Mappe per argomentare, deliberare e prendere decisioni


Testo-base per la mia lezione al corso di teoria dell’argomentazione del prof. Adelino Cattani, presso UniPD


Voi tutti … conoscete forse quella pubblicità immaginaria che dice “mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliarsi”, e che viene usata talora per contestare che le maggioranze abbiano sempre ragione. L’argomento può essere confutato chiedendo se le mosche prediligano lo sterco animale per ragioni di gusto o per ragioni di necessità. Si domanderà allora se, cospargendo campi e strade di caviale e miele, le mosche non sarebbero forse maggiormente attirate da queste sostanze, e si ricorderà che la premessa “tutti quelli che mangiano qualcosa è perché lo amano” è contraddetta da infiniti casi in cui le persone sono costrette a mangiare cose che non amano, come avviene nelle carceri, negli ospedali, nell’esercito, durante le carestie e gli assedi, e nel corso di cure dietetiche. [U. Eco, La retorica della prevaricazione]


Premessa e Ringraziamenti


Scrivevo qualche tempo fa, che “se esiste una ragione per mantenere uno spazio all’attività filosofica e allo studio della filosofia in un sistema educativo, questa ragione non può che stare nella necessità di formare menti aperte e addestrate al libero esame e alla libera discussione delle proprie idee e di quelle che vengono proposte da altri.”

Dietro questa affermazione ci sta la convinzione che la Filosofia è, al suo meglio, Riflessione e Argomentazione razionale oppure è Letteratura!

Io ho sempre odiato, sin da studente, i filosofi fumosi, oscuri, illeggibili perchè pessimi scrittori o perchè pessimi pensatori o per un malinteso scambio dell’oscurità con la profondità! So già che verrò coperto di vituperi dai cosiddetti filo-“Continentali”: pazienza!

L’insegnamento tradizionale della filosofia nella scuola italiana fallisce miseramente il suo obiettivo di formare menti critiche per le ragioni che nel suddetto articolo e in altri saggi ho ampiamente argomentato e non ci tornerò sopra. So che molti colleghi non saranno d’accordo con questa affermazione, ma tant’è. D’altra parte, se negli anni spesso ritorna l’ipotesi di eliminare lo studio della Filosofia dalla scuola, una delle ragioni sta proprio nella sua presunta inutilità.

Nell’insegnamento tradizionale una gran parte del nostro lavoro e di quello degli studenti e insegnare e studiare ragionamenti già fatti e deposti. Ma depositare in memoria strati di teorie filosofiche e ragionamenti già svolti, in che modo può produrre menti aperte e critiche? Non dico che non si debbano studiare i grandi filosofi e le loro argomentazioni, dico che non ci si può limitare a quello.

Menti critiche

In genere, si tende ad avere una visione olistica di cosa sia una mente critica, in cui non si capisce bene come declinare ciò che dovrebbe essere capace di fare in termini di prestazioni ed abilità.

Cos’è un pensatore critico? se non siamo capaci di definire cosa caratterizza un pensatore critico e cosa dovrebbe essere capace di fare (le sue skills) non si va molto lontano. Manca in Italia uno sforzo, come quello fatto nel mondo anglosassone negli ultimi cinquant’anni, di definire in modo concreto e operativamente spendibile il carnet di abilità collegate con la formazione al “pensiero critico”.

Spesso, si confonde il pensiero critico con l’atteggiamento del dubitare sistematico. Ma un chiedere fine a se stesso il perché di qualsiasi cosa non è saggio, ma anzi è una forma di stupidità. Il perchè dei bambini ad un certo punto ci infastidisce, perchè sembra illogico questo continuare a chiedere che non si accontenta mai di nessuna risposta.

A lezione di ragionamento

Non so quante volte, leggendo testi di didattica della filosofia, mi sono entusiasmato nel vedere che l’autore di turno puntava il dito sul fatto che l’insegnamento della filosofia non si poteva ridurre all’affastellamento di autori e teorie improbabili, proposti attraverso lezioni frontali.

Non so quante volte, procedendo nella lettura, gli iniziali entusiasmi si raffreddavano nel vedere le proposte didattiche con cui gli stessi autori pensavano di sostituire nuovi metodi ai vecchi.

Il fatto è che anche chi sostiene che l’insegnamento della filosofia dovrebbe puntare sulle competenze logico-argomentative, poi si ferma, quando deve indicare come farlo a scuola.

Eppure, dovrebbe essere chiaro a chiunque che se di competenze da potenziare si tratta, allora bisogna essere capaci di indicare un piano didattico per la loro formazione.

Il problema è: come facciamo ad insegnare il ragionamento analitico e l’ argomentazione a scuola in modo produttivo, avendo di mira un miglioramento nelle abilità che si cerca di potenziare?

Introduzione al mapping

Il tema del nostro incontro, l’uso del mapping a fini argomentativi e deliberativi.

Intanto cosa è il mapping? Sicuramente, tutti voi avrete familiarità con le mappe concettuali e con le mappe mentali, se non altro perchè i manuali scolastici negli ultimi dieci anni hanno riempito pagine e pagine di pseudo-mappe concettuali (in realtà schemi più che mappe concettuali vere e proprie).

Diapositiva 1

Le mappe sono schemi visuali per rapppresentare la conoscenza e nello stesso tempo strumenti cognitivi che aiutano a pensare meglio e in maniera più organizzata e ordinata.

Le mappe danno ordine ai nostri pensieri, rappresentandoli visivamente, dando loro una forma, un aspetto, una configurazione materiale e spaziale. Estendono il nostro apparato cognitivo all’esterno della nostra mente, sulla carta (o su un desktop); ci costringono a dare una forma linguistica ai nostri pensieri e ai nostri concetti, permettendoci, così, di manipolarli e elaborarli in vario modo.

Insomma, le mappe hanno insieme una funzione di rappresentazione strutturata della conoscenza e insieme una funzione euristica: analitico-valutativa e creativa.

Bene. Se le mappe concettuali e quelle mentali sono oramai molto conosciute e sono entrate nell’uso comune, meno note sono invece le mappe argomentative.

Le argument maps sono una tipologia di mappe che rappresentano non concetti e relazioni fra concetti, nè associazioni mentali, ma relazioni logiche fra enunciati.

I diagrammi di ragionamento non sono un’invenzione di questi tempi, oggi però abbiamo a disposizione dei software che permettono di realizzarle in modo più agevole ed efficace.

Graficamente un diagramma di ragionamento adotta una serie di convenzioni:

L’ontologia per l’analisi argomentativa utilizzata nella mappatura degli argomenti è molto essenziale: Argomento; Tesi (claim), Ragione; Base; Obiezione; Refutazione.

Il che vuol dire che non c’è tipologia di argomento (semplice o complesso, multi-ragione o seriale che sia) che non possa essere rappresentato e analizzato nei termini di queste categorie concettuali: ogni parte di un argomento o è una tesi, o un dato o una regola o una base o un’obiezione o un’obiezione ad un’obiezione (rebuttal).

Diapositive 1–6 Rappresentare Argomenti

Visualizzare aiuta a comprendere e valutare

7 — Cit. Eco

La capacità di leggere, analizzare, rappresentare visivamente argomentazioni e ragionamenti complessi od oscuri estende il potere della nostra mente, la sua capacità di ragionare in modo complesso, di comprendere ragionamenti complessi e di valutarli.

La nostra mente non ha nella sua dotazione naturale di base anche quella di seguire e comprendere con facilità ragionamenti troppo complicati. Il più delle volte, di fronte a discorsi (scritti o verbali) troppo complessi, ci arrendiamo, oppure ci accontentiamo di una comprensione “d’insieme” di ciò che il discorso ci vuole dire, senza soffermarci troppo sui particolari: ma, come sappiamo, è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda!

E’ incredibile scoprire come discorsi e ragionamenti che sembrano ad una prima lettura convincenti o, addirittura, inattaccabili, dimostrino, dopo l’analisi, la loro fragilità e inconsistenza.

Analizzare un discorso costruito ad arte per persuaderci è come rivedere un gioco di prestigio al rallentatore, sequenza dopo sequenza; meglio, è come spogliare una personalità regale dei suoi magnifici vestiti ed ornamenti (la retorica del linguaggio) per vederlo nella sua nuda, essenziale fisicità. L’analisi, insomma, rende più facile scoprire dove sta il trucco e dove sta l’inganno.

Potete farlo con un discorso di Mussolini, uno di quelli che ha fatto la storia e che ha persuaso tanti italiani ad andare a morire; provate a smontarlo, mettetene alla luce i ragionamenti, e vi renderete conto della sua pochezza logica e della povertà di contenuti.

8- Ragionamento analitico e Pensiero critico

E’ per questo che l’analisi retorico-argomentativa dovrebbe essere fra le Skills fondamentali di ogni formazione al pensiero critico. Capire come si ottiene la “persuasione” acuisce il nostro senso critico, e ci rende prede meno facili da cacciare per i persuasori, palesi o occulti che siano.

Ora, posto che prendere decisioni e dare giudizi ponderati sono un aspetto fondamentale del nostro essere razionali, avere nella propria cassetta degli attrezzi l’abilità di comprendere, smontare e rimontare la retorica degli argomenti; essere capaci di portare alla luce la logica di un ragionamento o un’argomentazione, al fine di valutarli in modo critico, sono skills di fondamentale importanza. (Se n’è accorto anche il Ministero, vedi la nuova Prima prova per l’esame di Stato)

Ecco perché se la scuola vuole formare personalità autonome, dotate di senso critico, deve essere capace di dotare gli studenti di un set di abilità che permettano tutto ciò.

9- Le Am servono?

Ebbene, (perdonatemi il tono da venditore di aspirapolvere) io credo che le argument map siano uno strumento potente per affrontare discorsi complessi, costruiti o meno ad arte per confonderci. Lo sono perchè ci aiutano a proteggerci dai falsi ragionamenti e dalle trappole di inferenze fallaci e/o inconcludenti. Ci aiutano anche, e molto, nella comprensione, perchè obbligano a comprendere con più chiarezza quanto viene affermato e le ragioni per cui ciò che si afferma viene affermato. Diagrammare costringe a rendere chiarespiegare», nel senso etimologico del termine) le proprie e le altrui idee, in una maniera che è facile constatare.

Le argument map in azione

Vediamo come lavorano le argument maps.

Uno dei compiti di chi analizza un argomento è quello di esplicitare le premesse nascoste per rendere esplicite le assunzioni, le inferenze nascoste e quindi poterle controllare. Facciamo un esempio:

10, bis Diapositiva

Osserviamo la differenza fra il testo originale di questa argomentazione e la sua mappa:

Messi di fronte al testo qualche dubbio viene, riguardo al senso della giustificazione proposta. Il diagramma permette di spiegare ciò che viene taciuto nel testo, rendendo l’argomentazione più chiara e quindi controllabile.

Altri esempi — 3 Diapositive

12 — Operazioni cognitive

La chiarezza deriva dal fatto che le regole per costruire le mappe di ragionamento impongono di fare una serie di operazioni mentali che facilitano la comprensione e permettono un maggiore controllo dei processi di ragionamento.

Operazioni come: dividere il testo in unità sintattiche più piccole di senso compiuto, gli enunciati, formulati in modo chiaro (e dichiarativo); eliminare ridondanze (in un diagramma devono essere riportate solo le proposizioni indispensabili a ricostruire il ragionamento -conclusione e ragioni); chiarire le frasi oscure e parafrasare le frasi figurate (in modo da avere enunciati comprensibili indipendentemente dagli altri e dotati di valore di verità); definire in modo chiaro le relazioni logiche fra i diversi enunciati (conclusione, premesse, co-premesse, obiezioni, refutazioni, basi) nel testo. Si deve, infine, portare alla luce l’implicito (ricostruendo le parti mancanti del ragionamento — premesse o conclusione inespressi — ) essenziale per comprendere il ragionamento e per poterlo valutare.

Creare una mappa di ragionamento, insomma, richiede, cioè, di svolgere tutte quelle operazioni cognitive necessarie alla decodifica di un testo, al fine di comprenderlo in modo adeguato, per poterlo poi valutare.

Prendiamo un testo un po’ più complesso dei precedenti:

13 – Florida

La Florida ha recentemente approvato una delle leggi più liberali del paese sul porto d’armi nascoste. In base ad essa ogni residente incensurato della Florida può portare un’arma nascosta per la propria difesa. Dall’entrata in vigore di questa legge il tasso di omicidi in Florida è caduto [ secondo le FBI Uniform Crime Statistics] del 20%, mentre nel paese è in crescita. Nello stesso tempo, i turisti che i criminali sanno viaggiare disarmati, sono diventati un bersaglio molto frequente. Perciò il riferimento ai delitti di turisti in Florida da parte dei critici che vogliono restringere ulteriormente la possibilità di cittadini incensurati di disporre legalmente di armi da fuoco è un argomento bacato. [in Copi, p.38]

Cos’è che è veramente affermato in questo testo? Provando a diagrammarla, viene fuori questa struttura logica. Per costruirla abbiamo dovuto trarre conclusioni implicite, riscrivere, parafrasandoli, gli enunciati delle premesse, e, infine, aggiungere una premessa inespressa per dare un fondamento logico alla conclusione.

Il risultato è un diagramma che rende evidenti i punti deboli dell’argomentazione. La prima conclusione si basa su una Regola (la 3A-c) che rende solo “probabile” la conclusione, in quanto la differenza fra i tassi di omicidi fra Florida e il resto del paese potrebbe essere dovuta a fattori molteplici (con una possibile fallacia post hoc propter hoc). La conclusione implicita 1A-a è irragionevole: non si può concedere a un non residente un porto d’armi temporaneo.

L’analisi permette, infine, di poter giudicare la “bontà complessiva dell’argomento”: una legge è buona se è efficace e se non ha conseguenze indesiderate gravi (argomento pragmatico). Posto questo, chi scrive riconosce che la la legge ha portato ad un aumento degli omicidi di turisti (con un danno sul turismo in Florida); e, un farmaco contro una malattia viene ritirato se gli effetti collaterali sono uguali o più gravi della malattia curata; in questo caso, la legge ha prodotto, come effetto collaterale, un aumento significativo di omicidi di semplici turisti, dunque, l’argomentazione è debole, e non supporta la tesi!

Ciò che vorrei fa passare

Ciò che vorrei far passare è che le mappe sono uno strumento utilissimo per analizzare e valutare ragionamenti e argomentazioni svolti nel linguaggio ordinario.

14_ Complessi per “estensione”

È il caso di quei ragionamenti molto complessi “per estensione” che si svolgono per diversi paragrafi o, addirittura, per diverse pagine, e che rendono la comprensione di ciò che viene veramente affermato e delle argomentazioni che lo supportano molto complicata.

La mappatura degli argomenti permette di sezionare i passaggi argomentativi, eliminando il “rumore di fondo” (gli elementi retorici ed esornativi; le ridondanze ecc.) per portare allo scoperto ciò che veramente conta: le diverse tesi e la struttura logica (la linea di ragionamento) che le connette insieme.

15 -[Gorgia]

Ma complessi “per condensazione”, possono essere ragionamenti molto meno estesi, quelli che possiamo trovare in un tweet.

16 — I musulmani

Twitter è il paradiso degli entimemi, di quei ragionamenti abbreviati che costituiscono gran parte del nostro argomentare quotidiano: il processo di mappatura di un ragionamento condensato richiede di svolgere il ragionamento, spiegando (nel senso di togliere le pieghe) l’implicito, esplicitando le assunzioni e le inferenze nascoste. E spesso si fanno delle scoperte interessanti.

Fallacie e Social

Leggete questa perla che ho trovato su Twitter:

Il tono del tweet esprime chiaramente “disprezzo” e “condanna”: la mancanza del Soggetto all’inizio è chiaro indizio di mancanza di rispetto; ed in tutto il Tweet si “legge” una distinzione netta fra “Loro” che pretendono, senza avere un diritto, e “Noi” che dobbiamo subire le loro ingiuste pretese e pagarne le conseguenze.

I commenti che seguono il tweet (e che ho tagliato per carità di patria!) chiariscono chiaramente il contesto argomentativo e l’uditorio a cui l’argomentazione si rivolge e per il quale l’argomento “funziona” (basta vedere il numero di Mi piace e Retweet).

Il ragionamento è questo:

  1. l’ Associazione musulmani, che a Bergamo ha acquistato una Chiesa sconsacrata per farne una moschea, è, chiaramente, “musulmana”; ergo, i musulmani possiedono denaro;
  2. le famiglie che protestano perchè i loro figli sono stati esclusi dalla mensa a Lodi sono “musulmani”; ergo, le famiglie musulmane di Lodi possiedono denaro.
  3. Chi ha denaro può permettersi di pagare la mensa; ergo, i musulmani di Lodi possono permettersi di pagare la mensa; chi può permettersi di pagare la mensa non ha diritto ad essere esentato; dunque i musulmani di Lodi pretendono diritti che non hanno.

Articoliamolo in tutte le sue premesse:

Tutti i “musulmani” hanno soldi

Come si vede il ragionamento è viziato da una doppia fallacia di accidente: generalizzazione indebita e accidente converso.

Tutta l’argomentazione si regge su premesse false e inferenze fallaci, come si può facilmente notare in questo diagramma:

Le argument maps come si può vedere permettono di analizzare in profondità e vedere il lato nascosto della luna in un ragionamento.

Chiudiamo questa prima parte con il diagramma di ragionamento di uno dei passi più famosi del Discorso sul metodo di Cartesio.

19 — Cartesio testo

20 — Cartesio diagramma

21 — Seconda parte

Mappe per la deliberazione

Le mappe di argomento supportano molto bene il ragionamento analitico e la valutazione critica degli argomenti. Lavorano meno bene come supporto nella fase deliberativa e decisionale.

Quando dobbiamo prendere posizione o decidere cosa pensare o fare abbiamo bisogno di qualcosa di diverso dal, o di più del semplice “calcolo razionale”.

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Chi deve decidere cosa fare o cosa credere, riflette, medita, saggia, tenta ipotesi, ne deriva conseguenze, ne valuta i pro e i contro, ritorna indietro, cerca evidenze e contro-evidenze, ne inferisce ulteriori dati, immagina obiezioni, le esamina, le confuta, subisce il fascino delle analogie, le insegue e così via. La deliberazione, insomma, è un andirivieni, che assomiglia al percorso labirintico o a un nodo autostradale; il calcolo razionale è un percorso lineare e obbligato, come una strada ferrata: una volta che hai messo il treno sui binari, attivando gli scambi giusti (regole inferenziali), arrivi a destinazione.

Non è forse casuale che quando si vuole riprodurre una meditazione si debba ricorrere al modulo narrativo. La riflessione è, infatti, un cammino che avviene nel tempo, con le sue sequenze spazio-temporali: inizio, fermate, ritorni, riprese, strade senza uscita ecc. . Laddove, invece, per riprodurre un ragionamento possiamo ricorrere al modulo espositivo. E’ quello che facciamo, per esempio, quando spieghiamo come siamo arrivati ad una conclusione; oppure quando giustifichiamo una nostra presa di posizione.

C’è un nome per questo processo di pensiero non lineare: deliberazione. Quando meditiamo o riflettiamo su un argomento per cercare di stabilire una nostra posizione, non stiamo facendo altro che cercare di arrivare ad una “de-li-be-ra-zio-ne”, ad una decisione in merito a cosa pensare o fare. E lo facciamo discutendo con noi stessi, argomentando pro e contro, mettendoci una volta dalla parte di chi difende e una volta dalla parte di chi attacca.

Deliberare, quindi, è propriamente prendere una decisione intorno a qualcosa da fare, a un comportamento da tenere o a una posizione da prendere intorno ad un dato argomento, dopo avere messo su una bilancia e pesato pro e contro, valutato le conseguenze, chiarito i termini del problema.

C’è chi come Chaim Perelman o Douglas Walton sostiene che qualsiasi deliberazione o argomentazione è sempre una sorta di dibattito (o di dialogo) anche quando avviene nel “foro interiore”: insomma, quando riflettiamo per deliberare è come se “discutessimo” fra noi avanzando ipotesi, proponendo ragioni, contestandole e proponendo altre ipotesi. Deliberazione in psicologia è, d’altra parte, il processo in cui la volontà soppesa i pro e i contro (le “motivazioni”), prima di arrivare ad una decisione.

Un classico esempio di deliberazione interiore sono le Confessioni di S. Agostino o le Meditazioni filosofiche di Cartesio.

Testo

Per concludere, la deliberazione è un doppio processo che attiene sia a quello che K. Popper chiamava “contesto della scoperta” sia al “contesto della giustificazione”: il primo è il momento di costruzione della propria posizione, di valutazione di dati, evidenze, preferenze per poi avanzare n ipotesi di soluzione;il secondo è quello di messa in comune, di discussione pubblica della decisione presa e della sua giustificazione.

Una volta stabilita una “delibera” (la via in su), gli argomenti portati per stabilirla, gli argomenti che ci hanno convinto, saranno gli stessi che potremo (anche se non necessariamente) utilizzare per difenderla o presentarla agli altri (la via in giù).

Mappe per deliberare e prendere decisioni

Per rappresentare prese di decisione e sostenere il nostro apparato cognitivo nella deliberazione esistono altri tipi di mappe: le mappe decisionali o deliberative. Le mappe per la decisione contengono al loro interno gli strumenti per mappare argomenti, ma utilizzano un’ontologia molto più ricca e complessa (ocomesi può vedere in questo template).

La forma più semplice di mappa decisionale è quella che si limita a mettere i pro per una decisione da una parte e i contra dall’altra.

Un esempio molto noto è quello di Darwin. Charles Darwin, ritornato dal suo famoso viaggio di cinque anni sul Beagle, a 29 anni, aveva a possibilità di sposare Emma Wedgwood, figlia della zia di Darwin ed erede di una grande ricchezza. Egli poteva vedere le attrazioni del matrimonio, ma c’era l’incognita di come il matrimonio avrebbe potuto influenzare la sua carriera. Il giovane Charles divise un foglio in due e segnò da un parte i pro a favore del matrimonio, e dall’altra parte i pro a favore del non sposarsi:

Diapositiva — Marry

Il metodo sembra aver funzionato a meraviglia, con Darwin che scarabocchia enfaticamente Marry, Marry, Marry, Marry, Marry QED in fondo alla pagina.

Fu una scelta felice visto che lui ed Emma hanno formato un’unione lunga e gratificante: i loro dieci figli non hanno impedito a Darwin di produrre alcuni dei testi scientifici più importanti di tutti i tempi.

Charles Darwin to Emma Wedgwood

Darwin ha applicato quella che Benjamin Franklin chiamava “algebra morale”: si mettono da una parte i pro dall’altra i contra; si eliminano pro e contra di uguale peso e ciò che rimane è la scelta.

Le deliberazioni sono un po’ più complicate di così. Ma noi ci occuperemo visto il contesto in cui ritroviamo (all’interno di un corso di teoria all’argomentazione), non di decisioni tout court, ma di deliberazioni dibattimentali.

Deliberazione e Debate

K. Popper, nel suo libro più famoso “La Logica della scoperta scientifica”, sosteneva che quale che sia il modo in cui arriviamo ad un’ipotesi, ciò che veramente conta è il modo in cui la giustifichiamo, sottoponendola al controllo pubblico intersoggettivo.

Applicata alla decisione e alla deliberazione, questo assunto popperiano può essere tradotto in questi termini: non è importante come si arriva ad una deliberazione, ciò che importa è la giustificazione: come la si argomenta.

E’ quella della costruzione dell’argomentazione dibattimentale uno degli aspetti più importanti del Debate. Ed è di questo dipo di deliberazione che ora ci occuperemo.

Se tralasciamo la parte agonistica, che ha a che fare con la dimensione oratoria, un debate, un “dibattito regolato” non è altro che una simulazione di una deliberazione pubblica: insomma, è come se i contendenti si prendessero la briga di illustrare i pro e i contro di una scelta (favorevole o contraria alla verità di una tesi o di una definizione, a un giudizio di valore di una cosa, ad una linea di azione), assumendosi anche la “parte del diavolo”, cercando, cioè, di smontare gli argomenti dell’avversario.

Diversamente dalle prese di decisione reali e vitali, il debate è una forma di deliberazione “artificiosa” e “fredda”, priva di quelle’”urgenza emotiva” che caratterizza la maggior parte delle deliberazioni e decisioni che ci possiamo trovare a prendere nella vita reale.

Inoltre, nel Debate chi sostiene l’una o l’altra posizione viene stabilito da altri, e il compito dei debaters è, quindi, quello di trovare ragioni ed evidenze a favore della propria posizione, e, contestualmente, cercare ragioni ed evidenze contrarie alla posizione avversaria.

Diapositiva — Questo rende

Questo rende il Debate un esercizio di razionalità pratica, utile per costruire “habitus mentali”e strategie razionali e critiche, che attengono a quello che, come dicevamo prima, Popper chiamava contesto della giustificazione; mentre rimane in ombra la dimensione della scoperta, cioè la fissazione di un’ipotesi, di una scelta di campo, di una presa di posizione.

Ci sono, naturalmente, ragioni epistemiche, metodologiche ed “etiche” ( come quella di superare i limiti dei nostri “pregiudizi”, mettendosi dalla parte di chi la pensa diversamente da noi) alla base di questa scelta, che non possono non essere riconosciute come sensate. A sostegno del Debate sta, inoltre, la considerazione che spesso i modi in cui ci troviamo a sostenere posizioni nei più diversi campi, sfugge al nostro controllo cosciente: voglio dire che non sempre le nostre posizioni sono frutto di prese di decisione ponderate e razionali. Anzi, spesso ci troviamo ad avere più opinioni che ragioni, specie in campo politico. E quando le nostre opinioni vengono contestate ci ritroviamo nella stessa situazione del debater: dobbiamo trovare buone ragioni per giustificare la nostra posizione (scandagliare fra le ragioni che ci hanno condotti a pensarla in quel modo, eventualmente esplicitandole) ed essere capaci di attaccare e confutare le ragioni dei nostri antagonisti.

Come mappe decisionali possono aiutarci?

Io credo che il mapping ci può aiutare in tutte le fasi preparatorie al dibattito vero e proprio. In particolare, possono trovare una loro utile applicazione proprio come euristica per l’ “Inventio”, per trovare una linea argomentativa e ricercare ragioni pro e contro una mozione /tesi.

Quello che rende veramente utile l’apporto delle mappe decisionali è la possibilità di estendere la strategia ad ogni forma di deliberazione (privata o pubblica che sia).

Diapositiva

La strategia passsa attraverso una fase iniziale in cui si costruisce un albero delle domande, a partire dalla questione iniziale, a cui la mozione (la tesi che verrà sostenuta) risponde; l’albero delle domande guida la ricerca documentale (dallo status questionis, alla ricerca delle “prove” pro e contro) per scartare opzioni alternative; la risposta alle domande fornisce già la costruzione della linea argomentativa (della mozione); la costruzione della linea argomentativa permette a chi deve costruire gli argomenti un guida sicura su quali evidenze cercare e portare a supporto delle diverse premesse e quali premesse hanno bisogno di ulteriore sostegno argomentativo (ragionamenti).

Per esemplificare quanto sto dicendo, utilizzerò un dibattito reale, anche se svolto a distanza e su un giornale, piuttosto che in un Debate vero e proprio. Si tratta chiaramente di una ricostruzione a posteriori, ma il modello ricostruttivo può essere applicato ad ogni tipo di argomentazione. Provare per credere.

Il dibattito Sartori-Colombo

Era il 2005 quando in occasione del referendum sulla fecondazione assistita (un referendum finito male per i proponenti, visto che solo il 25.9% degli aventi diritto si recò al voto) il dibattito tra scienziati, teologi ed opinionisti animò le pagine dei grandi quotidiani nazionali intorno alla questione se l’embrione fosse o no “persona umana” e con ciò portatore di un diritto alla vita.

Per la nostra analisi ricostruttiva utilizzeremo il dibattito che si innescò sul Corriere della Sera fra il compianto Giovanni Sartori e il prof. Roberto Colombo docente all’Università cattolica di Milano, in seguito a un articolo di Sartori dal titolo La vita umana secondo ragione, pubblicato il 28 febbraio del 2005.

Naturalmente è un’ipotesi ricostruttiva, ma che è, a mio avviso, molto plausibile.

L’albero delle domande e la Strategia di ricerca

I due contendenti davano ovviamente risposte diverse alle medesime domande. Le diverse risposte portavano ad una chiara linea argomentativa:

La linea argomentativa

La linea argomentativa dei due contendenti è chiara:

Le Evidenze

A questo punto il compito di chi argomenta è provare con evidenze e ragionamenti la bontà delle premesse.

Sartori utilizzò nella sua argomentazione un’ampia serie di argomenti: esempi, evidenze scientifiche, argomenti di analogia, ragionamenti per assurdo:

Argomentazione di Sartori

Colombo rispose cercando di restare sul medesimo terreno razionale di Sartori, utilizzò argomenti non di fede, ma di “logica” ( con un sottile profumo di metafisica):

Non è qui la sede per discutere chi avesse ragione o torto. [Chi volesse la mia modesta opinione potrebbe leggersi il post che ho dedicato all’argomento.] Ciò che conta è il modello: analisi della Questione; albero delle domande; creazione della Mozione e della Linea rgomentativa; ricerca delle Evidenze e “invenzione” di Argomenti.

Un modello per la costruzione e ricostruzione argomentativa

Il modello che abbiamo proposto è un modello che va bene sia per la costruzione che per la ricostruzione argomentativa.


Per avere un modello di argomentazione deliberativa agli aspiranti debaters bisognerebbe far studiare l’argomentazione di C. Beccaria contro la pena di morte e a favore dei lavori forzati a vita.

Il testo è arcinoto:

Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di tru- cidare i loro simili?

Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l’aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll’altro, che l’uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera?

Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica neces- saria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità.

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita.

La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricu- pera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse più ef cace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.

Non è l’intensione della pena che fa il maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movi- mento. L’impero dell’abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l’uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l’idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. […]

Beccaria propone l’abolizione della pena di morte e sostiene questa proposta con una linea argomentativa che punta a dimostrare che la pena di morte non è nè giustautile, né necessaria.

Si tratta di una strategia argomentativa consueta (framework) quando si propone una linea di azione di qualche tipo: provare che è giusto farlo o almeno utile oppure necessario. La linea argomentativa spinge chi deve argomentare a scegliere all’interno di un repertorio numeroso, ma non illimitato: in questo caso per lo più argomenti di giustizia, o pragmatici (le conseguenze positive o negative o nulle dell’azione o della decisione da prendere).

Il debater avrà allla fine della costruzione della sua mappa la chiara articolazione della struttura della’argomentazione: ogni singolo argomento può essere facilmente riportato alla linea argomentativa iniziale (Link back); ogni debater avrà chiara la struttura del proprio argomento e la connessione con l’insieme.


Chiudo con un esempio tratto da un dibattito reale. Il dibattito riguardava il tema della profilazione degli utenti, fatta dalle diverse piattaforme on line:

Al che ho provato ad immaginare una linea di ragionamento alternativa, e mi è venuta in mente questa:

Concludo

Lo studio della Filosofia dovrebbe dare quell’expertise nello smontare analiticamente, rimontare sinteticamente, valutare con scienza e coscienza argomentazioni e produrne di proprie. Non per fare degli studenti dei “piccoli filosofi”, ma per sviluppare quella competenza al pensiero critico, troppo spesso predicata, e molto male perseguita.

Si tratta di un’ expertise poco coltivata anche nelle Facoltà di Filosofia, con qualche lodevole eccezione, naturalmente. Sarà per questo che gli insegnanti di filosofia vi si dedicano poco? Non si può insegnare ciò che non si padroneggia.

GRAZIE!

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