4. L’argomentazione: key concepts

Per iniziare

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Tutti noi argomentiamo continuamente: argomentiamo ogni volta che sosteniamo una nostra opinione e qualcuno ce la contesta; argomentiamo quando vogliamo che si accetti una nostra proposta e qualcuno non è d’accordo; argomentiamo quando vogliamo convincere una ragazza ad accettare le nostre profferte d’amore…

Due esempi trovati in Rete:

T 2 — Ecco le ragioni scientifiche per dire no alla vivisezione

Chiudere gli animali in gabbia per farci esperimenti, aprirli, infettarli volutamente per cercare risposte alle malattie e testare i farmaci. Ma serve tutto questo? Ebbene, la risposta è no.Una risposta argomentata non da pazzi sfegatati antivivisezionisti, vegetariani ad oltranza, animalisti doc, bensì da un medico e un chimico. Ossia, da chi sa cos’è la scienza e la ricerca. In poche battute, ecco sintetizzati i tre motivi per cui la sperimentazione sugli animali non è scientificamente utile. A elencarli è Stefano Cagno, dirigente medico ospedaliero a Vimercate (Milano): «Nessuna specie — afferma in sala Ajace — può essere valido modello per altre specie: ciascuna possiede un proprio Dna, una propria fisiologia, microbiologia e biochimica». Non è un caso, del resto, che tutte le leggi impongano di testare i farmaci sugli uomini, come pure non è un caso che sostanze rivelatesi tossiche per gli uomini siano assolutamente innocue per la specie animale o viceversa. Il secondo motivo, suffragato da studi, è legato alla condizione innaturale di prigionia: «Inevitabile che l’anormalità di situazione determini risposte diverse agli stimoli esterni rispetto a una condizione di normalità». Non finisce qui. Adesso si punta il dito sulla modalità con cui vengono ‘create’ le malattie: «I ricercatori inducono le cause dei danni fisici in maniera del tutto innaturale: provocare artificialmente un ictus e analizzare poi cure e rimedi non equivarrà mai allo studio e all’analisi su un paziente che ha vissuto concretamente l’ictus». Ad ogni modo, sono gli stessi scienziati che adoperano le cavie (soprattutto roditori: «Evidentemente sono i più simili alla nostra specie», ironizza Cagno) ad ammettere: «Scegliamo l’animale sulla base della praticità, anche se non è detto che sia quello più adatto». «Del tutto sconcertante», commenta il chimico Massimo Tettamanti. E se si vuole fare un altro tipo di discorso, «non è vero che gli animali vengono anestetizzati». L’analgesia, del resto, «quando la cavia è completamente aperta, è una ridicola presa in giro». Le sofferenze continuano.

Da http://www.lavocedeiconigli.it/vivisezione.htm

In questo testo abbiamo evidenziato in grassetto il problema, la tesi del testo (la sperimentazione sugli animali non è scientificamente utile) e l’annuncio delle ragioni (tre motivi) a sostegno di questa tesi.

Se pensiamo ad un’argomentazione come una struttura, possiamo dire che l’opinione sostenuta, la Tesi, è il soffitto mentre gli argomenti ne sono i so- stegni.

Nell’argomentazione precedente gli argomenti vengono affiancati ed elencati. Tuttavia, il più delle volte l’argomentazione assume la forma di un vero e proprio ragionamento.

Detto grossolanamente, si ha un ragionamento ogni volta che si passa logicamente da un pensiero a un altro pensiero, sino ad arriva- re ad una certa conclusione.

E’ quello che viene fatto nel testo che segue: viene presentata una tesi come risposta ad un problema, e viene svolto un ragionamento, per mostrare come la tesi sia la logica conclusione di quel ragionamento.

T 3 — La pena di morte è un deterrente?

L’argomentazione [sic] più frequente a favore della pena di morte è la deterrenza: condannare a morte un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato. L’argomento della deterrenza non è però così valido, per diversi motivi. Nel caso, per esempio, del reato di omicidio, sarebbe difficile affermare che tutti o gran parte degli omicidi vengano commessi dai colpevoli dopo averne calcolato le conseguenze. Molto spesso gli omicidi avvengono in momenti di particolare ira oppure sotto l’effetto di droghe o di alcool oppure ancora in momenti di panico. In nessuno di questi casi si può pensare che il timore della pena di morte possa agire da deterrente (1). Inoltre, la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti. Se infatti la pena di morte fosse un deterrente si dovrebbe registrare nei paesi mantenitori un continuo calo dei reati punibili con la morte e i paesi che mantengono la pena di morte dovrebbero avere un tasso di criminalità minore rispetto ai paesi abolizionisti.(2) Nessuno studio è però mai riuscito a dimostrare queste affermazioni e a mettere in relazione la pena di morte con il tasso di criminalità. … I molti studi effettuati sull’argomento hanno quindi dimostrato come sia impossibile affermare con chiarezza che la pena di morte abbia un potere deterrente. Lo studio più recente sulla relazione tra la pena di morte ed il tasso di omicidi, condotto per le Nazioni Unite nel 1988, ha concluso che “questa ricerca non ha fornito alcuna prova scientifica del fatto che le esecuzioni abbiano un effetto deterrente maggiore rispetto all’ergastolo. è improbabile che si ottenga mai questa prova scientifica. Lo studio non fornisce alcun fondamento alla tesi della deterrenza”.

Fonte: http://www.ratatoj.it/pdm.asp

In questo testo l’autore affronta il problema se la pena di morte sia un deterrente efficace per dissuadere altre persone dal commette- re lo stesso reato.

Masaccio martirio di san giovanni Battista.jpg — Pubblico dominio

La tesi dell’autore è che l’argomento della deterrenza non è un argomento valido a sostegno della pena di morte. la tesi viene sostenuta con un argomento pragmatico: l’argomento della deterrenza sarebbe valido se la deterrenza avesse gli effetti previsti, ma non li ha, dunque… . A sostegno della sua tesi porta due argomenti indipendenti (evidenziati nel testo in grassetto), che possiamo riformulare in questo modo:

1. la deterrenza sarebbe efficace (B) se prima di commettere un omicidio l’autore facesse sempre un’analisi costi-benefici ©, ma non è questo il caso, per la maggior parte dei casi (Non C);

2. Se la deterrenza fosse efficace(B), allora in quegli Stati in cui la pena di morte è prevista dovrebbe esserci un calo dei reati punibili con la morte e un tasso di criminalità inferiore ris- petto ai paesi abolizionisti (D); ma studi e dati statistici (che abbiamo omesso di riportare, n.b.) provano il contrario (Non D).

L’argomentazione dell’autore può essere riformulata in forma di ragionamento in questo modo:

Se la pena di morte fosse un deterrente efficace (A) allora sarebbe utile (B), ma non è un deterrente efficace (non B), dunque è inutile (non A).

La forma logica di questo ragionamento (che, come impareremo più avanti, è quella detta del Modus Tollendo Tollens) è questa:

Se A allora B; ma non B; dunque non A

Per provare che non è un deterrente efficace (Non B), l’autore si basa, come abbiamo visto sopra, su due ulteriori ragionamenti che hanno la medesima forma logica:

  1. B se e solo se C; non C, dunque, non B
  2. Se B allora D; Non D, dunque, Non B

Possiamo notare come l’ossatura logica del ragionamento sotteso all’argomentazione precedente non sia esplicita. Ora, questo succede spesso nei testi argomentativi, nei quali la struttura logica va “scoperta”, “riportata alla luce”, dopo avere eliminato tutti gli elementi puramente esornativi o retorici (di cui parleremo più avanti).


Gli elementi dell’argomentazione

A questo punto possiamo già capire come tre siano gli elementi chiave per comprendere un’argomentazione:

  1. Il problema
  2. L’opinione o la tesi (o l’antitesi)
  3. Gli argomenti o elementi di prova

1. Per comprendere un’argomentazione occorre, innanzitutto, comprendere il problema che sta a fondamento dell’argomentazione stessa. Ogni argomentazione, infatti, nasce come risposta ad una domanda esplicita o implicita. Tale domanda può riguardare un’azio- ne da intraprendere (per esempio: è opportuno comprare un televisore in questo momento?); oppure un problema teorico da risolvere (Esiste l’Essere? Posso credere qualcosa con certezza?); oppure può essere l’uno e l’altra: per esempio chiedersi: è la pena di morte utile e giusta in un “governo bene ordinato”? Può essere visto come un problema teorico da risolvere, ma anche come proposta di un’azione da intraprendere per la sua abolizione.

Non sempre il problema a cui risponde l’argomentazione è chiaramente espresso nel testo. Occorre, perciò, esplicitarlo a partire da quanto sostenuto nella tesi. La cosa in realtà è n po’ più complicata di così, perchè qualche volta lo sviluppo argomentativo tradisce la tesi esplicita. Ma ne parleremo più avanti.

2. In secondo luogo, occorre individuare la risposta alla domanda iniziale (domanda e risposta che possono essere naturalmente più di una). Tale risposta costituisce il punto di vista particolare di chi argomenta, l’opinione, la Tesi sostenuta. La tesi in un’argomentazione rappresenta l’opinione di chi argomenta, ciò che egli crede essere vero o giusto o opportuno o consigliabile e di cui ci vuole convince-re (persuadere).

3. E’ evidente che noi sentiamo il bisogno di argomentare per convincere un interlocutore solo se l’accettazione della nostra opinione non è scontata, altrimenti non ci sarebbe bisogno di sostenerla con considerazioni, prove, dati di varia natura. Infatti, solitamente, chi argomenta, affronta un problema aperto, rispetto al quale egli prende una determinata posizione.

Prendiamo l’a seguente argomentazione sul fumo:

https://pixabay.com/it/fumo-fumare-sigaretta-non-fumatori-707214/

Il fumo provoca gravi danni all’apparato respiratorio, altera il funzionamento del sistema nervoso, favorisce l’insorgere del tumore. Quindi è meglio astenersi dal fumare.

E’ chiaro che se noi fossimo dei convinti non fumatori, non avremmo bisogno di queste considerazioni per non fumare.

Come si vede, la tesi “è meglio astenersi dal fumare” è sostenuta con alcune “ragioni”. Tali considerazioni forniscono le evidenze, gli elementi di prova e sono gli argomenti che vengono portati a sostegno a giustificazione delle Tesi.

La natura degli argomenti (o prove o ragioni) portati a sostegno delle diverse tesi è di varia natura e con diverso grado di accettabilità.

Quando noi sosteniamo un’opinione o una tesi in genere abbiamo dei fatti, delle informazioni a cui ci appoggiamo per sostenerla (altrimenti le nostre affermazioni sarebbero campate in aria). Ragioni a cui possiamo fare riferimento se le nostre affermazioni vengono mes- se in dubbio.

Può trattarsi di fatti, di dati oggettivi (“Il candidato è una donna”) o almeno presentati come tali. I fatti ammessi possono essere sia fatti di osservazione, oppure conoscenze dirette (“so per certo che in questa stanza non è entrato nessuno”) o indirette (“Napoleone è morto nel 1815”). Possono essere opinioni, cioè considerazioni personali, prese di posizioni “soggettive”, che l’Autore considera “condivisibili” Possono essere Affidamenti: valutazioni, pareri di persone più o meno autorevoli (“Il giornale dice che il candidato è una persona competente”); possono anche essere valutazioni o esperienze personali del- l’emittente presentate come sicure, affidabili, convincenti (“Ho cono– sciuto personalmente il candidato e ti posso assicurare che è una persona compe- tente”.

Le Garanzie sono norme, leggi naturali o giuridiche, massime, principi generali, dati per condivisi o largamente accettati. Esse per- mettono di passare dai dati di fatto particolari alla conclusione.

Prendiamo, l’esempio sui danni del fumo :

Il fumo provoca gravi danni all’apparato respiratorio, altera il funzionamento del sistema ner- voso, favorisce l’insorgere del tumore. Quindi è meglio astenersi dal fumare.

Qui abbiamo tre informazioni e una conclusione, ma non manca qualcosa per passare dai dati alla conclusione? Perché se il fumo ha quegli effetti, è meglio evitare di fumare? Che cosa ci permette di passare da quelle informazioni alla conclusione? Questo qualcosa è l’evidente considerazione generale, universalmente accettata, che “é preferibile evitare ciò che fa male”. Una constatazione così evidente che nel testo viene sottintesa. Questi principi generali, o regole, che ci permettono di passare dai dati alle conclusioni sono appunto le “garanzie”.

Il grado di accettabilità degli argomenti è variabile: si va da ciò che non si può negare (o che chi argomenta ritiene non si pos- sa negare) il “fatto”; a ciò che è generalmente accettato, a ciò che è contestabile (perché soggettivo).

Il tipo di argomenti, gli argomenti stessi, il loro numero e la loro disposizione sono arbitrari e dipendono dall’inventiva di chi argomenta e dagli interlocutori a cui si rivolge.

Le conclusioni raggiunte (le tesi) non sono sempre esplicitate e sono sempre contestabili, non necessarie, in quanto dipendono dal valore delle premesse (che, come dicevamo prima, hanno vari gradi di accettabilità): la conclusione non sarà mai più forte della più debole delle sue premesse.

Alla fine di un’argomentazione non si ha mai l’impressione, la sensazione di essere, per così dire, “forzati” ad assentire.


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