Educare alla “saggezza”

La “saggezza”di oggi è l’uso saggio di strumenti adeguati alle sfide cognitive da risolvere.

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In un tweet di qualche settimana fa l’amico #Sergio Mattarella mi diceva che è difficile insegnare il pensiero critico, perché siamo preda della nostra razionalità limitata, dei Bias cognitivi, ecc. . Ha ragione, naturalmente. Sono cose che sappiamo da tanto tempo (gli Idòla baconiani cosa altro erano?), ma di cui ora abbiamo le prove, grazie ai tanti studi e ricerche di psicologia cognitiva.

Certo, se questo fosse vero del tutto, parlare di insegnare il pensiero critico sarebbe privo di senso: per quanto noi possiamo fare non vinceremo mai le forze che remano contro la nostra razionalità, la nostra ricerca di verità e di ponderatezza. Avrebbe allora senso il consiglio di limitarci solo a educare gli studenti al “dubbio”: non fidarsi fino a prova contraria di quanto gli altri ci dicono, e non fidarsi neanche di ciò che a noi stessi appare come “evidente”, privo di ombre (povero Cartesio!).

Ma educare al solo “dubbio” dove ci porta? E, comunque, ci lascia con il grande problema di educare gli studenti non solo ad essere “critici”, ma anche ad affrontare problemi (teoretici e pratici) attrezzati cognitivamente e metodologicamente per riuscire a raggiungere (o almeno a provarci) soluzioni vere, verosimili, efficaci, ponderate, equilibrate ….sagge.

Esiste una pars destruens nel Critical Thinking, ma esiste anche una pars construens, che spesso viene sottovalutata, e che da Galilei in poi, passando per Descartes e Bacone, arriva fino a noi. Quando si parla di “pensiero critico”, l’enfasi viene posta sull’aggettivo “critico”, ma il soggetto è il “Pensiero”: il pensatore critico moderno è quello che un tempo era chiamato “Saggio”.

Secondo la definizione della Treccani:

L’essere saggio; capacità di seguire la ragione nel comportamento e nei giudizî, moderazione nei desiderî, equilibrio e prudenza nel distinguere il bene e il male, nel valutare le situazioni e nel decidere, nel parlare e nell’agire, come dote che deriva dall’esperienza, dalla meditazione sulle cose, e che riguarda soprattutto il comportamento morale e in genere l’attività pratica

Il Pensatore critico, come il Saggio, è vero, deve essere attrezzato per comprendere e valutare quanto viene offerto alla nostra accettazione (teorica o pratica); ma il Pensatore critico è anche quello che ragiona e propone soluzioni ragionate e prende decisioni ponderate, utilizzando metodi efficaci.

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Head_Karneades_Glyptothek_Munich.jpg-Pubblico dominio

La Saggezza di oggi è l’uso “saggio” di strumenti adeguati alle sfide cognitive da risolvere, non una indefinita e indefinibile attitudine personale o una strategia generica di “scetticismo universale” o di atteggiamento “stoico” di fronte al mondo.

Posto che noi non possiamo liberarci dei nostri “idòla” mentali, possiamo, però,cercare di tenerli sotto controllo o (meglio sarebbe) neutralizzarli, avendo a disposizione degli strumenti di sostegno per la nostra cognizione e per le nostre deliberazioni.

Cosa è il metodo scientifico, se non uno di questi “sostegni”: un insieme di protocolli, testati negli ultimi quattro secoli e che si sono rivelati efficaci per procedere sulla via della conoscenza?

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