Le giuste domande sono tutto

Aveva ragione K. Popper

Karl Popper (Creative Commons)

La sagacia di Sherlock Holmes sta nella capacità di osservazione e nella capacità di porsi le domande pertinenti, individuare le Regole più opportune (sul funzionamento del mondo e degli altri esseri umani), dopo di che non resta che dedurre le “ipotesi”, che, nella finzione letteraria, si riducono sempre ad una (quella corretta).

Sherlock Holmes (Creative Commons)

Non è la capacità inferenziale, ma la capacità di selezionare premesse rilevanti, ponendosi le giuste domande, la qualità che fa di Sherlock Holmes un genio dell’investigazione poliziesca; qualità che gli permette di raggiungere soluzioni “originali”. E’ la capacità di selezionare le premesse rilevanti è essa stessa una capacità di pensiero “guidata” che non si fonda su una semplice capacità osservativa. La guida è data dalle domande che vengono poste.

Problemi di ragionamento

Alcuni filosofi hanno immaginato che per iniziare una ricerca sia solo necessario formulare una domanda o metterla per iscritto e ci hanno anche raccomandato di cominciare i nostri studi mettendo in crisi ogni cosa! Ma il semplice mettere in forma interrogativa una proposizione non stimola lo spirito alla lotta per la credenza. Ci deve essere un dubbio reale, vitale, e senza di esso la discussione diventa oziosa. [C. S. Peirce, La fissazione della credenza]

Cos’è un problema? Come nasce un problema? Come facciamo a sapere che c’è un problema?

Nella forma più semplice, ogni domanda è banalmente un problema che chiede una soluzione, cioè una risposta che escluda le alternative possibili.

-Chi ha ucciso J.F.Kennedy?

-Chi ha rubato la marmellata?

-Dio esiste?

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Charles_Sanders_Peirce_theb3558.jpg

Tuttavia, un problema è più che una domanda. Non basta porre o porsi una domanda perché si abbia un “problema”. Ci deve essere un dubbio reale, e vitale. Una cosa è porsi il problema: cosa farei se dopo un incidente stradale mi trovassi immobilizzato in un letto senza possibilità di miglioramento? Altro è trovarsi in quella situazione e dover prendere una decisione.

Come facciamo a sapere che siamo di fronte a un problema? Bene, questo è semplice: da un punto di vista psicologico, chi si trova ad avere un problema si trova in uno stato di disagio, di turbamento, di insoddisfazione da cui tentiamo di liberarci, e che scompare non appena trovata la soluzione o quella che sembra una soluzione possibile.

E allora come può nascere un “problema”?

In generale, nei problemi uno ci inciampa. Un problema può nascere dalla constatazione di un disaccordo fra le nostre credenze e aspettative e qualcosa che accade o ci è accaduto ( p.e., Dio esiste, ma allora perché c’è tanta malvagità nel mondo?); può riguardare la ricerca di una linea d’azione adeguata per un certo fine (Ho un mutuo da pagare, ho finito i soldi, come me li procuro?). Un problema può nascere quando di fronte a certi fatti (la morte di una persona, p.e.) dobbiamo risalire alla causa che li ha prodotti (la ricerca di una spiegazione); può nascere dalla necessità di dover dare un giudizio su, o prendere posizione in merito a un corso di eventi (Tizio ha fatto bene ad agire in quel modo?).

Quando siamo di fronte ad un problema la ricerca della soluzione comporta l’applicazione del ragionamento.

Il punto di partenza sono i dati che abbiamo a disposizione, come in un problema di matematica o di logica. Come nel problema dell’Isola dei mentitori: abbiamo tutti i dati che ci servono; ma a guidarci nella risoluzione sono le domande:

Tuttavia, spesso, nei problemi della vita reale, non tutti i dati di cui abbiamo bisogno sono a nostra disposizione, occorrerà allora ricercarli.

Anche il problema può essere formulato male e allora occorrerà riformularlo, in modo da vedere meglio il tipo di soluzione richiesta o possibile.

Una volta che abbiamo i dati necessari occorre costruire degli argomenti, traendo le implicazioni possibili dalle informazioni stesse. E’ la situazione in cui si trova l’agente della scientifica che raccoglie i dati sulla scena del delitto. In un primo momento scatta foto, raccoglie campioni ecc. Questi dati dovranno essere esaminati ed elaborati per stabilire cosa ci dicono di ciò che è successo.

I dati da soli, evidentemente, non bastano a trarre tutte le implicazioni possibili, bisogna aggiungervi la nostra conoscenza di come vanno le cose del mondo, le nostre conoscenze specialistiche (scientifiche, legali, logiche ecc.).

Prendiamo il seguente esempio:

Giovanni è sposato con la sorella di Livio

Da questa proposizione possiamo trarre per implicazione queste informazioni:

  1. Giovanni non è scapolo
  2. Giovanni non è Livio
  3. Livio non è figlio unico

Queste inferenze sono frutto di ragionamenti semplici, perfino banali, ma si basano sulla nostra conoscenza delle cose del mondo e del significato dei termini usati. Proviamo a immaginare una situazione un po’ più complessa.

Torniamo dalle vacanze con tutta la famiglia e, rientrati in casa, ci accorgiamo che in cucina ci sono dei piatti sporchi nel lavandino. Il problema nasce dal fatto che: avevamo lasciato tutto in ordine e pulito; nessun nostro conoscente aveva le chiavi di casa. Questi due dati uniti alla nostra conoscenza del fatto che nel nostro mondo i piatti non si sporcano e non si trasferiscono nel lavandino da soli, ci porta a concludere che qualcuno è entrato in casa in nostra assenza e ha sporcato i piatti. Problema: chi è entrato in casa durante la nostra assenza?

A questo punto occorre fare delle ipotesi. Un’ipotesi compatibile con i fatti noti fino a questo momento è che sia entrato un ladro in casa. A questo punto, potremmo ragionare in questo modo: i ladri, in genere, non possiedono le chiavi di casa (a meno che non se le siano procurate in qualche modo) [conoscenza generale fondata sull’esperienza]; se qualcuno non possiede le chiavi e vuole entrare in una casa deve forzare una porta o una finestra [conoscenza generale fondata sull’esperienza]. Conclusione: se è entrato un ladro ha forzato un ingresso.

Questa conclusione, unita al fatto che in genere quando un ingresso è forzato ve n’è una qualche traccia [conoscenza generale fondata sull’esperienza], porta all’ulteriore conclusione che se è entrato un ladro deve esservi una qualche traccia di forzatura. I dati che si avevano a disposizione fino a questo momento non bastano più: occorre cercare nuovi dati, osservare attentamente tutti gli ingressi, le serrature ecc., ecc.

Ciò che importa capire è che i nostri ragionamenti alla ricerca di una soluzione sono sempre basati sulla capacità di trarre le implicazioni giuste e il più possibile complete dai dati in nostro possesso, guidati dalle opportune domande. Questa abilità è sì innata, ma non è perfetta (in alcuni è naturalmente più sviluppata, in altri meno) e si può migliorare con l’esperienza e con l’esercizio.

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