Intelligenza, Razionalità e Pensiero critico

Rendere operativamente perseguibili le finalità formative dell’insegnamento della filosofia

I corsi di “critical thinking” sono utilissimi per gli studenti di tutte le facoltà, ma a mio parere gli studenti di filosofia in modo particolare. È difficile capire come si possano leggere con profitto i classici della filosofia senza avere le idee ben chiare sulla struttura dell’argomentazione. [M. Santambrogio (1)]

Scrivevo in un altro articolo che “se esiste una ragione per mantenere uno spazio all’attività filosofica e allo studio della filosofia in un sistema educativo, questa ragione non può che stare nella necessità di formare menti aperte e addestrate al libero esame e alla libera discussione delle proprie idee e di quelle che vengono proposte da altri.”

Dietro questa affermazione ci sta la convinzione che la Filosofia è, al suo meglio, Riflessione e Argomentazione razionale oppure è Letteratura!

Io ho sempre odiato, sin da studente, i filosofi fumosi, oscuri, illeggibili perchè pessimi scrittori o perchè pessimi pensatori o per un malinteso scambio dell’oscurità con la profondità! So già che verrò coperto di vituperi dai cosiddetti filo-“Continentali”: pazienza!

L’insegnamento tradizionale della filosofia nella scuola italiana fallisce miseramente il suo obiettivo di formare menti critiche per le ragioni che nel suddetto articolo e in altri saggi ho ampiamente argomentato e non ci tornerò sopra. So che molti colleghi non saranno d’accordo con questa affermazione, ma tant’è. D’altra parte, se negli anni spesso ritorna l’ipotesi di eliminare lo studio della Filosofia dalla scuola, una delle ragioni sta proprio nella sua presunta inutilità.

Nell’insegnamento tradizionale una gran parte del nostro lavoro e di quello degli studenti e insegnare e studiare ragionamenti già fatti e deposti. Ma depositare in memoria strati di teorie filosofiche e ragionamenti già svolti, in che modo può produrre menti aperte e critiche? Non dico che non si debbano studiare i grandi filosofi e le loro argomentazioni, dico che non ci si può limitare a quello.

Menti critiche

In genere, si tende ad avere una visione olistica di cosa sia una mente critica, in cui non si capisce bene come declinare ciò che dovrebbe essere capace di fare in termini di prestazioni ed abilità.

Cos’è un pensatore critico? se non siamo capaci di definire cosa caratterizza un pensatore critico e cosa dovrebbe essere capace di fare (le sue skills) non si va molto lontano. Manca in Italia uno sforzo, come quello fatto nel mondo anglosassone negli ultimi cinquant’anni, di definire in modo concreto e operativamente spendibile il carnet di abilità collegate con la formazione al “pensiero critico”.

Francamente risibili mi sembrano i tentativi di quelli che vogliono far passare qualsiasi uso dell’intelligenza come formazione alla razionalità e al pensiero critico: penso, per esempio, ai tanti cultori del Coding, per carità apprezzabile per altri aspetti, ma sicuramente non per questo!

Intelligenza e razionalità come ha giustamente sottolineato Franco Mattarella in un suo Tweet, non sono la stessa cosa: si può essere intelligenti e nello stesso tempo irrazionali!

Spesso, inoltre, si confonde il pensiero critico con l’atteggiamento del dubitare sistematico. Ma un chiedere fine a se stesso il perché di qualsiasi cosa non è saggio, ma anzi è una forma di stupidità. Il perchè dei bambini ad un certo punto ci infastidisce, perchè sembra illogico questo continuare a chiedere che non si accontenta mai di nessuna risposta.

A lezione di ragionamento

Non so quante volte, leggendo testi di didattica della filosofia, mi sono entusiasmato nel vedere che l’autore di turno puntava il dito sul fatto che l’insegnamento della filosofia non si poteva ridurre all’affastellamento di autori e teorie improbabili, proposti attraverso lezioni frontali.

Non so quante volte, procedendo nella lettura, gli iniziali entusiasmi si raffreddavano nel vedere le proposte didattiche con cui gli stessi autori pensavano di sostituire nuovi metodi ai vecchi.

Il fatto è che anche chi sostiene che l’insegnamento della filosofia dovrebbe puntare sulle competenze logico-argomentative, poi si ferma, quando deve indicare come farlo a scuola.

Eppure, dovrebbe essere chiaro a chiunque che se di competenze da potenziare si tratta, allora bisogna essere capaci di indicare un piano didattico per la loro formazione.

Il problema è come insegnare il ragionamento analitico e l’ argomentazione a scuola in modo produttivo, avendo di mira un miglioramento nelle abilità che si cerca di potenziare.

Lo studio della Filosofia dovrebbe dare quell’expertise nello smontare analiticamente, rimontare sinteticamente, valutare con scienza e coscienza argomentazioni e produrne di proprie. Non per fare degli studenti dei “piccoli filosofi”, ma per sviluppare quella competenza al pensiero critico, troppo spesso predicata, e molto male perseguita.

Si tratta di un’ expertise poco coltivata anche nelle Facoltà di Filosofia, come attesta il prof. M. Santambrogio. Sarà per questo che gli insegnanti di filosofia vi si dedicano poco? Non si può insegnare ciò che non si padroneggia.

Le competenze filosofiche

Non è facile definire cosa siano le competenze filosofiche (sempre che abbia senso parlare di competenze disciplinari, e io non lo credo, a meno che non si voglia svolgere quel “mestiere”: il filosofo, lo storico, il chimico … !) e i tentavi fatti in merito, anche nelle Indicazioni nazionali, sono a dir poco discutibili.

Ancora più discutibile è stata, a mio avviso, la declinazione di queste competenze nei Piani di studio provinciali in Trentino (che è il posto in cui insegno), di cui è arduo comprendere il senso e l’importanza formativa in una scuola di massa (leggere per credere la prima colonna della tabella sotto)

L’incomprensibilità diventa facilmente il paravento per non fare nulla o per continuare a fare ciò che si è sempre fatto. Io e i miei colleghi del dipartimento di filosofia del mio Istituto abbiamo provato a smontare e declinare le macrocompetenze in micro competenze e poi in abilità descrivibili in termini di prestazione. Di seguito la scheda che abbiamo definito ed adottato per il nostro istituto.

È un tentativo (sicuramente perfettibile) di rendere operativamente perseguibile la finalità generale dell’insegnamento filosofico a scuola, che non può essere quello di crescere piccoli filosofi, ma di insegnare a pensare criticamente e con metodo.


(1) Marco santambrogio, Manuale di scrittura non creativa, Feltrinelli, Milano 2006


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