Flipped classroom. Adelante, Pedro, con juicio!

Riflessioni sparse sullo stato della Flipped classroom in Italia

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In un articolo di qualche settimana fa su Tuttoscuola.com, M. Maglioni si lamentava del fatto che circolano formatori sulla Flipped Classroom privi di qualsiasi formazione specifica, quando non di pseudo esperti che mai hanno praticato in aula la FC. Maglioni arrivava al punto da indicare sulla pagina Facebook dell’associazione di segnalarli all’associazione stessa, per fare un “Database della vergogna». Non voglio entrare nel merito di questa «caccia al cattivo formatore», ma forse vale la pena chiedersi a che punto sia l’esperienza della Flipped classroom in Italia.

Lo dico, perché ho come l’impressione che la Flipped classroom in questa fase si trovi ad un passaggio critico: può spiccare il volo, oppure può cadere miseramente nel baratro delle tante strategie didattiche introdotte e applicate con entusiasmo agli inizi e poi abbandonate all’oblio.

Chi forma i formatori?

Io credo che Maglioni dovrebbe essere, almeno in parte, contento dell’attenzione che si è creata nel mondo della scuola intorno alla FC, di cui è un pioniere nel nostro paese. Ovunque in Italia, e in tutti i gradi di scuola, si diffondono le richieste di corsi di formazione sulla FC. Qualche volta richiesti dai docenti, più spesso imposti dai Dirigenti scolastici. La domanda è, oramai, maggiore dell’offerta, ed è, quindi, naturale che nascano, come funghi dopo un po’ di pioggia, formatori improvvisati che, senza averne fatto l’esperienza e/o per averne solo letto, in poche ore (6/10/12) dovrebbero formare i docenti. Ridicolo!

Per essere chiari, la FC non è un marchio brevettato (ne esistono versioni differenti: il metodo Flipnet è uno; quello elaborato dal gruppo di docenti che ruota attorno al prof. Graziano Ceccato, dell’Università di Padova, è un altro, ecc.) e nessuno può essere accusato di violarne il copyright, se non si è ricevuto un attestato di qualifica da una qualche associazione!

Dopo di che, però, l’allarme di Maglioni può e deve essere colto da chi crede in questa strategia didattica. La FC è una pratica didattica ancora giovane, che ha bisogno di tempo per consolidarsi e per definirsi. Che ha bisogno di tempo e attenzione per potere essere valutata in modo oggettivo e scientificamente valido, in relazione agli esiti formativi degli studenti. E’ evidente, perciò, che essa andrebbe sperimentata in modo saggio e controllato.

L’improvvisazione al potere

Basta girare per i gruppi di “docenti capovolti” o in via di capovolgimento su Facebook, per capire quali rischi corra una strategia didattica quando è abbandonata all’improvvisazione del singolo docente. Spesso si tratta di colleghi fulminati sulla via di Damasco dal formatore di turno o dal collega che sul web racconta di come la sua vita scolastica è cambiata dopo che è passato alla FC.

La Flipped classroom, una moda?

In un altro post mi chiedevo se c’era il rischio che la FC diventasse una “moda”, ebbene lo è diventata. Alcuni colleghi sono diventati delle vere e proprie Star. Un po’ narcisi, un po’ venditori (di sé stessi e/o del prodotto), corrono il rischio di diventare una compagnia di giro che si sposta di fiera didattica in fiera didattica, da un corso per animatori digitali a un altro, da un convegno ad un altro. Le reazioni del pubblico: Oh che bravi, come mi piacerebbe poterlo fare anch’io! Dai magari mi cimento!

Due mi sembrano i segnali più preoccupanti di questa deriva modaiola: il fatto che le aziende produttrici di arredamento scolastico si siano lanciate nella produzione di arredamenti per la Flipped Classroom (e si lo so: non si sa se riderne o piangere!) e l’interesse delle case editrici di libri scolastici, che si sono lanciate sulla moda didattica del momento.

Niente di male direte voi. Il fatto è che le case editrici cercano furbescamente di attirare acquirenti e lo fanno alla maniera tutta italiana di fornire tutto il necessario (video lezioni, attività in classe ecc), senza che i docenti debbano sforzarsi di fare nulla (oltre alla semplice fatica di persuadere gli studenti a seguirli e di scegliere i materiali da far studiare e le attività da fare).

Vuoi fare anche tu questa cosa carina di cui si parla tanto? Eccoti tutto quello che ti serve per farlo.

Digressione. Spesso ho l’impressione che i primi a non credere nella professionalità dei docenti italiani, (nella loro disponibilità a metterci tempo ed impegno, nelle loro capacità didattiche e nella loro competenza) siano proprio le case editrici. Il principio in base a cui operano è quello dei prodotti della Buitoni: non ti fornisco la torta già pronta, ti dò solo gli ingredienti già belli e pronti per essere usati; ti dò le istruzioni per procedere,e poi tu con le tue delicate manine inforni. Ed ecco, hai (o darai) l’illusione di avere fatto con le tue manine una torta perfetta!

Va da sè che la cosa non è cosi semplice. La Fc ha senso se sentiamo che la nostra didattica quotidiana ci sta stretta, se sentiamo che non è efficace e vogliamo modificarla. Ma soprattutto se abbiamo chiaro ciò con cui la si vuole sostituire ed essere pronti ed attrezzati a farlo! Se non siamo capaci di attivare azioni didattiche in classe veramente formative e motivanti per i ragazzi, si lasci perdere, perché si corre seriamente il rischio di trovarsi nella situazione di quella collega che un giorno mi chiese: “Se sposto la lezione frontale a casa, in classe che faccio?”

Sostituire la lezione frontale con lavori di gruppo, in cui i ragazzi si limitano a ricercare informazioni, immagini per fare un powerpoint et similia su un argomento disciplinare è umiliante e ridicolo!

Altra nota dolente. E’ meritoria l’opera di chi cerca di diffondere la FC nella scuola italiana. Ma la Fc in questo momento non è per tutti. Duole dirlo, ma è così. Molti colleghi sono sulla soglia del, o poco oltre l’analfabetismo digitale, pretendere da loro che imparino ad usare le nuove tecnologie in modo efficace e in poco tempo è ridicolo e pretenzioso.

La FC necessita di un minimo di dimestichezza con le nuove tecnologie. E’ stupido o falso dire il contrario. Bisogna avere familiarità con la Rete per trovare risorse veramente spendibili dal punto di vista didattico. Occorre avere un minimo di familiarità con le tecnologie digitali, per trovare e usare applicativi per la didattica. Occorre avere un minimo di pratica e di conoscenza di applicazioni e software dedicati se si vogliono creare in prima persona i materiali video per le lezioni flippate. E questo non lo si può pretendere da colleghi che litigano con il proprio smartphone quando devono mandare una messaggio o una mail.

Insomma, si prosegua nel meritorio tentativo di svecchiare pratiche didattiche vetuste ed irrigidite, ma senza fondamentalismi, precipitazione e trionfalismi esagerati. Adelante, Pedro con juicio!

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