La ‘Scuola Narciso’ e la ‘Scuola Take away’

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Scrive M. Recalcati nel suo libro “L’ora di lezione” (Einaudi, 2014), parlando della scuola di oggi: “La formazione si riduce al solo potenziamento del principio di prestazione che deve poter preparare i nostri figli alla gara implacabile della vita.” Dove “il fallimento non è tollerato, come non è tollerato il pensiero critico”. Una scuola che vive “all’ombra del principio d’omologazione e di una concezione efficientistica della didattica, assimilata non più al carcere o all’ospedale, ma all’azienda”. Una scuola che “ tende a polverizzare il libro in favore di un’enfatizzazione della tecnologia informatica, seguendo l’illusione di un sapere illimitato e disponibile senza fatica.”

Ora, Recalcati pensa per stereotipi! Recalcati rappresenta una scuola che non esiste, se non nell’immaginario post sessantottino! Ha ragione quando ci dice che la scuola ha ridotto “l’apprendimento a plagio”, ma non capisce che quando tu insegnante vuoi uscire da questa logica i primi a protestare sono gli studenti e le loro famiglie! O meglio lo dice, ma non ne tiene conto e non ne tira le conseguenze. Più che essere una critica alla Scuola che abbiamo costruito, Recalcati dovrebbe fare una critica alla società (Istituzioni, famiglie, studenti) che questa scuola vuole così com’è, e che (pur nella lamentazione generica e generalizzata sulle sue insufficienze) non vuole cambiare se non a parole!

Più che scuola narciso i ragazzi e le famiglie vorrebbero una “scuola take-away: un posto dove prendere solo ciò che gli serve (secondo il loro giudizio o quello dei genitori) per andare avanti e raggiungere i propri obiettivi.

Le responsabilità delle Istituzioni

Anche l’Istituzione ha le sue responsabilità. Nella scuola attuale siamo di fronte ad una deresponsabilizzazione dei docenti che non credono più nella loro missione di formatori . L’Istituzione spunta le armi del docente con il 6 politico, con gli inutili debiti (che colpiscono casualmente e a casaccio), e, forse (come si paventa), con l’eliminazione della bocciatura (non un male in sé, ma che andrebbe preparata con un riforma profonda del sistema dell’istruzione!

Ora, se permetto ad uno studente di passare indenne alla mancanza di studio e di impegno, io, Istituzione, ti sto dicendo, indirettamente, che non credo in te, che la tua opera è inutile e che se ne può fare a meno. E tutto ciò genera nei docenti frustrazione e disimpegno. In questa operazione la politica sembra adattarsi alla domanda delle famiglie di meno rigore, di minori richieste e impegni per i propri figli (che devono cercare di eccellere in altri campi: danza, nuoto, sci, ecc.) e di maggiore flessibilità e comprensione.

Vogliamo figli felici e gli togliamo ogni carico di impegno e di fatica (forse perché noi stessi vorremmo essere alleggeriti dai nostri impegni); e, tuttavia, sappiamo che la vita è impegno e serietà; è affrontare difficoltà e problemi che richiedono ancora impegno e fatica. Li vogliamo felici ora, e li condanniamo all’infelicità e all’insuccesso futuro!

Le ragioni del disagio

Io credo che tra mondo della scuola e società si sia creato un solco e che si stia sempre più affermando una sorta di reciproca insofferenza.

Le famiglie non credono più in questa scuola così com’è fatta (ma non ne conoscono un’altra!); non credono nella possibilità che essa faccia “crescere” veramente i propri figli, che li formi per il futuro. La società sembra non fidarsi più della competenza degli insegnanti. E non è un caso se le famiglie tengono sempre meno conto del giudizio e delle valutazioni degli insegnanti, dei loro consigli per il proseguimento degli studi dei loro figli (studenti deboli nelle materie scientifiche che vengono iscritti a facoltà tecnico scientifiche sono ormai la normalità).

Il prof. rigoroso, d’altra parte diventa una minaccia per la “serenità” dei propri figli, il nemico delle famiglie, e alle loro proteste (più o meno legittime), spesso, le istituzioni rispondono richiamando i i docenti!

Gli insegnanti, dall’altra, vedono famiglie sempre meno interessate e coinvolte nella vita scolastica (vedi partecipazione alle elezioni degli organi collegiali), sempre più aggressive e pretenziose e che mettono in discussione la competenza, l’obiettività del docente in presenza di valutazioni negative.

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