Deliberare e Dibattere

Riflessioni sparse in margine ad un convegno sulla valutazione nel Debate

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Se tralasciamo la parte agonistica e che ha a che fare con la dimensione oratoria, un debate, un “dibattito regolato” non è altro che una simulazione di una deliberazione pubblica: insomma, è come se i contendenti si prendessero la briga di illustrare i pro e i contra di una scelta (favorevole o contraria alla verità di una tesi o di una definizione, a un giudizio di valore di una cosa, ad una linea di azione), assumendosi anche la “parte del diavolo”, cercando, cioè, di smontare gli argomenti dell’avversario.

Se tralasciamo la parte agonistica che ha a che fare con la dimensione oratoria, un debate, un “dibattito regolato”, non è altro che una sorta di simulazione di una deliberazione pubblica.

In un Debate è come se i contendenti si prendessero la briga di illustrare i pro o i contra di una scelta (favorevole o contraria alla verità di una tesi o di una definizione, a un giudizio di valore di una cosa, ad una linea di azione), assumendosi anche la “parte del diavolo”, cercando, cioè, di smontare gli argomenti dell’avversario.

Con una differenza importante: le deliberazioni reali (private o pubbliche ) hanno aspetti irriducibili a quelle simulate.

Innanzitutto, diversamente dalle prese di decisione reali e vitali, il debate è una forma di deliberazione “artificiosa” e “fredda”, priva di quelle’”urgenza emotiva” che caratterizza la maggior parte delle deliberazioni e decisioni che, appunto, ci troviamo a prendere nella vita reale.

In secondo luogo, nel Debate chi sostiene l’una o l’altra posizione viene stabilito da altri, e il compito dei debaters è, quindi, quello di trovare ragioni ed evidenze a favore della propria posizione, e, contestualmente, cercare ragioni ed evidenze contrarie alla posizione avversaria. Questo rende il Debate, a mio avviso, un esercizio di razionalità pratica, utile per costruire “habitus mentali”e strategie razionali e critiche, che attengono a quello che Popper chiamava contesto della giustificazione; mentre rimane in ombra il contesto della scoperta (mi riferisco allo stabilire una propria posizione su un tema, non alla “scoperta” di buone ragioni per le diverse posizioni)

In terzo luogo, il Debate offre solo una simulazione dei dibatti (e delle deliberazioni) reali, dove la componente emotiva, come dicevamo, è sempre un fattore decisivo (e non necessariamente “distraente” o “intrusivo”). Il peso dei pro e dei contra ha una dimensione irriducibile alla sola Ragione: anche se razionalmente una scelta può essere “migliore” di un’altra, questa può costarci molto dal punto di vista emozionale; ed è “ragionaevole” preferirne un’altra “oggettivamente” peggiore, ma più gratificante. Non abbiamo bisogno di grandi evidenze per provarlo, basta solo fare riferimento a come facciamo le scelte nella nostra vita quotidiana.

Il Debate lascia in ombra proprio l’aspetto emozionale, l’urgenza soggettiva di colui che deve arrivare ad una decisione (teorica o pratica che sia) per risolvere un problema; una presa di decisione “sotto pressione” che è fondamentale, invece, in tutti i campi in cui si deve decidere cosa credere, come giudicare, cosa fare, cosa sperare (aggiungiamo, per non fare un dispiacere a I. Kant).

Ci sono ragioni epistemiche (si ragiona meglio a “mente fredda”, si dice usualmente), metodologiche ed “etiche” ( come quella di superare i limiti dei nostri “pregiudizi”, mettendosi dalla parte di chi la pensa diversamente da noi) alla base di questa scelta, che non possono non essere riconosciute come sensate.

A sostegno del Debate sta, inoltre, la considerazione che spesso i modi in cui ci troviamo a sostenere posizioni nei più diversi campi, sfugge al nostro controllo cosciente: voglio dire che non sempre le nostre posizioni sono frutto di prese di decisione ponderate e razionali. Anzi, spesso, ci troviamo ad avere più opinioni che ragioni, specie in campo politico. E quando le nostre opinioni vengono contestate ci ritroviamo nella stessa situazione del debater: dobbiamo trovare buone ragioni per giustificare la nostra posizione (scandagliare fra le ragioni che ci hanno condotti a pensarla in quel modo, eventualmente esplicitandole) ed essere capaci di attaccare e confutare le ragioni dei nostri antagonisti.

Una delle debolezze del Debate è, a mio avviso, proprio la parte costruttivadell’argomentazione. A volte si ha come l’impressione che i debaters prima“trovano” argomenti possibili pro e contra e solo dopo stabiliscano la linea argomentativa. La strategia suggerita dalll’uso delle mappe decisionali è diverso: la risposta argomentata alle domande fornisce già la linea argomentativa di base su cui poi costruire i singoli argomenti (il supporto alle diverse premesse).

La seconda debolezza riguarda la valutazione del cuore di ogni vera deliberazione: la giustificazione prodotta. La natura oraledell’argomentazione, la tempistica ristretta e, per ultimo (ma non per importanza, anzi) il fatto che non sempre il giudice ha un’expertise logico-argomentativa adeguata al compito.

Una possibile soluzione

Chiedere e pretendere che le squadre predispongano una mappa argomentativa completa della propria posizione, in modo tale che i giudici possano, già prima del dibattito, esaminare e valutare dal punto di vista logico-argomentativo l’argomentazione che riproporranno nel dibattito vero e proprio.

I giudici potrebbero concentrare la loro attenzione sulla valutazione degli altri aspetti del dibattito regolamentato.

La richiesta avrebbe anche il vantaggio per i debaters di predisporre mappe per le diverse posizioni (pro e contra) con i diversi argomenti possibili e le possibili contromosse.

La “pretesa” rientra all’interno di una prospettiva pedagogico-didattica che dovrebbe avere l’educazione al Debate: lo sviluppo di competenze non solo prestazionali e agonistico-istrioniche, ma anche (e prevalentemente, a mio avviso) logico-argomentative.

I giudici potrebbero dare una valutazione più tecnica della parte argomentativa in senso proprio; mentre durante la performance potrebbero concentrarsi sugli altri elementi di valutazione (l’actio, la dispositio, l’elocutio).

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