Precisazioni

Considerazioni sul dibattito in merito al precedente articolo

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0f/ClassroomMoveableFurnitureITESMCCM_02.JPG

Molti e interessanti sono stati i commenti dei tanti colleghi che hanno avuto la bontà di leggere il mio precedente articolo (vedi il link sotto). Mi permetto di riprendere alcune considerazioni fatte a margine di un interessante scambio di battute sull’articolo stesso.

La classe del “Progetto classe digitale”

La classe ha lavorato tanto in quei due anni, e i carichi di lavoro, in certi momenti, sono stati eccessivi per i ragazzi, ma solo per l’abitudine ormai consolidata di lavorare veramente e con attenzione solo a ridosso delle consegne intermedie e finali (malgrado le attività fossero state spalmate su periodi lunghi); e su questo ci siamo confrontati con gli studenti che hanno ammesso che così, in effetti, era stato. Concordo con hi ha sottolineato (e ne ho accennato, credo, nel mio post) che è difficile cambiare in corsa modi di pensare, di vivere la scuola e le aspettative di ragazzi dopo un percorso molto lungo di didattica trasmissiva; c’è anche da dire che una forma di didattica per progetti destabilizza quegli studenti che fanno bene con la didattica tradizionale, ma che hanno poche competenze sociali, di leadership, di creatività, progettuali ecc. (e non è un caso che sono questi ragazzi, quelli che più premevano per tornare al tradizionale).

Sui meriti e demeriti della lezione frontale ho già scritto in altre sedi; mi permetto solo di dire che tornati in maniera più sistematica alla lezione frontale, francamente non vedo tutto questo impeto partecipativo! E d’altra parte se devo passare 50 minuti a dare informazioni su chi, cosa, dove, quando e perché, di spazio per la discussione partecipativa ne rimane veramente poco. Ma naturalmente potrebbe essere solo una mia difficoltà!

Aula 3.0.

Sinceramente, sono piuttosto scettico sui miracolosi risultati che all’apprendimento possono dare spazi ripensati e nuove tecnologie. Nella mia esperienza ho visto miglioramenti (soprattutto, in quei ragazzi che faticano con la didattica tradizionale) non per l’uso di dispositivi e tecnologie in classe, quanto dal lavorare in gruppo, dal cimentarsi nella creazione e nella realizzazione di prodotti (multimediali e non), dal comunicare ai compagni e non il loro lavoro e presentare i propri prodotti (incredibile la scioltezza comunicativa e la sicurezza di sé maturate in pochi mesi!).

Nell’articolo già sottolineavo l’approccio freddo che gli studenti hanno con la tecnologia. Hanno imparato in poco tempo ad usare applicativi di tutti i tipi, ambienti di lavoro collaborativo, il Cloud; hanno imparato a realizzare video podcast, immagini in realtà aumentata ecc. Ma devo anche dire che, al di fuori delle ore dedicate al progetto nell’aula digitale, sono pochissimi gli studenti che hanno trasferito le competenze acquisite e le applicazioni che pure avevano imparato ad usare (Padlet, Onenote ecc.) nella loro vita scolastica quotidiana. Ad oggi, durante le mie lezioni, solo 4 studenti su 16 utilizzano, per dire, il portatile in classe per prendere appunti!

Tecnologie sì, tecnologie no; lezione frontale sì, lezione frontale no.

Io devo dire che non mi ascrivo né all’una né all’altra scuola! Piuttosto a quella che il buon Feyerabend chiamerebbe dell’ “anarchismo metodologico”: tutto va bene, a seconda dell’obiettivo formativo da perseguire.

Spazio alla lezione frontale alla Calvani; spazio a video lezioni per veicolare info e guadagnare tempo per altro; spazio alle tecnologie se servono per migliorare l’apprendimento (penso all’ argument mapping con il computer, che mi sta particolarmente a cuore); spazio alla didattica interdisciplinare e per progetti per perseguire competenze altre. Tutto senza integralismi, facili entusiasmi e censure altrettanto facili e faziose.


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