Come analizzare e mappare un testo argomentativo

L’argument mapping per imparare a ragionare ed argomentare

Sappiamo tutti come la comprensione di un testo, anche solo minimamente complesso, comporti uno sforzo cognitivo che mette in gioco abilità semplici, ma non banali, e che non possiamo dare per scontate nei nostri alunni.

Quando abbiamo a che fare con testi argomentativi, poi, la comprensione globale passa attraverso la comprensione dei pensieri espressi in enunciati , ma anche delle connessioni logiche che ordinano e sviluppano le connessioni tra i pensieri e spingono a fare inferenze ad altri pensieri, non espressi esplicitamente nel testo, ma implicati da quelli.

Ebbene, insegnare ad analizzare testi argomentativi, usando l’argument mapping, può essere d’aiuto in questo lavoro complesso di costruzione di abilità connesse con il “pensiero critico”.

La realizzazione di una mappa di ragionamento a partire da un testo argomentativo impone di fare, infatti, una serie di operazioni mentali che facilitano la comprensione e permettono un maggiore controllo dei processi di ragionamento.

Operazioni come:

  • dividere il testo in unità sintattiche più piccole, di senso compiuto, gli enunciati, formulati in modo chiaro (e dichiarativo);
  • eliminare ridondanze (in un diagramma devono essere riportate solo le proposizioni indispensabili a ricostruire il ragionamento -conclusione e ragioni);
  • eliminare le anafore; riempire le ellissi
  • chiarire le frasi oscure e parafrasare le frasi figurate (in modo da avere enunciati comprensibili indipendentemente dagli altri e dotati di valore di verità);
  • definire in modo chiaro le relazioni logiche fra i diversi enunciati (conclusione, premesse, co-premesse, obiezioni, refutazioni, basi) nel testo;
  • portare alla luce l’implicito (ricostruendo le parti mancanti del ragionamento — premesse o conclusione inespressi — ) essenziale per comprendere il ragionamento e per poterlo valutare.

Creare una mappa di ragionamento, insomma, richiede di svolgere tutte quelle operazioni cognitive necessarie alla decodifica di un testo al fine di comprenderlo in modo adeguato.

Quando gli Indicatori di Forza possono aiutarci

Le argomentazioni ben scritte hanno utili “cartelli segnaletici”. Si tratta di un tipo particolare di parole, denominate “indicatori”, che ci forniscono utili indizi per identificare le varie parti degli argomenti: la tesi o le conclusioni di un ragionamento, le premesse o gli argomenti a sostegno (ragioni) o contro (obiezioni) una data tesi.

Ecco un’utile tabella di sintesi sugli indicatori di forza ricavata dall’ottimo Persuadere e convincere oggi di V. Lo Cascio (2012, Milano):

Un esempio. S. Tommaso, Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio

La prima via

La prima e la più evidente è quella che si desume dal moto. È certo infatti e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose si muovono. Ora, tutto ciò che si muove è mosso da un altro. Infatti, niente si trasmuta che non sia potenziale rispetto al termine del movimento; mentre chi muove, muove in quanto è in atto. Perché muovere non altro significa che trarre qualche cosa dalla potenza all’atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all’atto se non mediante un essere che è già in atto. Per es., il fuoco che è caldo attualmente rende caldo in atto il legno, che era caldo soltanto potenzialmente, e così lo muove e lo altera. Ma non è possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto ed in potenza: lo può essere soltanto sotto diversi rapporti: così ciò che è caldo in atto non può essere insieme caldo in potenza, ma è insieme freddo in potenza. È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. È dunque necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da un altro. Se dunque l’essere che muove è anch’esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via. Ora, non si può in tal modo procedere all’infinito perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun altro motore, perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.

Tommaso, Summa teologia, I, quaestio 2, art 3

In grassetto abbiamo segnalato tutti gli indicatori che ci possono essere d’aiuto nel creare la mappa del ragionaemento di S. Tommaso.

Leggiamo il testo, individuiamo le unità informative espresse negli enunciati, e definiamone la funzione logica:

[La prima e la più evidente è quella che si desume dal moto.] È certo infatti e consta dai sensi, // che in questo mondo alcune cose si muovono. //Ora, tutto ciò che si muove è mosso da un altro//. Infatti, niente si trasmuta che non sia potenziale rispetto al termine del movimento//; mentre chi muove, muove in quanto è in atto.// Perché muovere non altro significa che trarre qualche cosa dalla potenza all’atto;// e niente può essere ridotto dalla potenza all’atto se non mediante un essere che è già in atto. //Per es., il fuoco che è caldo attualmente rende caldo in atto il legno, che era caldo soltanto potenzialmente, e così lo muove e lo altera. //Ma non è possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto ed in potenza//: lo può essere soltanto sotto diversi rapporti//: così ciò che è caldo in atto non può essere insieme caldo in potenza, ma è insieme freddo in potenza.// È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. //È dunque necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da un altro. //Se dunque l’essere che muove è anch’esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via.// Ora, non si può in tal modo procedere all’infinito// perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore,// e di conseguenza nessun altro motore,// perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore, //come il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano.// Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; //e tutti riconoscono che esso è Dio. [(Tommaso d’Aquino, La Somma teologica, Salani, Firenze, 1964, vol. I, pagg. 180, 182)

Indicheremo con una P le premesse del ragionamento e con C la conclusione, per attenerci alla terminologia usuale (anche se, in realtà, questi termini possono risultare fuorvianti, ci torneremo). Gli enunciati vanno parafrasati per ottenere enunciati ben formati e dotati di senso compiuto:

P1. in questo mondo alcune cose si muovono

P1.1 È certo infatti e consta dai sensi

P3. Tutto ciò che si muove è mosso da un altro;

P2.1 Niente si trasmuta che non sia potenziale rispetto al termine del movimento;

P2.2 Chi muove, muove in quanto è in atto

P2.2.1 Muovere non altro significa che trarre qualche cosa dalla potenza all’atto

P2.2.1.1 Niente può essere ridotto dalla potenza all’atto se non mediante un essere che è già in atto

P2.2.1.2 Per es., il fuoco che è caldo attualmente rende caldo in atto il legno, che era caldo soltanto potenzialmente, e così lo muove e lo altera

P2.2.2 Non è possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo stesso aspetto in atto ed in potenza

P2.2.2. 1 Una stessa cosa può essere simultaneamente in atto ed in potenza soltanto sotto diversi rapporti

P2.2.2.1.1 Così ciò che è caldo in atto non può essere insieme caldo in potenza, ma è insieme freddo in potenza

C1 È dunque necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da un altro

P3 Se l’essere che muove è anch’esso soggetto a movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via

P4 Non si può procedere all’infinito dal mosso al movente

P4.1 Non vi sarebbe un primo motore

P4.2 Senza il primo motore non vi sarebbe nessun altro motore

P4.2.1 Imotori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore

P4. 2.1.1 Il bastone non muove se non in quanto è mosso dalla mano

C E’ necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio

Abbiamo riformulato gli enunciati rendendoli di senso compiuto, abbiamo tralasciato di riportare enunciati e parti di enunciato ridondanti rispetto al contenuto, oppure non pertinenti con la conclusione del ragionamento.

Questa è la mappa del ragionamento:

S. Tommaso | Prima prova

Un secondo esempio: quando gli indicatori latitano

I vaccini causano l’autismo: non è vero

L’incidenza di questo disturbo è identica nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati, come dimostrano ampissimi studi effettuati anche su individui che hanno un rischio particolarmente alto di sviluppare questo disturbo, come i fratelli di bambini già autistici. Se il vaccino avesse un ruolo nel causare o nel promuovere l’autismo troveremmo tra i vaccinati una maggiore incidenza, cosa che non accade. Questa osservazione è confermata dal dato indicante che le lesioni cerebrali alla base della malattia sono presenti prima della nascita; infine, recenti ricerche hanno dimostrato che l’autismo è diagnosticabile ben prima delle vaccinazioni. Insomma, dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta.

Si tratta di un estratto da un articolo di R. Burioni sui vaccini.

La prima cosa che dobbiamo fare (semplice in questo caso) è individuare la tesi: Non è vero che i vaccini causano l’autismo. Già la riformulazione dell’enunciato iniziale permette di definire meglio la posizione di chi argomenta.

Leggiamo il testo e individuiamo le unità informative esposte negli enunciati; quindi, ne definiamo la funzione logica. Il testo può essere suddiviso in questo modo:

L’incidenza di questo disturbo è identica nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati,// come dimostrano ampissimi studi effettuati anche su individui che hanno un rischio particolarmente alto di sviluppare questo disturbo,// come i fratelli di bambini già autistici//. Se il vaccino avesse un ruolo nel causare o nel promuovere l’autismo troveremmo tra i vaccinati una maggiore incidenza, cosa che non accade//. [ Questa osservazione è confermata dal dato indicante che] le lesioni cerebrali alla base della malattia sono presenti prima della nascita;// infine, recenti ricerche hanno dimostrato che l’autismo è diagnosticabile ben prima delle vaccinazioni.// Insomma, dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta.

Indicheremo, nuovamente, con una P le premesse del ragionamento e con C la conclusione. Gli enunciati vanno parafrasati per ottenere enunciati ben formati e dotati di senso compiuto:

P1 L’incidenza dell’autismo è identica [non è maggiore]nei bambini vaccinati e in quelli non vaccinati;

P1.1 P1 è dimostrata da ampissimi studi effettuati anche su individui che hanno un rischio particolarmente alto di sviluppare l’autismo;

P1.1.1 un esempio di P2 è quello dei fratelli di bambini già autistici;

P3 Se il vaccino avesse un ruolo nel causare o nel promuovere l’autismo troveremmo tra i vaccinati una maggiore incidenza, cosa che non accade (per P1);

P4 Le lesioni cerebrali alla base dell‘autismo sono presenti prima della nascita

P5 l’autismo è diagnosticabile ben prima delle vaccinazioni.

Ancora una volta, abbiamo tralasciato di riportare enunciati e parti di enunciato ridondanti rispetto al contenuto, o non pertinenti con la conclusione del ragionamento (per esempio, l’ultima frase, “Insomma, dire che i vaccini causano l’autismo è come dire che la terra è piatta”, è un commento ironico che non porta alcun argomento a sostegno della tesi).

Una volta individuati gli argomenti, occorre stabilire le relazioni logiche fra gli stessi, in questo caso dobbiamo aiutarci con la punteggiatura e il contesto semantico, mancando veri e propri indicatori di forza (connettivi logici) a segnalare premesse e conclusioni (con l’unica eccezione dell’ “insomma”, alla fine del testo.

La premessa P1 unita alla P3 ci fornisce il tipico schema argomentativo del Modus Tollens: “Se A allora B”; Non B; dunque, Non A.”

P1.1 e P1.1.1 ci forniscono un argomento a sostegno di P1 (un dato e un esempio). Le premesse P2 e P3 sono argomenti indipendenti a sostegno della conclusione di cui abbiamo dovuto esplicitare le assunzioni (un dato scientifico: 1B-b ; e due regole d’inferenza che si richiamano a schemi causali), co-premesse che l’Autore non ha inteso esplicitare perchè gli sembravano “ovvie”.

Quando mappiamo argomenti, posto che il fine è quello di esplicitare la struttura del ragionamento, dovremo identificare tutte le co-premesse, il che significa identificare tutte le premesse nascoste. E questo non sempre è agevole, come potrete facilmente constatare, cimentandovi.


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