Visualizzare aiuta a ragionare

Introduzione all’Argument mapping

Allegoria del Buon Governo, 1338–1339, Sala della Pace, Palazzo Pubblico, Siena — Pubblico dominio

Chi volesse insegnare a ragionare ed argomentare in modo esperto a scuola dovrebbe sapere che esiste uno strumento per aiutare la nostra mente a ragionare, argomentare, deliberare con metodo: questo strumento è l’argument/decision mapping.

La buona notizia è che per usare l’argument mapping non abbiamo bisogno che di poche nozioni logiche di base, quelle integrate nella logica del discorso ordinario: i tre principi base della logica classica (identità, contraddizione, terzo escluso) e poche altre regole inferenziali, quelle alla base dell’uso dei connettivi logici nella prosa argomentativa ordinaria (infatti, perché, si conclude che, ecc.).

La cattiva notizia è che per essere capaci di mappare argomenti occorre una certa competenza linguistica, una padronanza della lingua che non possiamo dare per scontata nei nostri studenti. Mi spiego.

L’altro giorno ad uno dei miei bambini dicevo: “guarda che questo non lo puoi fare!” Al che lui mi ha risposto: “ma guarda Papà: vedi che posso!” E mi ha fatto vedere che quello che gli vietavo di fare, in effetti, era “fisicamente” fattibile!

Mi stava prendendo in giro? No, aveva preso alla lettera quello che stavo dicendo, senza tener nel giusto conto, come dovrebbe fare un parlante esperto, delle intenzioni comunicative.


Comprendere l’intenzione comunicativa è il primo passo per qualsiasi comprensione efficace di un testo. Ora, l’intenzione comunicativa in un testo argomentativo si può evincere sì dalla lettera di quanto affermato, ma anche dal contesto argomentativo che chi argomenta costruisce per giustificare una tesi. Anzi, capita qualche volta che quanto esplicitamente affermato nella tesi sia poi “tradito” dall’argomentazione a sostegno, tanto da richiedere una riformulazione della Tesi stessa. In altre parole, la giustificazione (la spiegazione) permette di comprendere cosa veramente si sta affermando. Se io avessi detto ad accompagnare la mia esortazione: “questo non puoi farlo, perchè è pericoloso!”. Mio figlio non sarebbe, probabilmente, caduto in errore.

Ora, prendiamo questa breve argomentazione (un esempio che ho fatto in un altro post):

Non si può credere che prendere parte ad una guerra sia giusto e che l’omicidio sia sbagliato. La guerra provoca sempre migliaia, se non centinaia di migliaia di omicidi.

Cos’è che propriamente viene affermato in questa breve argomentazione? Sicuramente non il fatto che non si possa credere, nel senso di “impossibilità reale”, bensì nel senso che non è logicamente possibile affermare le due cose insieme, senza cadere in contraddizione.

I miei studenti hanno diagrammato l’argomentazione in questo modo:

Cosa ci dicono questi diagrammi? Ci dicono che nessuno dei tre studenti aveva veramente capito la tesi. Ora, il problema non è logico, cioè di carenza di logica, ma di comprensione dell’Italiano! Hanno sì individuato l’enunciato che esprime la tesi, ma non l’hanno veramente compreso. Lo si capisce dal modo in cui hanno estrapolato ed esplicitato le ragioni che sostengono la conclusione. Hanno capito il senso complessivo delle intenzioni comunicative del passo argomentativo, ma non il senso vero di ciò che l’autore voleva sostenerecon quel “Non si può credere che”: la contraddittorietà della posizione di chi ammette la liceità della guerra e condanna moralmente l’omicidio. L’argomento non dice che la guerra è moralmente ingiusta, ma solo che, se si ritiene sbagliato l’omicidio, allora occorre necessariamente condannare la guerra.

L’incomprensione nasce dalla stringatezza dell’argomentazione, che costringe chi legge a fare una serie di inferenze che portino dal semplice dato “l’omicidio è sbagliato” alla conclusione “è contraddittorio pensare che l’omicidio è sbagliato e prendere parte ad una guerra è giusto”.

Insomma, anche comprendere un semplice testo comporta il “ragionamento”, fare inferenze appunto. Ma cosa è un’ “inferenza”? Un esempio farà capire meglio di una definizione formale.

Partiamo dall’enunciato “l’omicidio è sbagliato” e affianchiamolo con un altro enunciato “chi prende parte ad una guerra uccide”; i due enunciati assieme fungono da premesse che condurranno un parlante dell’italiano (omicidio=uccidere un essere umano) a “trarre una conclusione”: “Se chi prende parte ad una guerra ad una guerra uccide, e uccidere (omicidio) è sbagliato, allora chi partecipa ad una guerra fa qualcosa di sbagliato”.

Non c’è bisogno di essere “loici” o di aver studiato logica: anche un bambino può trarre queste semplici conclusioni, cioè fare queste “inferenze”, appunto. La lingua serve proprio a questo a permettere ai parlanti di comunicare in modo economico pensieri, permettendo a chi ascolta di fare inferenze in modo rapido a partire dalla comprensione dei significati della parole e delle regole di connessione logica fra enunciati linguistici.

Il problema nasce da questa natura “economica” della comunicazione: il non detto, spesso, genera ambiguità che, chi deve “tradurre” in pensieri, deve essere “abile” a ricostruire. Ecco perchè competenze linguistiche e competenze logiche sono strettamente correlate (unite ad una certa conoscenza del mondo, n.b.)


Digressione. Quando ci lamentiamo del fatto che i nostri ragazzi non sanno più ragionare, ci stiamo lamentando dei loro deficit logici o dei loro deficit linguistici? Difficile dirlo. E se i deficit fossero linguistici, come correre ai ripari? Ritornare al Dettato, al Riassunto; fare più Grammatica?


Tornando all’esempio da cui siamo partiti, chi argomenta lascia al lettore il compito di ricostruire i passaggi che portano dall’enunciato 1A alla conclusione. Spiegare l’argomento significa, quindi, esplicitare i passaggi logici che portano da 1A alla conclusione. In questo portare alla luce l’implicito (semantico, discorsivo ecc.) può essere di grande aiuto la visualizzazione della struttura dei ragionamenti. Vediamo come.

Passare da un dato a una conclusione è, come abbiamo detto sopra, un processo inferenziale, cioè un ragionamento. Per potere fare un’inferenza abbiamo bisogno di almeno due premesse. Nell’esempio sopra riportato la premessa è solo una, occorre quindi esplicitare l’altra:

Ora, è facile vedere come queste due premesse da sole non portino alla conclusione: le due premesse, la guerra provoca omicidi e l’omicidio è sbagliato, portano al più alla conclusione che la guerra è sbagliata; la quale unita all’evidente considerazione generale che prendere parte ad un’azione ingiusta è ingiusto (che funge da quella che, più propriamente, si chiama Garanzia o Regola di inferenza) porta all’ulteriore conclusione che prendere parte alla guerra è sbagliato. Si conclude, così, logicamente che: se l’omicidio è sbagliato allora prendere parte alla guerra è sbagliato e chi afferma che l’omicidio è “sbagliato” e prendere parte ad una guerra “giusto”, si contraddice: QED.

La semplice visualizzazione del ragionamento permette di comprendere come tutto il ragionamento dipenda dall‘accettazione senza riserve dell’assunzione non esplicitata che riporta tutti i tipi di atti che “provocano la morte” sotto la categoria degli omicidi: la guerra provoca sì morti, ma classificheremmo questo tipo di “morti” come casi di omicidio?


Si possono analizzare ragionamenti ed argomentazioni, utilizzando software specifici nati per mappare argomenti, ragionamenti complessi, deliberazioni e discussioni di vario tipo.

Occorre partire da esempi semplici tratti dagli scambi comunicativi ordinari per arrivare ad analizzare complesse argomentazioni tratte dalla Filosofia, dai Media ecc. . La scelta di partire dal semplice ha, oltre che una ragione pedagogica, una intenzione dimostrativa: rendere evidente come il mapping argomentativo possa essere introdotto fin dalla scuola primaria, per sostenere i ragionamenti e perfino le dispute dialettiche dei nostri bambini, che non hanno bisogno di complessi argomenti filosofici per iniziare a fare un uso critico del pensiero. D’altra parte, quest’idea che solo la filosofia e le sue tematiche sviluppino il pensiero critico è fuorviante. Qualsiasi disputa argomentativa, quale che sia l’oggetto della discussione (l’Essere o la scelta di cosa sia meglio fare nel pomeriggio), mette in gioco la stessa grammatica argomentativa, le medesime strategie e può essere valutata utilizzando le stesse regole e criteri.

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