Il diavolo si nasconde nei dettagli

Fallacie e Social

C’è una soffitta nel palazzo della logica dove sono stati accumulati vizi ed errori di ragionamento, inclusi sotto le denominazioni desuete di “fallacie”, ”sofismi”, o paralogismi. Qualche rigattiere-antiquario è recentemente tornato a rovistarvi e vi ha rinvenuto molti pezzi interessanti, alcuni preziosi, ma di difficile collocazione.

[Adelino Cattani, (1995), p. 11]

I Social, lo sappiamo, sono il terreno in cui si svolge, oramai, una buona parte del dibattito pubblico di questo paese. I nuovi politici lo sanno talmente bene che si occupano e pre-occupano più di lanciare parole d’ordine e argomenti “buoni” per i propri sostenitori, che di dare ragione delle proprie scelte e decisioni attraverso i media tradizionali. Si salta, così, la mediazione dei professionisti dell’informazione (che in una democrazia avanzata dovrebbero fare da “cani da guardia” della pubblica opinione, e che quotidianamente vengono, invece, denigrati e sviliti nella loro funzione da una campagna propagandistica volta a raffigurarli come “venduti e servi” dei poteri forti, politici o economici che siano — una strategia nota ai teorici delle fallacie col nome di “avvelenamento del pozzo”), e ci si rivolge direttamente ai propri fans, evitando il confronto e la fatica di dover rispondere dei propri atti con spiegazioni e argomentazioni complesse; potendosi limitare a semplificare, scansando le critiche, sempre presentate come interessate o pregiudiziali.


L’antefatto

Ho appena finito di leggere il libro di Paola Cantù, dal titolo “E qui casca l’asino”.

Nell’Introduzione l’autrice scrive, fra le altre cose:

Smontare gli argomenti non sostenuti da prove sufficienti è un esercizio di critica essenziale per ogni cittadino che voglia partecipare attivamente al dibattito pubblico, entrando in dialogo e in discussione con l’altro. (p.6)

E ancora:

un esercizio di caccia alle fallacie deve servire a “…. stimolare un atteggiamento critico nei confronti degli argomenti usati nel dibattito pubblico, una disposizione a porre domande, a chiedere supplementi di informazione e di prova.” (ibidem)

Ho voluto raccogliere l’esortazione di P. Cantù, inaugurando una nuova rubrica del mio Blog (Social e Fallacie), dedicata all’analisi critica dei dibattiti e delle argomentazioni che circolano sui Social ( e non solo). I Social offrono una miniera di esempi argomentativi su cui esercitare l’analisi logico-argomentativa e in particolare dove studiare le fallacie. L’intento non è quello di polemizzare con i sostenitori dell’una o dell’altra posizione, quanto di analizzare criticamente le strategie comunicative, la struttura degli argomenti e le eventuali fallacie del discorso pubblico italiano, utilizzando lo strumento di analisi offerto dall’argument mapping.

Voglio precisare che la critica sarà sempre rivolta agli “argomenti” non alle “persone” che quegli argomenti producono: tutti noi possiamo cadere in errori logici, fallacie, paralogismi involontari; il bisogno di dare argomenti alle nostre prese di posizione o alle nostre convinzioni, ci porta qualche volta ad essere troppo precipitosi, caritatevoli o non troppo rigorosi ed obiettivi nella valutazione della bontà dei nostri argomenti. L’atteggiamento più appropriato per questa bisogna, non è quello di chi altezzosamente si pone su un piano di superiorità compiaciuta nei confronti degli altri che (qualche volta) sbagliano; ma quello di chi, consapevole della nostra limitatezza come esseri umani che aspirano ad essere razionali, ma che non lo sono sempre, punta a capire e mettere in mostra gli errori in cui spesso cadiamo.

Condivido in questo, quanto scrive P. Cantù:

L’obiettivo non è dare dell’ignorante a giornalisti, politici, filosofi, scienziati, giudici, comici, opinionisti: gli errori di ragionamento infatti non indicano un deficit di conoscenza o di competenza, ma sono il sintomo della debolezza e dell’insufficienza delle ragioni portate a difesa di una tesi (ibidem, p.5)

Dopodiché, la recidiva nel fare cattivi ragionamenti qualche perplessità sulla ragionevolezza e sulle capacità raziocinative dell’artefice, in qualche modo, la farà venire.


L’analisi critica degli argomenti sarà utile per prendere familiarita e coscienza dei modi in cui ragioniamo, dei paralogismi e delle fallacie che riccorrono in molti discorsi. Un modo questo per essere più avvertiti e per prendere il “controllo” del nostro modo di pensare, di prendere posizione e di assumere deliberazioni intorno ai più diversi argomenti.

Il mio obiettivo è anche quello di testare la funzionalità dell’argument mapping sia per l’analisi critica di argomenti reali, tratti dal dibattito pubblico, sia come strumento di auto-controllo critico delle proprie argomentazioni. Come proverò a mostrare, quando si pensa ad un argomento pro o contro una certa tesi (o contro un altro argomento), creare una mappa visuale dell’argomento ed esaminarne le diverse componenti (esame dei termini/concetti utilizzati nelle premesse; esame del valore di verità o di accettabilità — la presenza o meno di dati a supporto, per esempio – delle premesse, la tenuta delle inferenze prodotte e la presa di coscienza delle assunzioni anche inconsce fatte per arrivare alle conclusioni) può aiutare a non prendere cantonate e a non dire castronerie.


Facciamo produrre i vaccini allo Stato

Voglio inaugurare questa rubrica con due tweet che mi sono venuti sotto l’occhio in questi giorni. Devo il “fortunato” incontro al prof. Alfonso Fuggetta, che seguo su Twitter, @AlfonsoFuggetta.

Il primo tweet è in realtà un retweet commentato dallo stesso prof. Fuggetta, che riprende un tweet (del 6 setttembre 2018) del giornalista Antonello Angelini, @AntonelloAng. Nel tweet di Angelini viene proposto il seguente argomento:

La vera prova sui vaccini sarebbe quella di farli produrre allo Stato senza guadagno dei privati. Allora capiremmo davvero se ci sono o no interessi privati sotto tutta questa storia.

A cui il prof. Fuggetta rispondeva con un contro-argomento che voleva mostrare la paradossalità dell’argomento di Angelini:

Lo Stato dovrebbe produrre anche penne Bic e carta igienica così capiamo se le usiamo perché veramente servono o per far ricchi il Conte Bich o la Scottex.

Sul momento la replica di Fuggetta mi era sembrata divertente e sensata; anche se c’era qualcosa che non mi convinceva. E, in effetti, avevo ragione di dubitare della sua efficacia. Vediamo perchè.

Il giornalista Angelini è piuttosto critico nei confronti della legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale. La sua pagina twitter è piena di tweet che lo dimostrano. Ma qui la questione non è se abbia ragione o meno nella sua battaglia No vax, quanto piuttosto se l’argomento utilizzato è un buon argomento oppure no; e se non, perchè?

L’argomento è in apparenza piuttosto semplice: il modo per sapere se dietro l’obbligo vaccinale ci sono interessi delle grandi aziende farmaceutiche è quello di far produrre i vaccini allo Stato. Ora, se sottoponiamo l’argomento ad un’attenta analisi, la presunta semplicità scompare, risultando pieno di assunzioni non dichiarate.

Conoscendo le posizioni di Angelini, è facile comprendere come alla base dell’argomento ci stia un pregiudizio negativo sulle reali motivazioni che stanno dietro le posizioni della comunità scientifica e le decisioni legislative del passato governo e della maggioranza che lo ha approvato. L’uso di un linguaggio pregiudizievole riferito alla vicenda legislativa e ai suoi retroscena (“dietro tutta questa storia”) è un chiaro indizio di come l’Autore pensa che la vicenda si svilupperebbe, se questa cosa (la produzione statale di vaccini) si facesse veramente.

Il ragionamento, così come l’ho ricostruito io, parte da un argomento che si fonda su un’evidenza: la vendita di vaccini rappresenta un guadagno per le industrie farmaceutiche; tuttavia, una correlazione causale incontestabile (la vendita di vaccini causa un guadagno per le industrie farmaceutiche), in cui l’effetto è il guadagno delle industrie farmaceutiche e la causa la vendita dei vaccini, diviene con un’inversione causale (fallacia non causa pro causa) la causa della sua “causa” (la vendita di vaccini): in parole semplici, è il guadagno previsto che genera il “bisogno” e quindi la vendita.

Naturalmente, questo comporta che l’industria farmaceutica abbia il potere e la “forza” per influenzare la comunità scientifica internazionale e i politici italiani. Un’assunzione non provata e perciò discutibile.

Da qui la seconda parte del ragionamento: per escludere l’ipotesi degli interessi dietro “questa storia”, si dovrebbe far produrre i vaccini allo Stato.

Il contro-argomento di Fuggetta

A questo argomento il prof. Fuggetta, come abbiamo visto sopra, rispondeva con questo contro-argomento :

Lo Stato dovrebbe produrre anche penne Bic e carta igienica così capiamo se le usiamo perché veramente servono o per far ricchi il Conte Bich o la Scottex.

Il controargomento di Fuggetta potrebbe essere analizzato in questo modo:

Il contro-esempio di Fuggetta colpisce molto bene la fallacia di inversione causale del ragionamento di Angelini: il vantaggio che deriva dal vendere un prodotto per l’azienda che lo produce non può essere considerato la causa per cui quel prodotto viene venduto (non più che il fatto di avere bisogno di acqua per sopravvivere, possa essere generato dall’interesse della Nestlè a venderci bottiglie di acqua minerale!). Tuttavia, non lo affonda completamente, manca un passaggio fondamentale: il fatto che dietro la campagna pro vax e la decisione di imporre per legge i vaccini ci siano le pressioni di Big Pharma.

Un contro-argomento più efficace avrebbe potuto essere a mio avviso questo:

Questo contro-argomento è simile in tutto all’argomento di Angelini, ma risulta con tutta evidenza paradossale (nel senso di contrario all’opinione comune). L’argomento su cui decidere in questo caso è meno controverso (per quanto qualche complottista –magari influenzato, a sua insaputa, dalle multinazionali del fumo- potrebbe avanzare dubbi in proposito), e l’opinione pubblica ha generalmente accettato la tesi della comunità scientifica sui pericoli per la nostra salute del fumo, attivo e passivo; diversamente, sul tema dei pericoli della vaccinazione o non vaccinazione il dibattito (sempre più “politico” e sempre meno “scientifico”, visto che il dibattito interno alla comunità scientifica si è ormai deposto con la vittoria dei pro vax, anche se non mancano voci dissonanti), è ancora vivo e marcia assieme noi.

Angelini 2: la vendetta

Non vorrei dare l’impressione di avercela col giornalista Angelini, ma un altro suo tweet mi offre il modo di soffermarmi su un’altra fallacia.

Per me chi dice che “ le sentenze si rispettano” e si eseguono sbaglia di grosso. Per me le sentenze si leggono, capiscono, ci si ragiona sopra. Si eseguono anche ma quelle stupide non si rispettano. (6 settembre 2018)

Tralascio le ovvvie considerazioni in merito all’idea che dello Stato di diritto traspare dal tweet, per soffermarmi sull’argomento. La tesi è che le sentenze si eseguono, ma non devono necessariamente essere “rispettate”. L’argomento ha la forma di una obiezione alla tesi secondo cui “le sentenze si rispettano” e si eseguono.

L’argomento di Angelini può essere ricostruito in questo modo:

L’obiezione di Angelini nasce da un semplice fraintendimento, che si evince dall’uso bizzarro del virgolettato: si interpreta il termine “rispetto” nel senso di qualcosa di “onorevole” e da tenere nella giusta “considerazione”, laddove la frase incriminata sembrerebbe piuttosto dire che le sentenze vanno eseguite in ogni caso, anche quando non le si condividono (ambiguità che nasce dal doppio senso del termine “rispetto” — vedi Treccani). L’argomento risulta poco convincente anche per la definizione implicita di “stupido” come equivalente a “cosa che non merita rispetto”; laddove la stupidità è qualifica che attiene a stati mentali e non può essere attribuita a cose come le sentenze. Insomma, l’argomento pecca della fallacia di ambiguità o anfibolia, in quanto gioca sul fatto che la proposizione incriminata si presta a due diverse interpretazioni.


Direi che è tutto. Alla prossima 😉


CREDITS

  • Cantù, P., E qui casca l’Asino. Errori di ragionamento nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, Milano, 2011
  • Cattani, A., Discorsi ingannevoli. Argomenti per difendersi, attaccare, divertirsi, Edizioni GB, Padova, 1995
  • D’Agostini, F., Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Bollati Boringhieri, Milano, 2010

Vedi anche:

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