5. Enunciati e proposizioni

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2d/Non-cont.png

Tesi, Dati, Affidamenti, Garanzie sono tutti espressi in forma di enunciati linguistici. Ma cos’è un “enunciato”? Un enunciato è la più piccola unità semantica di senso compiuto, che nella sua forma minima è costituito da un soggetto (= ciò di cui si parla), e un predicato (= ciò che si dice del soggetto). Essa può tuttavia arricchirsi di altri elementi che specificano o determinano il soggetto o il predicato o entrambi, le espansioni: “Giovanni corre nel campo”, “Giovanni ha preso un’auto nuova”.

Ogni enunciato presente in un ragionamento deve essere vero o falso: questa condizione è soddisfatta solo da due tipi di enunciati, gli enunciati dichiarativi e quelli condizionali (Se…allora).

Comprendere un enunciato in un ragionamento è comprendere cosa ci dovrebbe essere nel mondo per determinare la verità o la falsità di quanto asserito nell’enunciato. A questo serve la parafrasi: esplicitare chiaramente il contenuto semantico, il significato, degli enunciati.
Un enunciato è vero se ciò che viene asserito corrisponde a uno stato di cose del mondo: l’enunciato “la penna è sul tavolo” è vero se, effettivamente, la penna è sul tavolo; se non c’è nessuna penna sul tavolo, l’enunciato è falso. Questa definizione aristotelica della “verità come corrispondenza”, così vicina al senso comune ci basta per andare avanti.

“La condizione alla quale una proposizione è vera si chiama condizione di verità della proposizione. Dire che una proposizione è vera equivale a dire che la sua condizione di verità è soddisfatta dato il modo in cui effettivamente stanno le cose [Andrea Iacona, L’Argomentazione, Einaudi, Torino 2005, p.11]

Alcuni enunciati nel ragionamento possono essere immediatamente verificati, altri no, è per questo che abbiamo bisogno di inferire l’ignoto dal noto: passare da proposizioni verificate o assunte come vere o immediatamente verificabili, per arrivare a stabilire enunciati che non lo possono essere da sè (posto che, chiaramente, tranne i filosofi, nessuno si sogna di dimostrare l’evidente o l’immediatamente verificabile!).

Quando dobbiamo valutare la bontà di un ragionamento è essenziale chiedersi se, oltre che essere corretto logicamente, tutte le proposizioni espresse dagli enunciati sono vere. Un ragionamento può infatti essere valido logicamente, “corretto”, ma portare a conclusioni false, perché false sono le proposizioni espresse nelle premesse.

Non tutti gli enunciati naturalmente sono suscettibili di essere veri o falsi. Comandi (“Apri quella porta!”), domande (“Dove sono le mie chiavi?”), esclamazioni (“Accipicchia, che botta!”) non sono, naturalmente, né veri ne falsi, perché non asseriscono e non negano nulla, si pongono o si fanno.

Tra gli enunciati dichiarativi possiamo distinguere:

  • enunciati affermativi, che affermano che una certa cosa ha una certa proprietà o è in una certa relazione con qualcos’altro: Socrate è brutto; Socrate è il marito di Santippe;
  • enunciati negativi, che negano uno stato di cose: questo gelato non è buono.

Ognuno di questi enunciati può essere:

  • un enunciato singolare, che si riferisce ad un soggetto preciso (Socrate, questo gelato) come negli esempi precedenti;
  • un enunciato universale che si riferisce a tutti coloro che appartengono ad un certo insieme: tutti gli uomini sono mortali;
  • un enunciato particolare, che si riferisce a una parte di coloro che appartengono ad un certo insieme: alcuni uomini hanno gli occhi azzurri.

Basandosi sulla sola forma di un enunciato possiamo dire che nel caso degli enunciati singolari, tali enunciati sono veri se le cose possiedono (o non pssiedono) le proprietà attribuite; o sono (non sono) in una certa relazione con qualcos’altro. Nel caso degli enunciati particolari, questi sono veri se c’è almeno un caso che possiede quanto asserito nel predicato. Nel caso degli enunciati universali, naturalmente tali enunciati sono veri se tutti gli elementi dell’insieme avranno le proprietà dichiarate nell’enunciato.

Quando diagrammiamo un ragionamento, ciò che facciamo è assegnare un box ad ogni enunciato, dopo averlo formulato in modo completo. Questo rende più immediatamente valutabile il valore di verità di quanto asserito (naturalmente, sapere cosa dovrebbe esserci nel mondo per determinare il valore di verità non vuol dire essere capaci di farlo: quando si fa riferimento a una conoscenza specialistica non posseduta, per esempio)

Enunciati e proposizioni

Si può già notare come quanto espresso nelle parole di Tommaso sia stato espresso con parole diverse nel mio commento. Enunciati diversi possono esprimere un medesimo contenuto (è quello che facciamo quando parafrasiamo un testo), che è ciò che i logici chiamano “proposizione”.

Due enunciati possono essere diversi se cambiano le parole o la posizione di esse all’interno della frase, anche se possono esprimere lo stesso concetto, cioavere lo stesso significato:

  • Prodi ha vinto le elezioni
  • Le elezioni sono state vinte da Prodi

Questi due enunciati pur essendo diversi per numero di parole hanno lo stesso significato. Inoltre, gli enunciati sono sempre formulati in un particolare linguaggio (italiano, Inglese, francese, ecc.) e quindi differire gli uni dagli altri.

Con il termine “proposizione” in logica, dunque, ci si riferisce a quanto viene asserito (il suo significato) da un enunciato, quale che sia la sua formulazione linguistica. Quindi in un ragionamento al di là delle parole usate ciò che conta sono le proposizioni, i contenuti semantici degli enunciati.

Proposizioni semplici e Proposizioni complesse

Tornando alle “proposizioni” occorre distinguere le proposizioni semplici dalle proposizioni complesse.

Una proposizione semplice è una proposizione espressa da un enunciato che non è a sua volta costituito da altri enunciati.

  • Giovanni è alto (esprime una proprietà)
  • Tutti gli uomini sono mortali
  • La penna è sul tavolo (esprime una relazione)
  • Il gatto miagola perchè ha fame (esprime una relazione causale)

Una proposizione è complessa (o composta) quando è espressa da un enunciato che è, a sua volta, composto da altri enunciati.

  • L’azienda ha chiesto la licenza per produrre il prodotto e destinarlo agli automobilisti
  • La pena di morte è giusta o solo utile
  • Se la riforma delle pensioni è incompatibile con la situazione finanziaria del paese allora non va fatta

Negli esempi sopra riportati, come si può vedere, gli enunciati risultano composti da più enunciati: la prima proposizione è espressa dalla congiunzione di due enunciati (“L’azienda ha chiesto la licenza per produrre” e “L’azienda ha chiesto la licenza per destinarlo…”); la seconda, dalla disgiunzione di due enunciati (“la pena di morte è giusta” o “la pena di morte è utile”); la terza proposizione detta ipotetica o condizionale è espressa da due enunciati uno che funge da antecedente o condizione (“Se la riforma delle pensioni è incompatibile con la situazione finanziaria del paese”) l’altro che funge da conseguente (“allora la riforma delle pensioni non va fatta”). Le proposizioni che ne risultano sono, perciò, complesse.

In gni box di un diagramma di ragionamento inseriremo solo una proposizione semplice o complessa che sia.

Esempio

Non credo che sia opportuno comprare un nuovo televisore.// Possiamo far riparare quello che abbiamo e tirare avanti ancora per un po’ .// Non è molto vecchio, tutto sommato,// ed è di ottima marca.// Questo non è il momento più adatto per fare degli acquisti:// stiamo ancora pagando le rate dell’automobile.// E poi sai benissimo che forse il prossimo anno ci trasferiamo in Germania.// Per il momento è meglio non comprarlo.

Abbiamo distinto i singoli enunciati e assegnato loro la funzione logica (tesi, ragione a sostegno della tesi, prove a sostegno delle ragioni) a partire dalla sintassi e dal contesto semantico. Il diagramma che viene fuori è questo (non abbiamo esplicitato le premesse inespresse- n.d.r.):

Per concludere

Quando si insegna agli studenti l’analisi logica di un argomento e la sua diagrammazione è fondamentale chiarire la distinzione fra enunciati e proposizioni. Ed è importante abituarli da subito a riportare nei box enunciati ben formati, anche se sembra loro ripetitivo e inutile.

Occorre far comprendere come nella ricostruzione degli argomenti in un’argomentazione non è importante riportare gli enunciati (come espressi nel testo), quanto piuttosto il loro significato, le “proposizioni” che gli enunciati esprimono.

Parafrasare non è un esercizio di stile, ma di comprensione. Capire il senso è capire quali stati di cose del mondo renderebbero vero o falso l’enunciato. E comprendere il contenuto di verità di una proposizione è un passaggio rilevante per poter, infine, valutare e giudicare l’argomento.


Continua

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: