Kialo

Una piattaforma Social per la discussione razionale

Quando Renato Cartesio volle pubblicare le sue Meditazioni metafisiche (Meditationes de prima philosophia), nel 1641/1642, chiese ad alcuni filosofi e scienziati di leggere il manoscritto e di formulare un’opinione argomentata sulle tesi e sulle argomentazioni che egli pensava di aver trovato a conferma delle proprie posizioni.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Meditationes_de_prima_philosophia_1641.jpg

Nel giro di qualche mese, ottenne delle lettere in cui i diversi autori, contattati direttamente o indirettamente (in numero limitato, per evidenti ragioni di opportunità di scelta e, forse, anche per i limiti della tecnologia della comunicazione del tempo), formulavano le loro osservazioni e le loro critiche alle argomentazioni cartesiane. Dopodiché, in absentia degli interlocutori, Cartesio cercò di replicare alle critiche, formulando le sue refutazioni e precisando meglio il suo pensiero.

Alla fine, lo scritto arrivò a contenere oltre alle sei meditazioni, in cui Cartesio esponeva la sua «filosofia prima», sette serie di Obiezioni (Obiectiones) poste da filosofi, teologi e scienziati — Caterus, teologo olandese (I), Mersenne (II), Hobbes (III), Arnauld (IV), Gassendi (V), ancora Mersenne (VI) e il gesuita P. Bourdin (VII) — raccolte da Descartes stesso (Prime obiezioni) e da Mersenne (dalle Seconde alle Settime obiezioni) con le Risposte (Responsiones) dell’autore.

Il tutto prese diverso tempo. E con il limite che i lettori non poterono avere sottomano le possibili contro-repliche argomentate dei filosofi consultati da Cartesio.

Oggi, grazie alla tecnologia e a Internet, tutto questo sarebbe possibile che avvenisse in modo molto semplice, veloce, completo di repliche e contro-repliche, e, soprattutto, in tempo reale. Non solo, Cartesio potrebbe sottomettere i propri argomenti non ad un gruppo limitato di persone, bensì ad un pubblico di centinaia o, addirittura, migliaia di interlocutori potenzialmente interessati ai temi delle sue ricerche.

Probabilmente, starete pensando ai Social network come Facebook o a Twitter, ma non è così. Sto parlando di una piattaforma Social molto giovane (è comparsa nell’agosto dello scorso anno) con uno strano nome Kialo.


“Kialo”, una tecnologia buona

Nell’annoso (e sempre più stucchevole) dibattito sull’utilità delle nuove tecnologie per la didattica, piuttosto che scatenarsi nella fideistica accettazione del ruolo salvifico o nell’apocalittico rifiuto, forse vale la pena portare esempi concreti di un uso delle tecnologie positivo, efficace e che può migliorare la qualità non solo della nostra didattica (trasformata con e dalle tecnologie in modo positivo) e dell’apprendimento da parte dei nostri studenti, ma anche, più in generale, del livello complessivo del dibattito culturale.

Un esempio di tecnologia “buona” viene dalla piattaforma Kialo, portata alla mia attenzione dal prof. Matteo Giangrande, (autore assieme a Manuele De Conti di un bel manuale sul Debate), che ringrazio.

Annunciato sui quotidiani nazionali e in Rete come l’alternativa seria a piattaforme sociali più note, come Facebook e Twitter, Kialo nasce in realtà per soddisfare ben più impegnative richieste.

Intanto, cos’è? Kialo è il nome di un social network creato a partire da un’idea di Errikos Pitsos e che ha mentori di tutto rispetto, come Stephen Chaudoin, Assistant Professor of Political Science – University of Illinois; Jacob N. Shapiro, Professor of Politics and International Affairs – Princeton University; Dustin Tingley, Professor of Government – Harvard University.[1]

Il nome “Kialo” sembra venire dall’esperanto e sta per “ragione” (per fare qualcosa). La piattaforma si è presentata sulla Rete, nell’estate del 2017, in questo modo: «Siete stufi della fabbrica di urla su internet? Delle infinite discussioni che non vanno mai da nessuna parte? Dei troll che fanno di tutto per far deragliare la conversazione? Anche noi. Benvenuti su Kialo: uno strumento costruito apposta per il pensiero critico e le discussioni ragionate».

Tanto è bastato per far dire a qualche giornalista buontempone che Kialo è un Social “radical chic”, per utenti un po’ snob, “stufi dei troll, dell’infinita mole di commenti sotto un post su Facebook, di offese, ingiurie, frasi sgrammaticate”.

In realtà, Kialo (ah, a proposito, si legge: kiàlo) è più di questo: “Kialo is the platform for rational debate. Empowering reason through friendly and open discussions”; è una piattaforma che gli Illuministi avrebbero amato:

“Chissà, forse Voltaire, Kant, Montesquieu, se fossero millennials, sarebbero iscritti a Kialo, che non accetta la frivolezza, ma in uno sforzo — appunto — illuminista, premia la discussione positiva, quieta e civile.” [2]

E in effetti, come scrivono i creatori:

“Kialo è progettato per facilitare un dibattito costruttivo sui temi più importanti del mondo, senza trasformarsi nella consueta Internet Shouting Factory. Aspiriamo a diventare non solo là dove si arriva a discutere, ma anche dove è possibile esplorare le ragioni per cui le persone non sono d’ accordo e vedere diversi punti di vista sulle questioni che contano. Su Kialo, è possibile visualizzare e valutare criticamente le discussioni altrui, aggiungere la propria voce e guardare la conversazione espandersi man mano che sempre più persone entrano nel gioco.”

Ma Kialo aspira ad essere (ed è, almeno potenzialmente) più di questo, come sottolineano Chaudoin, Shapiro e Tingley, sopra citati che, in un paper dell’Agosto 2017, parlano di Kialo come di una piattaforma per dibattiti strutturati che può rivoluzionare l’insegnamento e la ricerca.

Kialo si ispira al desiderio di ripensare il ruolo del dibattito nella ricerca/comunicazione e nell’insegnamento delle scienze politiche (anche se le nostre argomentazioni si estendono più ampiamente a tutte le discipline). Dimostriamo che le nuove tecnologie che facilitano un dibattito strutturato creano opportunità rivoluzionarie sia per la ricerca che per l’insegnamento.

Come funziona

In breve, su Kialo, dopo essersi registrati, si possono creare discussioni on line, invitare altri a partecipare alla discussione, oppure partecipare a discussioni aperte da altri. In questo modo si realizza un dibattito razionale che può coinvolgere persone le più diverse, dai più diversi angoli del pianeta, con l’unico limite della lingua (la maggior parte delle discussioni sono condotte in inglese).

Schermata iniziale quando si apre una discussione pubblica.

Kialo è una piattaforma per il ragionamento visivo. Ogni discussione si diparte come una struttura ad albero (una specie di argument map interattiva) con una o più tesi iniziali a cui i partecipanti aderiscono o che contrastano portando argomenti pro e contro, obiezioni e contro obiezioni; per ogni ragione, pro o contro, è possibile seguire le evidenze a favore o le obiezioni e contro obiezioni, in una discussione potenzialmente infinita.

Spesso i partecipanti (ed è questo un aspetto molto interessante di Kialo) linkano a documenti, pubblicazioni, ecc., come fonte per le evidenze o le ragioni a supporto, permettendo quindi agli interessati di poter approfondire e conoscere meglio l’argomento, o di venire a conoscenza di studi, articoli, documenti che magari non si conoscevano.

Link ad un articolo e pagina linkata

Ogni utente puo’ lanciare una discussione, scegliere la lingua, e scegliere di renderla pubblica o privata. Nel primo caso tutti possono partecipare alla discussione; nel secondo caso, occorre invitare le persone a partecipare o attraverso un link che si può condividere, per esempio con la propria classe; o via mail, a singole persone. Solo le discussioni che sono approvate da una ristretta cerchia di utenti esperti (che le vagliano seguendo precise linee guida), si guadagnano l’onore della Homepage: un “filtro necessario per scoraggiare i troll e mantenere la discussione su un livello elevato.”

Le discussioni sono raggruppate per argomento e quindi è facile arrivare alle tematiche che interessano; i temi possono essere affrontati da diversi punti di vista (con domande diverse su aspetti diversi): Esiste Dio?; Se esiste il male nel mondo come può esistere un Dio?

Per evitare la ripetizione o la riaffermazione di argomenti, c’è la possibilità per gli utenti di votare per un argomento; mentre, per evitare sproloqui, ogni argomento non può superare i 500 caratteri.

Per i casi in cui le discussioni sono complesse e risulta difficile navigarle o visualizzarle in una mappa, la soluzione trovata dai creatori della piattaforma risolve il problema: cliccando su ogni intervento è possibile aprire il relativo “albero dei pro e contro”, che permette all’utente di focalizzarsi su aspetti specifici della discussione e analizzarli in profondità”

Kialo è dotato di una ricca interfaccia utente. Oltre a questo quadro di base, esiste una molteplicità di altri aspetti, come un sistema di voto e di commenti, in cui i partecipanti possono indicare l’accordo o il disaccordo con un particolare argomento o sotto-argomento. Inoltre, è possibile contrassegnare automaticamente gli argomenti potenzialmente ridondanti, riorganizzare l’albero di discussione e visualizzare le discussioni.

Inoltre, è in tempo reale — utilizzabile per discussioni asincrone e sincrone e costruito per deliberazioni su scala Internet. L’ho utilizzato per una sessione di discussione in classe, in modalità BYOD, e in effetti la discussione si aggiornava in tempo reale. Funziona con tutti i più comuni browser web, sia su desktop che su cellulare.

Kialo ha la possibilità di esportare informazioni dettagliate sul dibattito. Ciò fornisce una serie di dati granulari che possono essere esaminati in vari modi al di fuori della piattaforma.

Ci sarebbe altro da dire, ma vale la pena scoprirlo direttamente, navigandoci un po’.


Una piattaforma per il pensiero critico

In un capitoletto di On liberty, John Stuart Mill affronta il tema della libertà di pensiero e di discussione:

[…] le nostre convinzioni più giustificate non riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il mondo a dimostrarle infondate. Se la sfida non viene raccolta o viene tentata e perduta, siamo ancora molto lontano dalla certezza, ma abbiamo fatto quanto di meglio ci consente la presente condizione della ragione umana: non abbiamo trascurato nulla pur di offrire alla verità una possibilità di raggiungerci; […].

E ancora, sostenendo con favore il metodo ciceroniano di studiare sempre gli argomenti dell’avversario con uguale se non maggiore attenzione dei propri, Mill arriva a dire che:

[…] se una verità fondamentale non trova oppositori è indispensabile inventarli e munirli dei più validi argomenti che il più astuto avvocato riesce ad inventare.

Kialo sarebbe piaciuto a J.S. Mill. Lanciare una discussione è come lanciare una sfida; chi la raccoglie si deve impegnare ad usare la propria ragione nel trovare buoni argomenti per sostenere la propria posizione.

Tuttavia, in una discussione pubblica le proprie ragioni si scontrano con le ragioni di chi non la pensa come noi, e questo ci costringe ad un ulteriore sforzo, che è quello di uscire dalla comfort zone della nostra mente, che pensa in solitudine e magari cerca conferme più che possibili dis-conferme, per incontrarsi con la posizione di chi non la pensa come noi e con le sue ragioni.

Una discussione pubblica può essere destabilizzante, perché ci costringe a misurarci con le ragioni altrui; perchè ci spinge a considerare aspetti dell’argomento che, magari, non avevamo mai considerato; perché le critiche ai nostri argomenti ci costringono ad essere più chiari e incisivi; ci costringono a trovare ulteriori prove, evidenze, ragioni per controbattere e riaffermare le nostre tesi oppure abbandonarle.

Kialo offre un’arena per una tenzone fra Menti che si confrontano sul piano delle buone ragioni, e il successo viene garantito da tutti i possibili partecipanti, o con la loro approvazione (espressa con un voto), o anche dal semplice fatto che l’argomento è stato preso in considerazione ed ha generato dibattito. Anche la sola assenza di attenzione è una valutazione indiretta!

Una piattaforma per il dibattito regolato può abituare gli studenti a vedere il confronto razionale non come una disputa da vincere ad ogni costo, ma come un confronto serrato, vivace per metttere alla prova le proprie idee, le proprie intuizioni, sottoponendole al libero esame, alla critica pubblica, per saggiarne la forza, la validità, promuovendo quella mentalità aperta e critica che è la base di ogni metodo che voglia definirsi “scientifico”.

Kialo vs “Argument/Decision map”

Le discussioni come abbiamo più volte dette si articolano in forma di un grafico ad albero dinamico e interattivo. La struttura ricorda evidentemente quella delle tradizionali argument maps. Ma si tratta di un semplice somiglianza struttturale. Infatti, ed è questo un limite della piattaforma, diversamente dalle argument maps statiche, la struttura dell’albero degli argomenti è fondata solo su pro e contro generici, e non è possibile “aprire” i singoli argomenti, permettendo di distinguere dati (evidenze, prove) e assunzioni, in modo da poter valutare in modo più analitico la bontà delle singole premesse. Risulta così difficile seguire, per esempio, le contro-argomentazioni (cosa si sta attaccando il dato, la regola, l’inferenza?).

Questo pone, almeno sul piano cognitivo e sul piano logico-analitico, Kialo e le argument/decision maps (che possono essere costruite anche in modo collaborativo, n.b.), in due momenti diversi della promozione e del consolidamento delle competenze logico-argomentative.

Voglio dire che, banalmente, dal punto di vista didattico è meglio iniziare a costruire abilità e competenze prima sul piano inferenziale e analitico, per poi passare al livello del Debate; senza le conoscenze logico-argomentative e senza addestramento al ragionamento e all’analisi, i dibattiti rischiano di scadere ad semplice confronto di opinioni e prese di posizione. Ma questo è un limite, io credo, anche dei tradizionali format per il Debate a scuola.

Per evitare di far cadere gli studenti in discussioni di opinioni non adeguatamente argomentate, io chiedo loro che, prima di inserire argomenti scritti in prosa, ne creino un semplice diagramma, in modo da rendere visualizzabili dati, assunzioni e regole di inferenza.


Un possibile uso didattico

Dicevo in uno scritto di qualche tempo fa che una delle modalità attraverso cui si potrebbe proporre ai giovani la filosofia è quella del gioco.

Kialo permette anche questo: si possono creare tornei argomentativi in cui gli studenti si misurano (individualmente o in gruppo) nell’inventare argomenti validi, pertinenti, rilevanti, ben formati, chiari, pro o contro una determinata tesi e contro gli argomenti degli avversari.

Oppure, si può creare una webquest su un particolare problema filosofico (ma anche non), su cui gli studenti si confrontano prima in una discussione on line, e concludono l’attività con un saggio in cui partendo dagli argomenti che li hanno convinti e confutando quelli contrar, propongono una propria posizione sul problema.

Oppure, ancora, far lanciare agli stessi studenti a turno un argomento di discussione alla classe, su cui confrontarsi attraverso la piattaforma di discussione.

Interessante, e scontato, è poi l’uso che di queste discussioni si può fare nella preparazione dei Debate a scuola.

I temi delle discussioni dovrebbero essere circoscritti, non troppo generali, per poter essere affrontati e conclusi in un tempo limitato. Ciò che conta non è il risultato della discussione, quanto l’impegno e le abilità messe in camponella discussione argomentata.

Lo scopo è quello di ingaggiare gli studenti nel pensiero critico, forse il modo più rispondente all’esortazione kantiana dell’insegnare non la filosofia, ma l’insegnare al pensare. Ma non un pensare sregolato e confuso, quanto un pensare educato, regolato, finalizzato e, perciò, metacognitivamente proficuo.

In tutto ciò il docente guida, sostiene, consiglia, lancia feedback, invita all’argomentazione corretta, rilevante, pertinente, coerente; spinge gli studenti a ricercare evidenze, a spiegare a cercare riferimenti, fonti, presentare evidenze e dati.

In conclusione

Per chi ama il pensiero critico e crede che la discussione debba sempre porsi su un piano di confronto razionale, Kialo offre opportunità che forse dovremmo cogliere, ed è questo forse il futuro dei Social: dal dibattito generalista, sregolato, emotivo, pulsionale; a forme di dibattito regolato, riflessivo, in cui a confrontarsi siano le buone e le cattive ragioni. Una buona palestra di pensiero.


[3] J. Stuart Mill, Saggio sulla libertà, Il Saggiatore, Milano 1981, pp. 39–84.


Visualizza su Medium.com

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...