Ciò che non abbiamo imparato a Scuola

La Scuola è un’occasione da non perdere

Scrivevo in un altro post che la nostra cultura personale rimane, per tutta la nostra vita, fatta di vuoti e di pieni: ambiti di esperienza molto ricca e che padroneggiamo (i “pieni”); ambiti di esperienza che conosciamo poco o approssimativamente (i “vuoti”), di cui non siamo spesso consapevoli.

Ciò che non abbiamo imparato a scuola ci pesa per tutta la vita come l’assenza ingombrante di qualcuno o qualcosa di indefinito di cui sentiamo la mancanza, ma che non sappiamo bene identificare. La “cultura” personale oggi è sottovalutata e svalutata, ma la Cultura è l’enciclopedia di referenti per leggere il mondo, per parlarne e per capirlo.

Senza Cultura, le cose, gli eventi, i processi non hanno un nome per noi, non hanno struttura, non hanno svolgimento. Senza Cultura la stessa comunicazione sociale è povera e continuamente soggetta a fraintendimenti.

Non sto parlando di sapere la data della tale battaglia o il nome del tal’altro Papa o Sovrano del XV secolo. Mia zia ha Ottant’anni, la terza elementare, e recita ancora i nomi dei Sette re di Roma o qualche poesia che ha imparato alle elementari, ma non direi proprio che “capisca” molto di ciò che pure in un qualche senso “conosce”. Da bambino, quando ancora si recitava la messa in latino, mi ricordo mia Nonna, analfabeta (ma grandissima donna!), recitare l’Ave Maria in latino, ma che comprendesse ciò che recitava è un altro discorso!

Ed è questo il grande problema della Scuola trasmissiva. Chi è affezionato alla vecchia (ma sempre attuale) scuola, pensa che chi critica la scuola tradizionale lo faccia perchè svaluta le “conoscenze” a vantaggio delle amate/odiate “competenze” (il termine ha acquisito una tale connotazione emotiva che forse è arrivato il momento di sostitutirlo con qualcosa di più neutro!). Ma non è così. Non voglio ripetere la solita formula che non ci sono competenze senza conoscenze (che pure è vero, ma non basta); voglio dire che le “conoscenze” non sono tutte uguali; voglio dire che recitare frasi significative in italiano e comprenderne il significato sono due cose diverse. Io ho l’impressione (naturalmente sbagliata) che la scuola tradizionale sia troppo spesso una scuola di parole senza referente e di formule recitate a memoria! La Cultura non può essere questo.

La Cultura è insieme conoscenza e comprensione. Come dicevo in un altro post, la scuola dovrebbe sopperire alla carenza di esperienza del mondo, preoccupandosi, da un lato, di arricchire la disponibilità di sceneggiature per la nostra mente, e dall’altro, lavorare sulla conoscenza del linguaggio con cui parliamo del mondo.

La Cultura non è un ammasso di nozioni immagazzinate da qualche parte, ma un campo da seminare, arare, proteggere e far crescere nel tempo. Qualcosa di cui avere cura, che impari a conoscere e amare col tempo. Ma come si fa ad avere cura di 10/12 mondi di esperienza contemporaneamente? Come può un ragazzo curare contemporaneamente, durante una settimana, 12 campi del sapere (discipline)? Come fa? Come fa un ragazzo a entrare ed uscire da mondi di esperienza (parole, formule, referenti, esperienze) diverse volte in una stessa mattinata, rimanendo sempre concentrato e attivo, passando da Italiano a Matematica, da Scienze a Filosofia, ecc.?

La Scuola è un’occasione da non perdere per i nostri ragazzi: uno spazio unico, in un momento magico che non tornerà più; uno spazio in cui ancora c’è qualcuno che pensa ai loro bisogni e si preoccupa per loro, lasciandogli spazio e tempo per dedicarsi a una delle cose più importanti per la nostra specie: la trasmissione/apprendimento del Sapere delle generazioni precedenti.

Un’occasione che deve essere colta dai nostri studenti, oggi dispersi in tante cose e attività, e non sempre per loro colpa. Tuttavia, perchè ciò avvenga, la Scuola deve creare condizioni ottimali, che diano agli studenti la consapevolezza di una loro crescita reale e la certezza di non stare perdendo il loro tempo.

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