu prenda 50 minuti della mia vita per raccontarmi la vita di Leopardi e farmi l’elenco delle sue opere e altri 50 minuti della mia vita per memorizzare queste informazioni, quando con una ricerca di qualche secondo su Google trovo tutte le informazioni che voglio, e molte altre di più, quando voglio e dove voglio?).

Il compito della Scuola dovrà sempre più essere quello di chi prepara il terreno per far sedimentare la conoscenza (dare senso ai contenuti che si apprendono), comunque reperita, per renderla proficiente, fornendo gli strumenti per essere abili ricercatori di conoscenza, competenti nel selezionarla ed esaminarla criticamente; fornendo strumenti per affrontare in modo efficiente problemi reali e cercare possibili soluzioni per progettare in modo efficace ed efficiente attività e tempi di realizzazione al fine di portare a termine compiti autentici che ti preparano al mondo fuori della scuola.

Il mondo del lavoro richiede oramai persone capaci di lavorare in gruppo, di utilizzare in modo esperto la Rete (per cercare informazioni, per aggiornarsi, per trovare nuove idee …); capaci di comunicare in modo efficace, e con competenze progettuali.

Quello di cui stiamo parlando è il passaggio da una Scuola dei contenuti e delle discipline ad una Scuola delle competenze.

La FC, pur con tutte le sue criticità, è un tentativo di rispondere a questa esigenza. Può non essere la risposta giusta o conclusiva, ma è un tentativo, ancorchè ancora sperimentale, di fare un passo avanti proprio nella direzione di costruire questa scuola delle competenze.

Come cambia la figura e la funzione del docente?

Il docente diventa un progettista dell’apprendimento e un tutor o un Coach.

Non è più solo e semplicemente un disciplinarista (esperto nella propria disciplina che elargisce dall’alto della cattedra urbi et orbi)), ma diventa un professionista dell’apprendimento: deve progettare situazioni di apprendimento, in forma di materiale strutturato, di attività che favoriscano la padronanza e lo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali, e accompagnare con le proprie conoscenze (disciplinari e non) e competenze (disciplinari e non) la crescita di ciascuno studente nel proprio percorso formativo.

Con quali altre metodologie didattiche è compatibile?

La FC da sola è una metodologia didattica monca, che non dà i risultati che pure vuole ottenere. Rovesciare i momenti didattici tradizionali di per sè non significa abbandonare la didattica trasmissiva. La FC è lo strumento per fare spazio per altre cose: una didattica per compiti autentici, o per progetti o per problemi o per attività comunque significative e volte a far acquisire competenze piuttosto che contenuti!

Essa deve accompagnarsi a modalità di apprendimento attivo e significativo, ad una didattica interdisciplinare finalizzata a dare senso ai contenuti disciplinari e a costruire competenze.

E’ per questo che l’enfasi nella FC deve essere posta più che sulle video lezioni (francamente la parte più enfatizzata dalla stampa, ma quella meno interessante dal punto di vista didattico), sulla progettazione delle attività in classe (dalle semplici esercitazioni, ad aprofodimenti, letture e analisi di testi, compiti autentici, le lezioni fra pari, la produzione di materiale multimediale ecc.).

E’ qui che si gioca il suo successo e la sua efficacia. Se il “tempo ritrovato” lo si perde solo ed esclusivamente a fare gli esercizi di matematica o quelli di italiano assieme, la si svilisce e la si rende inutile e altrettanto noiosa della didattica tradizionale!

L’apprendimento per progetti o per problemi, il lavoro per compiti autentici, la creazione di contenuti personalizzati, le attività di autovalutazione sui percorsi e sul raggiungimento degli obiettivi, sono tutte possibili attività didattiche che rendono attivi gli studenti, che mettono in movimento le conoscenze e sviluppano competenze non strettamente disciplinari.

Io capisco poco quei docenti “flippati” che si perdono nel fare video lezioni con fuochi d’artificio di immagini, sottofondi musicali, voci calde e sensuali o ben impostate!

Il video deve presentare solo materiale strutturato in modo tale da rendere efficace la esposizione dei concetti e la loro spiegazione. Tutto il resto è narcisismo puro e voglia di strafare.

I dubbi dell’insegnante che vorrebbe, ma può?

A quali complicazioni vado incontro? Il docente che flippa la classe deve mettere nel conto una serie di disagi:

– un periodo iniziale impegnativo dovuto alla presa di familiarità con gli applicativi necessari per le video registrazioni

– la preparazione del materiale (immagini, testi ecc.), la ricerca di video adeguati in Rete o la registrazione dei video, il lavoro di post produzione (tagli, inserimento di sottotitoli e commenti, la guida allo studio ecc.), il caricamento del materiale nella Repository, la predisposizione di test di verifica e di autoverifica… prendono tempo!

– i momenti dedicati alla progettazione didattica puntuale, che va oltre, ed è diversa dalla, pianificazione di inizio anno!

– una certa disponibilità a essere “a disposizione” degli studenti anche fuori dal tempo scolastico: gli studenti chiederanno spiegazioni in tempo reale; avanzeranno scuse e giustificazioni di vario tipo (non ho la connessione internet per vedere il video; il computer era indisponibile perchè lo usvano i miei genitori ecc. ).

Le soluzioni ci sono: iniziare con pochi moduli flippati il primo anno, che si arricchiranno negli anni successivi; indicare una fascia oraria, nel corso del pomeriggio, in cui si può essere a disposizione degli studenti per le eventuali richieste d’aiuto ….

Di cosa ho bisogno per farlo?

Innanzitutto dell’approvazione del Dirigente scolastico, degli studenti e delle loro famiglie.

Data per scontata la disponibilità del DS, occorre ottenere quella di studenti e famiglie.

Gli studenti in genere mostrano un entusiasmo iniziale dovuto al fatto che possono studiare le videolezioni a casa con i loro amati e ormai inseparabili strumenti tecnologici (pc, portatili, tablet o smartphone) nel modo che trovano più opportuno; possono vedere e rivedere le video lezioni ad libitum; in classe non sono più passivi, perchè devono svolgere attività e annoiandosi, si spera, di meno…

In un secondo momento, potranno cominciare ad avere perplessità dovute al fatto che diversamente dal solito, non potranno più studiare solo in occasione delle verifiche, ma dovranno studiare in modo costante i materiali e svolgere i compiti assegnati; diversamente dal solito, non dovranno solo leggere il materiale dal libro e dagli appunti e memorizzarlo, ma dovranno prendere appunti durante il videoascolto, svolgere esercizi che li tengono impegnati e successivamente memorizzare in vista delle verifiche e, infine, diversamente dal solito, in classe non potranno più sonnecchiare o seguire i propri pensieri, ma dovranno “lavorare”. E devo dire che, se abituati a farlo, in genere manifestano un certo entusiasmo nel mettersi in gioco, nel lavorare in gruppo, nell’essere in competizione con i compagni .

Le famiglie inizialmente saranno preoccupate di vedere i loro figli attacccati agli smartphone anche per studiare, perchè penseranno che a scuola il professore non “spiegherà” più nulla “e allora che ci stanno a fare a scuola?”; perchè avranno l’impressione che i figli stanno troppo tempo a studiare quella disciplina (sta sempre a studiare storia!). Ma, in genere, se i figli non si lamentano e se vedono risultati positivi, accettano di buon grado.

Poche conoscenze tecniche e un hardware minimo

Per iniziare abbiamo bisogno di poche conoscenze “tecniche” e di una connessione internet.

Non c’è bisogno di alcuna conoscenza tecnologica specialistica: niente che non possa essere appreso con un minimo dispendio di tempo e un po’ di pratica.

Basta una conoscenza anche non esperta sull’uso degli applicativi software di base (per la scrittura e la presentazione: Word e Powerpoint, et similia, su tutti), di piattaforme on line, e di navigazione in Rete.

Per quanto riguarda l’hardware se non ambiamo a fare video professionali: un computer dotato di videocamera e microfono interno (tutti i portatili li hanno) oppure una videocamera e un microfono esterni; o, in alternativa (ma lo sconsiglio) uno smartphone di ultima generazione.

E se le video lezioni che registro non sono perfette?

L’insegnante narciso. Le video lezioni non sono dei provini per farsi assumere come insegnanti, nè per farsi affidare parti in un film. Non bisogna tirarle via, ma neanche perdere un sacco di tempo per fare dei prodotti da concorso. Non devono essere “accattivanti”, ma efficaci!

La video lezione efficace è quella che non distrae lo studente (niente musichette di sottofondo, meno faccioni dell’insegnante si vedono meglio è!), ma che va all’essenziale e fornisce informazioni e spiegazioni chiare. Lasciamo l’istrionismo alle nostre performance in classe!

Gli studenti sanno studiare da un video

Formalmente le modalità di ascolto e di studio non dovrebbero essere diverse da quelle dell’ascolto dal vivo, ma in genere non è così: tendono a trascrivere tutto; a riascoltare più volte, a riportare nomi storpiati perchè così li hanno “sentiti”, e non si sono presi la briga di controllare sul manuale, ecc. E’, quindi, consigliabile iniziare sempre dando alcuni consigli per l’uso!

Controllo non controllo questo è il problema!

Gli studenti vedranno i video prima della lezione? E se non li vedono? Quanta libertà dare agli studenti per responsabilizzarli? La FC necessita di impegno sia da parte docente, ma anche da parte degli studenti. Abbiamo già detto che, diversamente dal solito, gli studenti non possono “accumulare” per settimane il materiale di studio per poi precipitarsi all’ultimo minuto in occasione delle verifiche. Il lavoro in classe spesso necessiterà di una pre-visione del materiale video e se questo non viene fatto, in classe il lavoro non potrà procedere!

La buona notizia è che c’è il modo di monitorare lo svolgimento del compito da parte degli studenti, attraverso le applicazioni che potremo usare per somministare il materiale di studio. Tuttavia, bisogna tenere presente che un controllo occhiuto da Grande Fratello mina alla base uno dei fondamenti della FC: cioè la responsabilizzazione dello studente e la progettazione del proprio tempo di studio.

Nella mia esperienza assegnare oggi per domani non è una buona cosa. Io, in genere, metto il materiale di studio in linea qualche giorno prima del suo uso in classe, in modo tale che gli studenti possano organizzarsi nella visione del materiale con agio, secondo i loro impegni.

In fase di progettazione fisso e comunico per tempo anche le scadenze delle diverse attività e delle verfiche, in modo tale che gli studenti possano programmare la loro attività di studio in modo autonomo.

Un’attività che trovo utile per monitorare e responsabilizzare gli studenti è la “lezione tra pari” con il metodo del Jigsaw. Divido il materiale di studio fra i diversi gruppi, e ciascun membro di ogni gruppo deve fare poi lezione ai membri degli altri gruppi, riuniti in nuovi gruppi. Il controllo (e il giudizio) dei pari è più efficace di quanto pensiamo.

E se alcuni studenti preferissero studiare dal manuale?

Si, studiare dai video non deve essere un obbligo. Bisogna, quando si assegna il materiale di studio via video, inserire anche il riferimento alle pagine del manuale in cui quell’argomento viene trattato. L’importante è che gli studenti studino l’argomento non il come e il dove!

Avere a disposizione le video lezioni può essere utile in questi casi per ricorrervi quando non si comprendono passaggi del manuale.

E il manuale che fine fa?

Il problema si pone solo se si sceglie di flippare la classe limitandosi a svolgere i contenuti del programma. In questo caso, non tutti gli argomenti del programma debbono necessariamente essere svilupati attraverso le video lezioni: si può scegliere per esempio, di affidare alle video lezioni lo studio delle contestualizzazioni o di argomenti secondari che pure devpono essere svolti, da programma, e lasciare gli altri argomenti (da approfondire) o esposti meglio sul libro, allo studio attraverso il manuale!

Gli argomenti e la loro esposizione nei video devono essere fedeli ai loro manuali o no?

Questo è in effetti un problema. Manuali diversi strutturano e espongono i contenuti in modo diverso, con diversi livelli di approfondimento.

Una soluzione può troncare di netto il nodo gordiano: gli studenti studiano dalle video lezioni e su quelle vengono poi testati!

Un’altra soluzione possibile è quella di destrutturare il materiale di studio (e quindi la loro esposizione in video) in micro argomenti, che possono poi essere riassemblati (come pezzettini di Lego) in modo diverso a seconda del testo di riferimento in quel momento in adozione.

Non è che così disimparano a leggere e a comprendere i testi scritti

E’ un rischio, ma proprio per questo si possono utilizzare attività volte proprio alla comprensione del testo, anche del manuale!

Spesso gli studenti (anche del triennio liceale) arrivano con poche competenza di lettura e di studio autonomo. Abituati alla distillazione e alla omogeneizzazione da parte degli insegnanti degli argomenti di studio, lasciati allo studio del manuale spesso incontrano difficoltà non indifferenti. Spesso anche nei confronti del manuale si limitano a uno studio passivo: leggono, ripetono, spesso con una comprensione superficiale, e cercano di memorizzare!

Quali sono le basi pedagogiche del metodo?

La Flipped unisce l’approccio blended learning con il modello costruttivista dell’apprendimento significativo. E’ una forma di didattica che prende sul serio la didattica per competenze, prendendo le distanze dalla didattica delle nozioni.

E’ un movimento che nasce non nel chiuso delle aule universitarie, ma dal basso, dalle esperienze dei docenti sul campo.

Presenta un modello flessibile che si adatta ai diversi modelli educativi: il modo in cui si fa FC negli USA risponde ad esigenze ed obiettivi diversi rispetto al modello educativo europeo o italiano.

E’ un modello un po’ “anarchico” che si sta cercando di formalizzare (è il tentativo dell’associazione Flipnet, per esempio), affiancandolo a modelli didattici più consolidati come il metodo EAS, il Problem/Project based learning ecc. che utilizzano la FC come un momento nel processso didattico, che si affianca ad altri.

Alcune critiche (e le possibili risposte)

1. L’ascolto delle video lezioni non è meno passivo dell’ascolto del professore in classe e non c’è feedback immediato. Non motiva e non incentiva l’interesse degli alunni.

R.: E’ vero, e allora? Alla video lezione si deve affidare la parte più espositiva del materiale di studio, lo studente si limita a raccogliere informazioni. Il feedback può esserci se si utilizzano gli strumenti giusti (on line o in classe). Esporre e spiegare la teoria dell idee di Platone o le guerre d’Italia mi chiedo quanto possa essere più motivante, se fatta dal vivo!

2. La visione delle video lezioni spesso prende molto tempo: perchè trascrivono tutto, perche tornano indietro per risentire (Sol.: spiegare come prendere appunti da un video)

3. Spesso le video lezioni son mal fatte: cattive presentazioni di sfondo, poca chiarezza dell’immagine; voci poco impostate; inflessioni dialettali…

R.: Gli studenti sono già abituati e, spesso, affezionati alle nostre voci poco impostate e inflessioni dialettali, ergo …

4. Non si può ridurre tutta la didattica alla visione di video, la FC rischia di essere un approccio totalizzante alla didattica che esclude altre cose utili

R.: Ma chi è che propone la FC in questo modo così riduttivo?

7. Spesso gli studenti si trovano in difficoltà proprio nell’affrontare in modo autonomo il materiale di studio.

R.: La grande disgrazia della scuola tradizionale: accompagnare per mano gli studenti dalla culla all’ufficio disoccupazione ….! Diamo strumenti e strategie perchè imparino a studiare in modo autonomo.

8. Non c’è alcun risparmio di tempo nè per lo studente, che comunque perde molto tempo nelle attività di ascolto, riascolto e studio; nè in classe visto che fra una cosa e l’altra il tempo per le attività è veramente poco.

R.: Non possiamo lamentarci, prima, del fatto che gli studenti, ormai, mon studiano più, e poi, che perdono troppo tempo a studiare! E’ falso che in classe non si guadagni tempo per svolgere attività, proprio il contrario!

In conclusione

E’ la soluzione di tutti i mali della didattica trasmissiva? Certo che no. Ma è una strategia utile da avere nella propria cassetta degli attrezzi. Non credo possa (e debba) sostituire tutto ciò che già facciamo in classe, ma, se siamo insoddisfatti della scuola trasmissiva in cui siamo cresciuti, può essere un’opportunità per provare a cambiare.

Provateci! Sperimentate e giudicate. E, soprattutto, non fate come la volpe con l’uva che non riusciva a raggiungere. 😉

By Pietro Alotto on February 20, 2017.

Canonical link

Exported from Medium on March 16, 2019.